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Diario politico. Fini: “Anche sui ddl di iniziativa popolare decide il Parlamento”

maggio 22, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. Partiamo però con Franceschini, ospite oggi a “Repubblica Tv”: “A ottobre finisce il mio mandato”, ha ribadito il segretario del Pd, annunciando quindi l’intenzione di non ricandidarsi al congresso in autunno. Il presidente della Camera risponde a Berlusconi che aveva annunciato l’intenzione di promuovere un disegno di legge “dal basso” per determinare la riduzione a cento del numero dei parlamentari. Infine c’è la notizia che Marco Pannella ha sospeso lo sciopero della sete e della fame che aveva avviato per protestare contro la manca esposizione della Lista Bonino-Pannella in televisione. La decisione è giunta dopo la partecipazione di ieri sera ad “Annozero”. Il racconto.

Nella foto, il presidente della Camera Gianfranco Fini

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di Carmine FINELLI

Ospite di Repubblica Tv, Franceschini risponde a circa 600 domande degli ascoltatori. Il numero uno del Pd ritorna sulla questione del suo mandato. “Ho già detto cosa farò e non cambio idea. Se avessi aiutato a dimostrare che il progetto del Pd è ancora in campo, è forte, se avessi dato una mano affinché il Paese non si svegli sotto un padrone assoluto – dice Franceschini – sentirei di aver fatto quello che dovevo fare”. A quanti gli chiedono se sulle nomine Rai il partito sia mai stato diviso o se ci siano state delle liti, Franceschini è deciso nel dire che si tratta di “cretinate”. “Queste questioni non le abbiamo mai affrontate né le affronteremo in sede di partito. Non ho mai fatto una telefonata né la farò. Bisogna smettere di predicare bene e razzolare male”. Intervenendo sulla scelta del presidente Paolo Garimberti di votare sì alle proposte di nomina, “non c’è una mia valutazione – dice Franceschini – il presidente, per lo stesso modo con cui è eletto, non deve dipendere né da una parte né dall’altra”. Riguardo le nomine varate in settimana Franceshini dice di pensarne “molto male. Farle quindici giorni prima delle elezioni è una cosa mai vista. E che i nomi siano quelli, secondo i giornali, concordati a Palazzo Grazioli, è abbastanza avvilente”. Inevitabile non parlare del caso Mills. Gli ascoltatori di Repubblica Tv pongono molte domande sul tema. “Il premier solleva un grande polverone politico contro i giudici per impedire che all’opinione pubblica arrivino le parole di quella sentenza – sostiene Francheschini – E infatti, quelle parole, chi le ha pubblicate?”. “Noi non abbiamo l’obiettivo di sconfiggerlo per via giudiziaria. Anzi, aver spostato i riflettori sulle sue vicende giudiziarie avvantaggia lui – dice il segretario del Pd – Si pone come vittima e chiama a raccolta il suo popolo. Su questo non ha senso andare a chiedere le dimissioni in Parlamento, dove il premier ha 100 deputati e 50 senatori in più. Una mozione di sfiducia avrebbe il risultato opposto: si trasformerebbe in un voto di fiducia”. Tuttavia: “in ogni altro paese del mondo, di fronte alla pesantezza delle accuse, il premier non si sarebbe fatto una legge per evitare il giudizio ma si sarebbe dimesso. Dovrebbe rinunciare al lodo Alfano, accettando di sottoporsi al giudizio di tutti”. Poi l’affondo: “Berlusconi vive la politica come una fiction. E’ tutta rappresentazione, l’annuncio ha lo stesso effetto di una legge, l’importante è quanto sposta in indice di popolarità e nei sondaggi”. Il premier secondo Franceshini “è imprigionato in una specie di mondo virtuale, e vorrebbe trascinare il Paese lì. Quello che è successo con la crisi è stato esattamente questo: negarla, spegnere i riflettori per accenderli altrove”.
In vista delle elezioni europee il segretario Pd non si lascia sfuggire l’occasione per ribadire come la pensa sul voto utile. “Non è il momento di scendere da un autobus per salire su un altro. Non è questo il momento di consegnare il Paese a Berlusconi – afferma – per un po’ di delusione anche motivata”. E aggiunge: “Un voto tolto a noi e spostato su Di Pietro è a somma zero rispetto al problema vero che sono i rapporti di forza con il Pdl”. Sul referendum stigmatizza così il voto contrario: “La preoccupazione di chi dice che se vince il sì al referendum Berlusconi trascina il paese al voto per vincere da solo è una panzana, una balla, una bugia. Anche la legge attuale – spiega – assegna l’identico premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che ottiene un voto in più”. Venendo al nodo cruciale di questi ultime settimane, la politica anti-immigrazione del governo, Franceschini ricorda che all’interno del suo partito “non ci sono state differenze”. “Abbiamo detto tutti le stesse cose – sostiene il segretario – i respingimenti vanno fatti rispettando le leggi italiane e il diritto internazionale. Il centrosinistra ha fatto 96mila respingimenti senza sollevare proteste o violare norme. Da Fassino è arrivata un’ipotesi, Chiamparino ha parlato di punti di approdo ma tutti siamo d’accordo sul fatto che i respingimenti vanno fatti rispettando la legge”.

Fini sul Parlamento. E se il leader del più grande partito riformista italiano invoca il rispetto delle leggi, il presidente della Camera dei Deputati, Guanfranco Fini, chiama il rispetto per il Parlamento. In seguito alle esternazioni di Silvio Berlusconi che ha definito il Parlamento “pletorico e inutile”, l’ex presidente di Alleanza Nazionale riafferma il ruolo centrale delle Camere. A margine delle “lezioni sulla costituzione” tenutesi a palazzo Madama, parlando con i giornalisti, Fini ricorda come “una proposta di legge di iniziativa popolare – alla quale aveva fatto riferimento il premier, ndr – non sostituisce il Parlamento. È una delle modalità previste dai Costituenti per l’avvio dell’iter legislativo. Chi può dare il via a una legge? I cittadini, i parlamentari o il governo. Ma è sempre il Parlamento che decide”.
Sulla questione interviene poco dopo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Paolo Bonaiuti, per il quale “Cc sono tante altre riforme da fare, con un Parlamento più snello si potrebbe procedere a passo più veloce. Il governo in un anno ha già riformato la scuola, ha tagliato migliaia di leggi inutili, ridotto sprechi e lentezze burocratiche, ha avviato un’autentica rivoluzione nella pubblica amministrazione”. Ignazio La Russa, invece, sostiene che “il Parlamento non è inutile; noi non vogliamo costringere ad appoggiare o approvare una legge ma vorremmo che entro un certo numero di mesi il Parlamento potesse decidere o sì o no. Sono convinto che questo è un obiettivo condiviso non solo da Berlusconi ma anche da Fini”. Di avviso differente è il leader dell’Udc Pierferdinando Casini. “Berlusconi ieri ha spiegato che 100 parlamentari bastano, noi lo invitiamo a passare dalle parole ai fatti: presenti un disegno di legge. Noi lo voteremo. Riduca a 100 i parlamentari, ma ho i miei dubbi che lo faccia, perché è la Lega che determina gli orientamenti del governo”.

Pannella sospende lo sciopero. In una giornata densa di schermaglie tra maggioranza ed opposizione, il caso Pannella sembra giungere ad una soluzione. Lo storico leader radicale ha sospeso lo sciopero della sete che aveva iniziato circa sette giorni fa contro quella che lui definisce “la censura che l’informazione opera nei confronti della Lista Bonino-Pannella”. In seguito agli appelli di Giorgio Napolitano e Gianfranco Fini la Rai ha invitato Marco Pannella alla trasmissione Annozero. Sull’intervento del presidente della Repubblica il leader radicale è convinto che “Napolitano ha difeso tutti i cittadini, non solo me”. A contribuire ad evitare la perpetuazione dello sciopero è stata anche la secca presa di posizione di Sergio Zavoli presidente della Commissione di Vigilanza, il quale aveva minacciato le dimissioni se Pannella non avesse avuto la possibilità di presentare la sua lista in tv. Intanto Mauro Masi e Paolo Garimberti, rispettivamente direttore generale e presidente del consiglio di amministrazione Rai, fanno sapere che “sono state date indicazioni alle strutture editoriali per definire con il leader storico dei radicali la sua presenza in altri programmi”.
L’appello di Zavoli alla risoluzione del problema, però, va anche oltre la questione radicale. Il presidente della vigilanza ha inteso rilanciare anche il più generale tema del pluralismo dell’informazione, esprimendo forte preoccupazione per “la spaccatura avvenuta del Cda Rai”.

Carmine Finelli

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