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Europee, intervista a Carlo Casini num. 1 Udc al Centro: «Noi, il ‘popolo della vita’»

maggio 23, 2009 di Redazione 

In vista del voto del 6 e del 7 giugno il giornale della politica italiana ospita un dibattito alto, fatto di contenuti e sviluppato dalle sue maggiori personalità. E se ieri è stato il giorno di Emma Bonino e dei Radicali, oggi diamo spazio alla visione cristiana dell’Europa per la quale non si può prescindere da valori che “devono essere comuni non perchè accettati dalla maggioranza – dice a il Politico.it Carlo Casini – ma perché devono essere davvero i valori di tutti, in quanto fondativi della società e dello Stato”. Presidente del Movimento per la vita, una lunga esperienza parlamentare in Italia e in Europa, si ripresenta a questa tornata elettorale europea nella circoscrizione che comprende Toscana, Umbria, Lazio e Marche come capolista dell’Unione di centro. Lo ha sentito Marco Fattorini.

Nella foto, l’onorevole Carlo Casini

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di Marco FATTORINI

On. Casini, lei ha maturato una lunga esperienza all’interno del Parlamento Europeo. Volendo tracciare un percorso di questi mandati, quanto è stato fatto di buono e quanto ancora c’è da fare relativamente ad efficacia e operatività del Parlamento di Strasburgo?
“L’Unione europea è un grande progetto politico, forse il più grande di tutti i tempi, perché mi pare che mai nella storia degli Stati si siano riuniti, bandendo guerre e sopraffazioni. Bisogna perciò capire che l’Unione si costruisce attraverso un processo inevitabilmente lungo. Perciò se da un lato possiamo lamentare che il Parlamento europeo non dispone ancora di tutta l’operatività che vorremmo, dall’altro dobbiamo riconoscere che i suoi poteri si sono molto ampliati e che ancora di più si amplieranno nell’immediato futuro, se sarà ratificato il Trattato di Lisbona. Garantire la pace tra gli Stati membri e usare la forza morale di quasi cinquecento milioni di cittadini europei per difendere la pace e garantire i diritti dell’uomo in tutto il mondo è un obiettivo che vale ogni prezzo”.
Lei è attualmente membro della commissione giuridica del Parlamento Europeo. Quali sono i risultati, a lei cari, raggiunti tramite l’attività in questo gruppo?
“E’ difficile disporre in dettaglio tutti i risultati raggiunti. Come esperto di diritto, trovo interessanti le azioni compiute per l’armonizzazione delle norme giuridiche, per esempio, nel campo delle obbligazioni contrattuali ed extracontrattuali. Ma il provvedimento più vicino alle ragioni della mia presenza politica riguarda il regolamento sulle obbligazioni alimentari, che rende più facilmente e più rapidamente realizzabile il diritto al sostegno economico dei membri più deboli della famiglia, nel caso in cui essa si trovi in una situazione di crisi. Sono particolarmente orgoglioso, poi, di una recente decisione dell’Ufficio europeo dei Brevetti, confermata da una sentenza della Corte Speciale di Appello di Monaco, che ha dichiarato non brevettabili i procedimenti distruttivi di embrioni umani. A sua volta questa decisione è conseguenza della direttiva n°44 del 1998, della quale fui relatore. Potrei citare anche altre tematiche nelle quali mi sono impegnato, come il diritto al riconoscimento all’interno della Comunità europea dei titoli professionali ottenuti in uno Stato membro. Come si vede, l’impegno del Parlamento europeo produce gli effetti concreti”.
Su grandi temi come quello dell’immigrazione e dell’annesso dramma umano per migliaia di persone, quale è la soluzione in chiave europea?
“È evidente che si tratta di un grande problema europeo. I confini di un continente in cui si può circolare liberamente non sono quelli di un singolo Stato, ma sono quelli di tutta la comunità. Perciò le regole di una accoglienza, che deve essere generosa, ma anche capace di impedire rischi per la pubblica sicurezza, devono essere europee. È questa la problematica nella quale intendo particolarmente impegnarmi nell’immediato futuro”.
In queste ultime settimane di propaganda, quali sono i temi e le sfide che lei propone ai cittadini elettori?
“La mia è davvero una sfida. Ovviamente mi occuperò di tutti i temi che sono in grado di affrontare sulla base della mia esperienza e della mia professionalità. Cercherò di rispondere anche alle sollecitazioni dei cittadini. Ma io chiedo un vasto consenso per l’Udc, partito per il quale sono capolista nell’Italia centrale (Toscana, Umbria, Lazio e Marche), e anche per me stesso, perché credo che sia urgente restaurare la prima pietra di un edificio, quello europeo appunto, che è stato progettato da coscienze cristiane. Questa prima pietra si chiama dignità umana e quindi diritto alla vita fin dal concepimento e valore della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna. La sfida consiste anche nel dimostrare che in Europa, in Italia e, in particolare, nel mio collegio elettorale, un “popolo della vita” c’è e vuol farsi sentire attraverso la mia voce”.
Sono ormai diverse settimane che è aperta la campagna elettorale, ma, sempre di più, si ha l’impressione che di Europa se ne parli poco, se non per niente. A prevalere spesso sono il gossip e le diatribe politiche. Come rispondere a tutto questo? Perché ci si dimentica, di nuovo, dell’importanza dell’Europa?
“Davvero in Italia, Paese fondatore dell’Unione europea, dovremmo uscire dal provincialismo delle beghe di casa nostra. Ho già detto che l’Unione europea è un grandioso progetto politico ancora in fase di costruzione. Basti pensare agli altri Paesi che bussano alla porta per entrare in Europa, alla necessità di ratificare definitivamente il Trattato di Lisbona per aumentare i poteri del Parlamento europeo e dotare l’ Unione di una politica estera realmente comune, espressa da un solo Ministro degli Esteri; basti pensare alla dimensione europea dell’immigrazione, della demografia, dell’energia”.
E’ ancora attuale la presenza, e dunque l’azione, di una forza politica di centro che sia equidistante da destra e sinistra? Quale è il ruolo dell’Udc oggi?
“Il problema non è l’ equidistanza come fatto geometrico. Il vero problema è quello di mettere al centro le cose che veramente contano, cioè la vita e la famiglia. Per realizzare questo scopo l’Udc è indispensabile. Questo partito fa parte del più grande raggruppamento politico di maggioranza relativa nel Parlamento, il Ppe. L’Udc può e deve funzionare come un motorino di avviamento di una “macchina complessa e dai meccanismi perfetti”, ma che ha bisogno di un’anima. Se il Ppe ritroverà, senza riserve e limiti, la sua ispirazione cristiana, sarà possibile disporre di una grande forza per costruire l’Europa sulla base delle sue radici cristiane”.
Si è parlato tanto di candidature e liste discutibili per queste elezioni europee. Cosa c’è che non va? Come giudica lei l’inserimento di grandi nomi per accattivare l’attenzione e l’interesse di chi vota?
“Non mi pare che sia un metodo rispettoso della volontà popolare, quello di farsi collocare, o magari di farsi mettere a capo, di liste elettorali europee con il proposito dichiarato di non esercitare mai il mandato europeo. Vi è un inganno che ha lo scopo di far votare i partiti e non le persone, con un occhio attento alla politica interna e non a quella europea”.
Quali sono i valori comuni, se ce ne sono, su cui deve poter contare l’Europa nella sua attività politica ed istituzionale? Quanto sono importanti le radici cristiane?
“Cosa intende per valori comuni? A parole vi sono valori accettati da tutti: la libertà, l’eguaglianza, la solidarietà, la giustizia. Ma, se andiamo a verificare come nei singoli casi vengono risolti i problemi, vediamo che vi sono grandi divergenze. Viviamo in una stagione babilonica, nella quale non ci si intende più, perché le stesse parole indicano realtà diverse. La libertà è diventata solo autodeterminazione, dall’eguaglianza sono esclusi i più piccoli e i più deboli quali sono, in particolare, i bambini non ancora nati e i portatori di handicap gravi, come Eluana Englaro. La giustizia diviene radicale ingiustizia, quando si pretende di riconoscere come diritto fondamentale la facoltà di sopprimere l’uomo nella fase primitiva della sua esistenza; la solidarietà, doverosa verso i profughi e i poveri, viene separata, nelle famiglie, dalla solidarietà verso i propri figli.
Perciò, prima di appellarsi a valori comuni, bisogna ricostruire i valori comuni. I valori sono comuni non perché accettati dalla maggioranza, ma perché devono essere davvero i valori di tutti, in quanto fondativi della società e dello Stato. Perciò i valori comuni sui quali dobbiamo fare leva in Europa e nel mondo sono, per l’appunto, proprio quelli che molti contestano: la vita e la famiglia. Essi sono iscritti profondamente nelle radici cristiane del Continente e, lavorando per essi, riaffermiamo tali radici, che non si è avuto il coraggio di richiamare quando è stata scritta la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea”.

Marco Fattorini

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