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Diario politico. Berlusconi attacca Anm e Camere. Fini: “Parlamento non è inutile”

maggio 21, 2009 di Redazione 

Una nuova puntata-dossier del diario politico, dedicata questa volta all’assemblea di Confindustria, al centro della giornata politica. Gli interventi della presidente Marcegaglia, del ministro Scajola e del presidente del Consiglio che va giù duro contro i magistrati “estremisti di sinistra” e le assemblee di deputati e senatori, “pletoriche e dannose”. La reazione del presidente della Camera. Anche l’opposizione risponde con durezza. Franceschini: “Si sente al di sopra della legge e della morale”. I magistrati: “Metodo distruttivo del confronto democratico”. Il racconto, di Gabriele Canarini.

Nella foto, Berlusconi durante l’intervento all’assemblea di Confindustria

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di GABRIELE CANARINI

La giornata politica odierna è dominata dall’Assemblea Nazionale di Confindustria, durante la quale sono intervenuti il Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, il Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola e, soprattutto, il Presidente del Consiglio Berlusconi.

Emma Marcegaglia. La prima a prendere la parola è stata Emma Marcegaglia, che ha subito ripreso i concetti-chiave già espressi nell’assemblea privata di ieri e anticipati ieri sera al premier in un incontro informale tenutosi a Palazzo Chigi: «Siamo in una crisi violentissima che metterà a dura prova la nostra capacità di tenuta. La reazione è stata vigorosa e si intravedono segnali di miglioramento. Ma sarebbe un errore abbassare la guardia, le difficoltà non sono finite». Tale crisi, secondo la Marcegaglia, si è configurata come una «tempesta perfetta, che nessuno è stato in grado di prevedere e prevenire», poiché infatti si era creato, nei mesi precedenti al deflagrare del crollo statunitense, «un ambiente favorevole allo scoppio di diverse bolle speculative. Poi, dopo il crac di Lemhan Brothers, si è diffuso un vero e proprio panico». Guardando, invece, ai prossimi mesi, il numero uno di Confindustria ha precisato: «Si può sperare di vedere segnali di miglioramento entro la fine di quest’anno. Ma non illudiamoci: la politica economica deve ancora fare la sua parte». Proprio per questo, ha invitato ad un «riequilibrio dei conti pubblici», poiché «sono necessarie nuove risorse per realizzare interventi: finanziare opere pubbliche rapidamente cantierabili, potenziare gli ammortizzatori sociali, rafforzare le garanzie sui prestiti alle imprese, onorare i crediti della pubblica amministrazione». Per fare questo, ha precisato il leader degli industriali, le risorse «devono venire dalle urgenti e indispensabili riforme strutturali che riducono l’incidenza della spesa corrente». A tal fine la Marcegaglia si è rivolta direttamente al premier, seduto in platea, con un accalorato invito: «Il consenso che lei ha saputo conquistarsi è un patrimonio politico straordinario. Lo metta a frutto. Usi quel patrimonio per le riforme che sono necessarie. Lo faccia adesso. La crisi non può essere l’alibi per non fare le riforme di cui abbiamo bisogno». Fra le riforme necessarie un posto rilevante tocca a quella previdenziale: «Siamo il Paese con la spesa sociale più squilibrata a favore delle pensioni – ha ricordato la Marcegaglia – per le quali spendiamo quasi il 16% del Pil, contro il 9,5% dei Paesi avanzati. L’unica via sostenibile per difendere le prestazioni previdenziali e reperire le risorse per crescere è ritardare il ritiro dal lavoro». Un’altra riforma riguarda i contratti di lavoro, su cui da lungo tempo vi è un duro braccio di ferro fra la Confindustria e i sindacati, in particolare la Cgil, con cui la Marcegaglia assicura di aver «fatto di tutto» per chiarire l’esigenza di un cambio di rotta, «ma la Cgil non ha creduto in questo cambiamento. Abbiamo deciso di andare avanti – ha poi aggiunto – perché la modernizzazione del Paese non può arrestarsi di fronte ai veti. La Cgil torni presto a operare insieme a noi per il bene del Paese. I fatti ci daranno ragione». Per quanto riguarda, invece, gli investimenti sulle infrastrutture, il Presidente di Confindustria si è detta parzialmente soddisfatta del governo: «Abbiamo apprezzato gli sforzi del ministro Matteoli, volti ad accelerare i cantieri e riprogrammare le risorse disponibili a favore delle opere strategiche e di quelle immediatamente realizzabili», tuttavia «nonostante gli annunci ufficiali del governo (Ruef), non risulta alcun aumento degli investimenti pubblici nel 2009». Infine la Marcegaglia ha rivolto la sua attenzione a uno dei nodi chiave di questa crisi, il sistema creditizio: «Le imprese sono schiacciate tra la riduzione degli ordini e le difficoltà di incasso dei pagamenti. Non bisogna far venir meno l’ossigeno del credito bancario. Chiedo a tutte le banche che vivono con il territorio di non abbandonare le imprese in questi momenti così difficili. Ci stiamo giocando il futuro del Paese. Da imprenditori pretendiamo che i banchieri tornino a fare il loro mestiere: sostenere l’economia che investe».

Claudio Scajola. Subito dopo il Presidente di Confindustria, a prendere la parola è stato il Ministro per lo Sviluppo Economico Scajola, che ha dato la sua lettura della crisi, a partire dalla notazione, di carattere glottologico, sul fatto che in cinese la parola crisi venga scritta con due ideogrammi, uno che significa difficoltà e l’altro che significa opportunità: «Dunque ogni momento di crisi rappresenta anche un momento di nuove opportunità. Il nostro governo ha dimostrato di essere solido, e solida è anche l’impresa italiana, che ha già in sé la forza e le risorse per uscire dalla crisi, come ha dimostrato in questi giorni la Fiat». A proposito della Fiat, Scajola ha puntualizzato che il governo nei prossimi giorni incontrerà Marchionne e gli altri dirigenti Fiat per discutere in merito all’accordo che sta stipulando con la Opel, rispondendo così indirettamente alle diverse critiche e sollecitazioni pervenute al governo per il fatto che la trattativa finora sia stata condotta esclusivamente in terra tedesca, estromettendo di fatto l’opinione pubblica italiana e lo stesso esecutivo. Il ministro ha poi illustrato i settori su cui il governo intende puntare per rilanciare l’impresa italiana: «Dobbiamo guardare allo sviluppo delle nuove fonti energetiche, come già abbiamo fatto, ad esempio, con il miglioramento delle centrali eoliche e delle centrali idroelettriche. Dobbiamo, inoltre, investire sulle energie rinnovabili. In questo modo possiamo imprimere una nuova spinta al sistema economico, favorendo, così, tutto il sistema delle imprese». Scajola ha poi invitato gli oltre mille industriali presenti all’assemblea ad allargare il proprio sguardo verso il resto del mondo, ma anche verso il resto dell’Italia: «L’impresa italiana deve, sempre di più, internazionalizzarsi, ingrandendo il proprio raggio d’azione. Ma non dimentichiamo che già qui in Italia vi sono delle rilevanti potenzialità, che abbiamo il dovere di sfruttare al meglio. Penso soprattutto a tanta parte dei territori del Sud, in cui vi sono ancora troppe aree sottosviluppate, che invece potrebbero essere, se adeguatamente potenziate, un’ottima possibilità, per le imprese, di far ripartire la propria economia e, contemporaneamente, per quei territori, di far ripartire il proprio sviluppo». Proprio per fare questo è necessario, secondo Scajola, puntare sulle infrastrutture. E nel riprendere il tema già toccato dalla Marcegaglia, il ministro ha sottolineato come sia essenziale, se si vuol far ripartire il Paese, realizzare le cosiddette grandi opere, prima fra tutte, proprio al fine di dare una scossa imprenditoriale ed economica alle aree sottosviluppate del Sud, il ponte sullo stretto di Messina. Scajola ha poi elogiato il disegno di legge sulla sicurezza passato all’esame della Camera nei giorni scorsi, ricordando che, oltre a fornire maggiore legalità al territorio attraverso la lotta alle mafie e all’immigrazione clandestina, questo strumento legislativo permette di combattere a fondo anche «il fenomeno sempre più diffuso della contraffazione, che è molto spesso gestito dalla peggior fetta della criminalità». Infine, il ministro si è detto fiducioso nel fatto che «il governo, avendo dimostrato un’ottima tenuta nel momento peggiore della crisi, ora saprà intercettare al meglio la ripresa. In questo modo, sono sicuro, l’Italia uscirà fuori da questa crisi ancora più forte».

Silvio Berlusconi. L’ultimo intervento è stato quello del Presidente del Consiglio Berlusconi. Il premier è salito sul palco senza alcun appunto scritto, mostrandosi da subito scherzoso e voglioso di parlare, tenendo un discorso ampio in cui ha toccato diversi temi. Ha aperto l’intervento lasciandosi andare ad un’altra battuta sulle veline: «Ieri sera, al termine di una giornata intensa in cui avevamo incontrato molti rappresentanti del mondo ebraico, sono venuti da me a Palazzo Chigi e mi hanno annunciato “C’è di là per te una velina”. In realtà non era una velina, ma era la dottoressa Marcegaglia, che è entrata nella stanza, e col suo incedere elegante sembrava fluttuare sul pavimento». Oltre alla galanteria d’apertura, Berlusconi ha poi risposto direttamente all’invito fattogli dal Presidente di Confindustria: «Condivido assolutamente l’intervento della dottoressa Marcegaglia, e assicuro il mio impegno nel realizzare quanto da lei sollecitato». Il Cavaliere ha poi ribadito il suo punto di vista sulla crisi: «La crisi è indubbiamente pesante, però io ritengo che sia fondamentale la componente psicologica. Vi faccio un esempio: è stato fatto un sondaggio fra gli impiegati pubblici per interrogarli su come convivano con la crisi. Premesso che gli impiegati pubblici costituiscono una categoria che non è assolutamente a rischio del posto di lavoro, ma che anzi ha avuto un incremento salariale, nell’ultimo anno, del 3,6%, molti di questi lavoratori hanno tuttavia espresso l’intenzione di ridurre le proprie spese, limitando l’acquisto di autovetture ed altri ben di consumo, e di cambiare le proprie abitudini di vita, perché hanno paura della crisi». Per questo, secondo il premier, il primo obiettivo dei governi e del suo governo deve essere quello di infondere fiducia nei cittadini, scacciando timori infondati e inutili. E, ribadisce il Cavaliere, bisogna guardare al futuro con ottimismo, non, come fanno i giornali e le opposizioni, «cantando la canzone del catastrofismo e del pessimismo». Ecco come prospetta il futuro il leader dell’esecutivo: «Possiamo uscire dalla crisi prima, e meglio, di altri Paesi. Questo perché in Italia abbiamo tante famiglie di risparmiatori, che hanno dei conti in banca attivi, i quali hanno permesso alle nostre banche di reggere meglio di quanto non sia avvenuto nel resto del mondo. Il governo, inoltre, ha investito, in totale, 57 miliardi di euro per fronteggiare questa crisi, e, di questi, 9 miliardi sono stati destinati agli ammortizzatori sociali. E mentre negli Stati Uniti c’è un sistema assistenzialistico, a livello di cassa integrazione e di sanità pubblica, molto limitato, e dunque la crisi ha assunto contorni tragici, qui da noi il sistema assistenzialistico è ben sviluppato, e ha contribuito a rendere assai meno tragici gli effetti della crisi». Il premier ha, poi, rinnovato l’invito agli industriali, già fatto poc’anzi da Scajola, ad ampliare le rotte dei propri investimenti: «Dobbiamo sfruttare la crisi per aumentare la penetrazione delle nostre imprese a livello internazionale, puntando sui mercati orientali, in particolar modo quello cinese. Ho parlato con diversi esponenti del mondo industriale cinese che hanno mostrato di avere una grande opinione dell’impresa italiana e del made in Italy». Berlusconi ha, poi, evidenziato come anche Alitalia giochi un ruolo importante nell’avvicinare l’Italia all’Oriente, e ha colto l’occasione per sottolineare come il governo abbia mantenuto la promessa di mantenere l’Alitalia come compagnia di bandiera. Il premier, poi, con questo discorso si è collegato al tema del turismo, che l’Alitalia contribuisce a sostenere, e che il governo da parte sua, ha ulteriormente privilegiato con l’introduzione di un nuovo ministero ad hoc, affidato a Michela Vittoria Brambilla. Oltre a quest’attività, l’altro obiettivo del governo è quello di sviluppare il settore della sanità, a sostegno del quale, ha assicurato Berlusconi, nei prossimi 5 anni ci sarà un forte incremento della spesa pubblica. Il Cavaliere, a questo punto, ha voluto elencare gli interventi già fatti dal governo, e quelli che il governo ha in animo di fare, non senza una nuova polemica lamentela nei confronti del sistema della burocrazia, che, a suo dire, rallenta l’interventismo e la prontezza d’azione del suo governo: «Abbiamo stanziato 17 miliardi per le infrastrutture, ma sono ancora troppo pochi i cantieri che siamo riusciti ad aprire. Questo perché la burocrazia troppo spesso ci frena. E’ il caso, ad esempio dei termovalorizzatori: abbiamo lavorato a lungo al progetto del termovalorizzatore di Acerra, che ha dimostrato di essere un progetto valido e che può essere riutilizzato proficuamente per altri impianti, ma ciò non è possibile perché si deve per forza istituire tutta una serie di appalti, che fanno sistematicamente slittare i tempi di progettazione da 12 a 24 mesi». Il Cavaliere ha poi accennato alla riforma, in senso meritocratico, del settore universitario, che, ha ribadito, «va avanti, anche al di là delle proteste di carattere pubblico, come quelle avvenute in questi giorni». Si è poi soffermato sulla riforma della Pubblica Amministrazione, elogiando il lavoro indefesso e appassionato del ministro Renato Brunetta, e auspicando che si attui, al più presto e nel modo più esteso, «la completa digitalizzazione di tutti gli apparati produttivi. Dobbiamo inoltre, come ha ricordato il ministro Scajola, investire sulla banda larga, e sulle molteplici risorse che offre internet». Per quanto riguarda l’edilizia, il premier ha ricordato le grandi opere messe in cantiere dal suo precedente governo, il passante di Mestre, il rigassificatore di Rovigo, e l’Alta Velocità, in merito alla quale ha promesso e garantito che entro un anno sarà possibile viaggiare sulla tratta Milano – Roma in 2 ore e 35 minuti, raccogliendo applausi in platea. E un plauso è stato attribuito dalla platea anche al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, di cui Berlusconi ha elogiato il lavoro. Il Cavaliere, infine, ha ribadito la propria fiducia nel piano casa, grazie al quale, a suo dire, se, come è stato stimato, il 30% dei proprietari di case mono e bifamiliari deciderà di incrementare le cubature delle proprie abitazioni, si potrà creare un movimento economico di 170 miliardi di euro. Queste le cifre messe in campo, fin qui, da Berlusconi. Il premier, però, non ha potuto poi evitare di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, a cominciare dalla necessità di una riforma del Parlamento: «Il Presidente del Consiglio non ha alcun potere, il potere è tutto nelle mani di un Parlamento. E il Parlamento, che oggi conta più di 600 membri, va sicuramente snellito, basterebbero non più di 100 parlamentari. Però per fare questo sarebbe assolutamente necessaria una riforma popolare, anche perché non si può certo chiedere ai capponi e ai tacchini di anticipare il Natale». Il secondo, e ancor più grosso, sassolino dalla scarpa che Berlusconi non poteva certo rinunciare a togliersi, è quello sulla riforma della giustizia: «E’ assolutamente necessaria al più presto una riforma del sistema giudiziario. E’ inoltre un diritto di ogni cittadino criticare l’operato dei giudici, ed è quello che ho fatto anch’io in questi giorni. E dico anche che nessuno si sognerebbe di mettere Mourinho come arbitro per un Milan – Inter. Mi spiego: a me è successa una cosa che potrebbe accadere ad ogni imprenditore. Io il signor Mills non l’ho mai conosciuto, però questo signore ha avuto a che fare con un mio collaboratore per un affare di navi, per il quale gli sono stati pagati 600 milioni di dollari. Mills, per evitare di pagare le tasse su questi soldi, li ha fatti passare come una donazione, mentre poi è stato lo stesso fisco inglese ad appurare che quei soldi in realtà dovevano essere dichiarati, e ad imporre al signor Mills il pagamento delle imposte su tale cifra. I giudici, poi, per evitare la prescrizione, si sono inventati che il reato non decorreva dal momento in cui quei soldi erano stati percepiti da Mills, bensì da quando egli li aveva messi in circolo ed effettivamente utilizzati. Come si capisce, questi giudici hanno agito con pregiudizio, poiché si tratta di giudici estremisti di sinistra, che rappresentano una vera e propria patologia per la nostra democrazia. Ecco perché, torno a dire, nessuno metterebbe Mourinho come arbitro di Milan-Inter». Poi il premier ha chiarito che urge una riforma della giustizia che riassetti «il Csm, fatto di giudici che si assolvono da soli», e ha così spiegato il suo stato d’animo: «Sono esacerbato, ma più mi picchiano e più mi danno forza». Dopo aver ricordato che durante il G8 all’Aquila verrà presentato il Global Legal Standard, un nuovo codice di regolamentazione della finanza, Berlusconi ha promesso di dedicarsi alla lotta contro l’Europa della burocrazia, riservando un attacco diretto anche al modo in cui è strutturato il Parlamento Europeo: «Noi manderemo in Europa molti giovani, che potranno contribuire direttamente alla nostra causa grazie ad una presenza assidua sui banchi di Bruxelles. Secondo i sondaggi, il Pdl potrebbe uscire dal voto del 7 giugno con un grande consenso, andando così a costituire il gruppo più grande del Ppe. Questo ci consentirebbe di influenzare davvero le scelte di un Parlamento Europeo che, peraltro, è anch’esso smisuratamente numeroso, composto da circa 800 membri. In realtà, poi, a queste riunioni pletoriche, il voto viene stabilito esclusivamente dai capigruppo, che con il loro cenno della mano, stabiliscono e indirizzano il voto dei parlamentari che fanno capo a loro».

Le reazioni politiche. Questo è quanto è emerso dagli interventi tenutisi in Assemblea. Non sono, però, mancate le reazioni polemiche alle decise prese di posizione di Berlusconi, in particolare quelle relative ai poteri del Parlamento e alla richiesta di una riforma di quest’organo. Il primo a rispondere al premier è il Presidente della Camera Gianfranco Fini, che in un comunicato ha puntualizzato: «Il Parlamento è un interlocutore ineludibile, qualificato e impegnato così come è percepito dalla società all’interno delle nostre istituzioni. L’Assemblea di Montecitorio può essere giudicata, con i suoi 630 membri, pletorica, ma certo non può essere definita né inutile né controproducente». Fini ha, poi, definito «inaccettabile la privazione del Parlamento delle sue essenziali funzioni di indirizzo generale, di controllo dell’operato del Governo, di esercizio del potere legislativo». L’ex leader di An ha così spiegato le proprie ragioni prendendo ad esempio l’approvazione della legge sul federalismo: «L’iter di quella legge smentisce la tesi dell’inevitabile tramonto del ruolo del Parlamento come legislatore e della sua presunta marginalizzazione nella definizione delle leggi». Semmai, secondo Fini, per evitare le storture del federalismo fiscale sono necessari «più Governo e più Parlamento». Più conciliante verso il capo dell’esecutivo è stato il commento del Presidente del Senato Renato Schifani: «E’ stata solo una battuta, non un giudizio di valore, ma è vero che la riduzione del numero dei parlamentari e il superamento del bicameralismo perfetto appaiono sempre più un rimedio necessario e non più rinviabile». Dure, invece, le repliche a Berlusconi da parte dell’opposizione. Franceschini preferisce un approccio sarcastico: «Berlusconi si sente come Napoleone al di sopra delle legge e della morale. Gli risponderò in Parlamento, se non l’avrà già sciolto…». D’Alema, invece, si mostra più schiettamente polemico: «Parlamento pletorico? Veramente il Lodo Alfano è stato approvato con celerità perché lì c’era una crisi incombente che riguardava la sua persona». E se per il leader Udc Casini gli attacchi di Berlusconi ai giudici e al Parlamento «non rappresentano nulla di nuovo, basta vedere chi ha mandato in Parlamento», per il leader dell’Idv Di Pietro si tratta della prova di un disegno ben preciso: «In questi ultimi giorni da Berlusconi è arrivata l’ennesima prova provata dell’esistenza del suo progetto piduista e antidemocratico. Prima ha iniziato con le nomine Rai, impossessandosi definitivamente e totalmente dell’informazione pubblica, mettendoci come dirigenti i suoi accoliti, poi ha proseguito denigrando e oltraggiando la magistratura e, oggi, ha completato il quadro proponendo, addirittura, l’abolizione del Parlamento».

Sull’altro tema caldo toccato da Berlusconi, ovvero la riforma della giustizia, è stata l’Anm, attraverso le parole del segretario Giuseppe Cascini, a replicare duramente al premier: «Tutti coloro che hanno a cuore le regole della convivenza democratica e il principio di separazione dei poteri, dovrebbero intervenire per fermare questo metodo distruttivo del confronto democratico». Cascini ha poi così testimoniato le proprie preoccupazioni: «Registriamo un crescendo di toni e di invettive che non vorremmo mai ascoltare da chi ha responsabilità di governo. Questo non è un problema dei magistrati, è un problema dei cittadini e del Paese». E anche il presidente dell’Anm, Luca Palamara, mostra il proprio disappunto verso un «clima di scontro che fa male al Paese».

Gabriele Canarini

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