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Giornalista oppositore liberato in Siria Primo passo verso la democratizzazione?

maggio 25, 2009 di Redazione 

Michel Kilo era stato imprigionato nel 2006 con l’accusa di “indebolimento del sentimento nazionale” per avere chiesto la distensione dei rapporti con il Libano. Nel 2007 una nuova imputazione prevista per “chi pubblica un articolo di natura politica o pronuncia un discorso dello stesso tipo con l’intenzione di pubblicizzare e diffondere un partito, un gruppo o un’organizzazione politica”. E’ il segno della situazione dei diritti umani, civili e politici che regna a Damasco, fatta anche di molti casi di torture fisiche e psicologiche. Ce ne parla Désirée Rosadi.

Nella foto, Michel Kilo

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di Désirée ROSADI

E’ stato liberato lunedì notte lo scrittore, giornalista e oppositore siriano Michel Kilo, in prigione dal 14 maggio 2006. L’arresto è dovuto alla promozione, da parte di Kilo di un documento, la “Dichiarazione Damasco-Beirut”, firmato nel 2005 da 280 intellettuali democratici siriani e libanesi, in cui si chiedeva la distensione nel rapporto tra i due Paesi e il riconoscimento dell’indipendenza del Libano. L’accusa imputata al giornalista è di “indebolimento del sentimento nazionale” e “incitamento all’odio confessionale”. Il 17 maggio 2006 sono poi stati messi in stato di fermo altri tra i firmatari della dichiarazione, tra i quali spicca l’attivista per i diritti umani Anwar al-Bunni. Numerose organizzazioni per i diritti umani, partiti politici siriani, arabi e occidentali e alcuni leader mondiali hanno chiesto alle autorità siriane di liberare i detenuti del Manifesto di Damasco, senza ottenere risposta.

Il 5 marzo 2007, la Corte Criminale aveva rinviato il processo nei confronti di Kilo, ma allo stesso tempo il Tribunale Militare di Damasco aveva rivolto un’ulteriore accusa per avere fatto appello ai detenuti del carcere di Adra a firmare la Dichiarazione Damasco-Beirut. La nuova accusa prevede una detenzione fino ad un massimo di cinque anni per “chi pubblica un articolo di natura politica o pronuncia un discorso dello stesso tipo con l’intenzione di pubblicizzare e diffondere un partito, un gruppo o un’organizzazione politica”(Art. 150 Codice Penale). Un anno fa era stato arrestato anche un altro membro del Consiglio Esecutivo della Dichiarazione di Damasco, Talal Abou Dan.

Dal canto suo, l’Ue non è rimasta a guardare: nel 2006 ha condannato pubblicamente il peggioramento della situazione dei diritti umani in Siria. L’Autorità siriana ha reagito accusando l’Ue di indebita ingerenza negli affari interni. L’esercizio di diritti civili e politici è fortemente limitato dalla legge di emergenza e dalla leadership incontrastata del Partito Ba’ath nel Paese. Spesso il pretesto della lotta al terrorismo viene utilizzato per giustificare le violazioni dei diritti umani, specialmente nel confronto con l’opposizione di matrice islamica (nella fattispecie i Fratelli Musulmani). Lo stesso sistema giudiziario è sotto il controllo del potere esecutivo e dei servizi di sicurezza, che non rispettano l’immunità dei giudici e possono facilmente essere rimossi dai loro incarichi. Non finisce qui. Numerosi sono i casi di torture fisiche e psicologiche, condotte spesso con metodi molto duri, da parte della polizia e dei servizi di sicurezza durante gli interrogatori e le detenzioni preventive. Gli oppositori al regime, assieme alle loro famiglie, sono in genere sottoposti a intimidazioni, minacce o detenzioni arbitrarie. Senza contare i fenomeni di discriminazione nel Paese, la minoranza curda è vittima di una serie di restrizioni dei propri diritti fondamentali.

La liberazione di Kilo ha destato soddisfazione nelle organizzazioni umanitarie siriane. Appena rilasciato, Kilo ha dichiarato che la battaglia portata avanti dagli oppositori siriani non è conclusa e che le pene detentive che sono state loro comminate “non sono servite a salvare il regime dalle pressioni”. Come riportato da Andkronos International, il giornalista ha proseguito: “Posso affermare che la nostra causa è stata il simbolo di qualcosa di importante e questo simbolo è ancora vivo”. Di certo la sua scarcerazione rientra nella serie di misure “moderate” che la Siria di Assad sta adottando al fine di accontentare l’opinione pubblica occidentale. Ma è solo la punta dell’iceberg.

Désirée Rosadi

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