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Fiat-Opel: “Se ci accordiamo ‘solo’ 10mila esuberi in Europa”. Il piano del Lingotto

maggio 22, 2009 di Redazione 

Il tabloid ”Bild” aveva scritto che sarebbero stati 18mila. Torino smentisce e rilancia nella corsa all’acquisizione della casa tedesca. Il giornale della politica italiana vi racconta – come una grande rivista di approfondimento, ma in tempo reale – l’intera operazione di Marchionne: dall’acquisto di Chrysler alla nuova frontiera europea. Con l’obiettivo di diventare il secondo gruppo del mondo dopo Toyota. Il racconto è di Marco Fattorini.

Nella foto, sullo sfondo Fiat, Sergio Marchionne ad del Lingotto

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di Marco FATTORINI

Quello della Fiat, la fabbrica italiana automobili Torino, è un lunghissimo percorso storico ed economico. Sembra, però, che negli ultimi mesi si sia condensata una grande quantità di novità e svolte che sono destinate a rimanere nella storia del gruppo torinese.
Il 2008 è stato, infatti, l’anno in cui è ha preso piede una crisi economica globale, partita dagli Stati Uniti e propagatasi poi nel resto del mondo. Ovviamente anche il settore automobilistico ne ha risentito, e non poco.
Crolli delle immatricolazioni, tagli del personale, chiusura di impianti produttivi: le aziende dell’automobile di mezzo mondo hanno dovuto fare i conti con la crisi e colossi del calibro di Chrysler e General Motor si sono ritrovati in ginocchio e a dover chiedere sovvenzioni al governo Usa per poter proseguire la loro attività.

L’ACQUISTO DI CHRYSLER. Da ogni crisi nasce però un’opportunità e la Fiat lo sa bene. Nonostante anche per l’azienda italiana i segnali della crisi si siano fatti sentire, c’è stata però l’occasione di crescere e incrementare il proprio ruolo economico e produttivo, soprattutto a livello internazionale. Dopo diverse settimane di trattative e colloqui con sindacati, istituzioni e vertici aziendali, il gruppo Fiat, guidato dall’a.d. e man of the match Sergio Marchionne, ha infatti rilevato il 20% della Chrysler (titolare dei marchi Dodge e Jeep, tanto per intenderci) e, se riuscirà a sanarne i debiti, potrà contare su una quota del 51%.
“Con questa alleanza Chrysler avrà forti chance di successo per un brillante futuro.?Oggi sono stati fatti i passi necessari per ridare a Chrysler una nuova vita: Fiat è l’unica possibilità di salvezza” ha detto Barack Obama a margine della firma dell’accordo tra i due colossi dell’auto.
Silvio Berlusconi, salutando l’acquisizione, ha espresso “grande soddisfazione per l’accordo, che rappresenta un’ulteriore testimonianza delle forti relazioni economiche e commerciali tra Italia e Stati Uniti ed è una dimostrazione tangibile dell’impegno comune dei due Paesi nel fronteggiare l’attuale difficile congiuntura economica internazionale”.
In effetti la nuova unione industriale, celebrata da tutti come un evento storico, ha in sé forti elementi di importanza e sviluppo sia per Chrysler, che potrà contare sulla tecnologia italiana di Fiat per produrre nuove automobili di fascia più bassa, sia per l’azienda del Lingotto che può approdare negli Stati Uniti con modelli come la nuova 500 e proporre al mercato americano, dopo anni di assenza, l’Alfa Romeo. Della cui classe Henry Ford, fondatore dell’omonima casa automobolistica, diceva: “Quando vedo passare un’Alfa mi tolgo il cappello”.

LE TRATTATIVE PER OPEL. Oltre alla nostalgia c’è un presente forte e promettente per la Fiat che con la sigla dell’accordo americano segna un nuovo cammino, anche se molto complesso e non certo lineare, all’insegna di maggiore internazionalizzazione e sviluppo. Un percorso che non si è fermato agli stabilimenti degli States, visto l’annuncio da parte dei vertici Fiat, poi tramutatosi in trattative, di dare l’assalto anche alla tedesca Opel, che, se fosse acquisita, renderebbe Fiat il secondo gruppo automobilistico mondiale dopo il talento giapponese di Toyota.
Le trattative con Opel, in corso ormai da settimane, rivelano ogni giorno nuovi dettagli e sorprese, spesso poi smentite. Innanzitutto c’è la questione dei lavoratori e degli impianti. La stampa tedesca, che peraltro è la maggior fonte di notizie e sviluppi, ha più volte annunciato che un’eventuale accordo Fiat-Opel avrebbe realizzato la chiusura di alcuni stabilimenti produttivi in Italia, oltre che in terra germanica. Addirittura è di pochi giorni fa, la notizia, sempre di tedesca tiratura, che con il matrimonio Fiat-Opel sparirebbe il marchio Lancia.
Tra smentite e rassicurazioni, prosegue il lavoro diplomatico e manageriale di Sergio Marchionne, vero protagonista del gruppo torinese da quando è scomparso il patron Umberto Agnelli.
La gara per l’acquisto di Opel, azienda controllata da General Motors nonché diretta concorrente di Chrysler, è molto ardua: in primo luogo perché a farla da padrone è appunto il fattore occupazione che preoccupa, e non poco, i vertici industriali e i governatori locali tedeschi. In secondo luogo ci sono altri due pretendenti d’eccellenza per l’acquisizione di Opel: il primo è “Magna”, colosso autro-canadese, che nel 2008 ha ottenuto ricavi per 23,7 miliardi di dollari e poi vi è “Ripple Wood”, un fondo statunitense di private equity. Con indiscrezioni che vorrebbero una quarta offerta proveniente da un gruppo cinese, di cui ancora non si conosce il nome.
Per ora, secondo “Der Spiegel”, General Motors, che controlla Opel, avrebbe stilato una sorta di classifica di gradimento delle offerte e quella di Fiat sarebbe solamente terza. Scelta che ricadrebbe su “Magna”, secondo Roland Koch, governatore dell’Assia, zona in cui si trova la base di Opel. Dal governo di Berlino però arriva la precisazione del portavoce Thomas Steg: non vi sono favoriti e l’esecutivo valuterà le soluzioni con tutto il tempo che gli occorrerà.
Il piano italiano, illustrato da Marchionne proprio a “Der Spiegel”, non prevede alcuna chiusura di stabilimenti in Germania, mentre la capacità produttiva sarà tagliata del 20%. Ottimista l’a.d. del gruppo torinese: “La Fiat ha più del 50% di possibilità di farcela nella sfida per Opel”, mentre in questi giorni e nei prossimi governo ed istituzioni tedesche valuteranno offerte e piani presentati. Intanto è stato anche rinforzato il fronte della copertura finanziaria per il progetto italiano con Unicredit, Intesa Sanpaolo e Goldamn Sachs in prima linea con Fiat.
Il presidente di Fiat Group, Luca di Montezemolo, nei giorni scorsi ha espresso soddisfazione: “Abbiamo presentato nei tempi stabiliti un’offerta che è estremamente interessante” e ancora ha aggiunto che “il know-how di Fiat è di grande interesse e fondamentale anche in termini di innovazione tecnologica e in un’ottica di tutele ambientali”.
La sfida più complicata e probabilmente quella determinante è costituita dalle garanzie di occupazione. Il tabloid “Bild” ha scritto che sarebbero 18000 gli esuberi previsti dalla Fiat, mentre gli altri due piani prevederebbero, sempre secondo il giornale tedesco, un taglio di 10000 posti. E’ di pochi minuti fa la smentita del Lingotto: “In caso di accordo Fiat-Opel i tagli non supereranno le 10mila unità, saranno distribuiti nel tempo e verranno realizzati in modo proporzionato a livello europeo”, specificano a Torino.

ITALIA E POSTI DI LAVORO. Le preoccupazioni su posti di lavoro e impianti produttivi hanno coinvolto anche il nostro paese tanto da mettere in moto dichiarazioni e moniti da più parti. Il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, in una lettera inviata giorni fa a Montezemolo e Marchionne, definiva “fondamentale il permanere della centralità del sistema produttivo italiano”.
Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom: “Di fronte all’incorrersi di voci relative all’intenzione della Fiat di chiudere uno o più impianti nel nostro Paese, ribadisco, innanzitutto, che non è più rinviabile l’incontro che abbiamo chiesto al Governo di indire convocando la Conferenza delle Regioni la stessa Fiat e i sindacati”.
Negli ultimi giorni, a margine della mancata convocazione della Cgil da parte di Governo e Fiat, è stata la volta del segretario Epifani: “Una cosa è chiara: visto che non è stato fatto un incontro prima, l’incontro che si farà dopo sarà per noi un momento in cui si dovrà ripartire dalla difesa di tutti gli stabilimenti e l’occupazione”.
Dall’assemblea di Confindustria il ministro Claudio Scajola rassicura: “Parleremo con azienda e sindacati nei prossimi giorni”.
Tutta una questione di tempo, in Germania come in Italia, aspettando le decisioni del governo di Berlino e le ulteriori mosse dei pretendenti al piatto di Opel.

Marco Fattorini

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