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DIARIO POLITICO. Caso Mills, la reazione di Berlusconi: “Sentenza scandalosa”

maggio 19, 2009 di Redazione 

Diario politico speciale, per una giornata di grande rilievo per la politica italiana. Vero e proprio dossier stilato dal nostro Gabriele Canarini sui cinque grandi temi della giornata: in apertura l’informazione sulla condanna dell’avvocato inglese che, secondo i giudici, è stato corrotto dal presidente del Consiglio, con le parole pronunciate da quest’ultimo poche ore dopo la diffusione della notizia. Poi immigrazione e Unione Europa, con il presidente della Commissione Barroso presente a L’Aquila dove ha incontrato Berlusconi, per discutere anche – terzo tema – di Abruzzo e ricostruzione. Infine, il G8 dell’Università con le reazioni della politica agli scontri di oggi e la vigilia delle nomine Rai, per la richiesta del presidente della Commissione di Vigilanza Zavoli di tenere conto maggiormente della “ricchezza culturale dell’azienda e del Paese”. Il racconto. 

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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di GABRIELE CANARINI

Quest’oggi la giornata politica è stata assai convulsa, ricca di temi e polemiche. A movimentare gli animi è stato sicuramente il caso Mills, su cui ci siamo già soffermati nel corso di questo pomeriggio e su cui, in serata, ha rilasciato le sue dichiarazioni anche l’imputato occulto, e contemporaneamente il più esposto, di questo processo, Silvio Berlusconi. Durante la conferenza stampa che si è tenuta oggi all’Aquila, il Presidente del Consiglio ha, infatti, rotto il silenzio che aveva tenuto durante tutta il giorno sull’argomento e si è così sfogato: «E’ una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà, come sono certamente sicuro sarà accertato in appello per quanto riguarda il signor Mills». Il premier si è difeso dalle accuse e si è mostrato fiducioso per il prosieguo dell’iter giudiziario in merito a questo caso: «Ci sarà un appello, ci sarà un altro giudice e io sono sereno. Se c’è un fatto indiscutibile è che non c’è stato alcun versamento di nessuno al signor Mills. Durante il processo è stato spiegato chi aveva dato i soldi, è stato individuato il tragitto dei soldi, sono state individuate le azioni fatte da Mills su questi soldi e il fisco inglese ha costretto il signor Mills a pagare imposte, considerando questa entrata un suo compenso professionale. Se fosse stata una donazione, il signor Mills non avrebbe dovuto pagare alcuna imposta. E se questo non vi basta…». A conclusione del suo discorso il Cavaliere ha spiegato con che spirito riferirà in Parlamento su questa vicenda: «In quella sede dirò finalmente quanto da tempo penso a proposito di certa magistratura». E, infine, incalzato dalla cronista de L’Unità Claudia Fusani, che gli ha chiesto se non ritenesse giusto farsi processare, ha sbottato alzando il tono della voce: «Su questa cosa mi infurio. Lo posso giurare sui miei figli. Non perdo tempo a risponderle. Me ne vado o sennò se ne va lei. Questa cosa mi fa infuriare, è come se mi dicessero che non mi chiamo Silvio Berlusconi». Il premier ha, in questo modo, già lanciato la sua risposta alle molteplici sollecitazioni pervenutegli dall’opposizione tutta affinché rinunci ai privilegi del lodo Alfano (che prevede l’immunità giudiziaria per le quattro più alte cariche dello Stato), e si sottoponga al dibattito processuale, dimostrando così a tutti gli effetti quell’estraneità ai fatti che ha stasera ribadito in conferenza stampa. E il lodo Alfano è stato preso di mira sia dal Pd sia dall’Idv. Franceschini, infatti, ha constato, dal canto suo, che la sentenza Mills «dimostra in modo purtroppo incontestabile il coinvolgimento del presidente del Consiglio, e dimostra allo stesso modo che la legge Alfano è stata fatta apposta per sottrarlo al giudizio a cui sono sottoposti tutti gli italiani». Anche Antonio Di Pietro ha posto nel mirino la legge promulgata dall’attuale Guardasigilli: «La sentenza dice che Berlusconi ha fatto operazioni illecite e che quindi Berlusconi, se non ci fosse stato il lodo Alfano, sarebbe stato condannato anche lui per questi reati». Chi invece apprezza la volontà di Berlusconi di riferire della vicenda in Parlamento è il leader dell’Udc Pierferdinando Casini: «E’ un gesto di responsabilità istituzionale importante». Nella maggioranza, invece, si sottolinea la tempistica con cui sono state presentate le motivazioni, alludendo alla volontà dei giudici di fare contro-campagna elettorale nei confronti di Berlusconi, come lascia intendere il Ministro della Difesa La Russa: «Dopo aver aspettato tre mesi per depositare le motivazioni, forse era possibile farlo tra un altro mese ancora, se non si voleva essere oggetto di polemiche e dell’inevitabile accusa di giustizia a orologeria». Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, invece, ha rivolto la sua polemica al modo in cui il Pd e l’Idv hanno trattato la vicenda, parlando di una «speculazione, che dimostra come l’opposizione cavalchi solo l’antiberlusconismo, e ritorni all’uso politico della giustizia».

Immigrazione e Ue. Ma nella conferenza stampa tenutasi all’Aquila Berlusconi non è stato il solo a prendere la parola. Accanto a lui vi era il Presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso, che ha chiarito la linea che l’Unione Europea intende mantenere rispetto all’immigrazione, e alle problematiche che essa crea nei Paesi che hanno le coste esposte ad un forte flusso migratorio, come l’Italia: «Sappiamo che la situazione è molto seria e difficile, soprattutto per alcuni Paesi europei come l’Italia e Malta. L’Europa è disposta a dare una risposta forte con gli strumenti a sua disposizione. La priorità deve essere quella di prevenire le tragedie sul mare. Perciò dobbiamo coordinare gli sforzi e fare in modo che i battelli non lascino i Paesi, garantendo il controllo delle coste insieme agli Stati da cui si parte». Barroso ha poi puntualizzato un concetto caro all’Onu e all’Unhcr, su cui si è molto dibattuto in queste settimane: «Tutto ciò deve avvenire senza violare il diritto di asilo e la possibilità di richiederlo. Per questo, dobbiamo accelerare la creazione di un ufficio internazionale per l’esame della richiesta dell’asilo e in aggiunta rinforzare la nostra cooperazione con i Paesi di origine, per esempio la Libia, in modo da migliorare le condizioni per constatare le vere cause dell’immigrazione».
E proprio in Libia, a Tripoli, si è recato oggi il Ministro della Difesa Roberto Maroni, che, una volta di ritorno, nella registrazione della puntata di “Porta a Porta” in onda questa sera, ha difeso la bontà degli accordi firmati congiuntamente da Italia e Libia, sottolineando l’impegno «serio e nuovo della Libia nel prevenire le partenze e per il maggior controllo di coste e aree interne». Maroni ha poi ribadito la propria convinzione nell’azione di governo, che però, lamenta il ministro leghista, ora deve essere opportunamente coadiuvata dall’Ue: «Nel contrasto all’immigrazione clandestina si è giunti a un punto di svolta. Ora riusciamo a interrompere i flussi, ma il rischio è che i clandestini si sposteranno ad ovest e ad est della Libia e cercheranno lo stesso di entrare nella Ue. Per questo, abbiamo chiesto all’Unione europea di attivarsi con azioni concrete e importanti. La Ue deve stare attenta perché questi immigrati da qualche parte dovranno andare». Per questo motivo Maroni si è mostrato assai critico nei confronti proprio dell’Ue e ha così palesato il proprio scetticismo rispetto alle posizioni espresse da Barroso: «L’Europa chiacchiera tanto in materia di immigrazione ma poi lascia da soli i singoli Paesi». Il ministro si è poi rivolto all’opposizione, affinché aiuti il governo, in modo da dare la possibilità alla Commissione Ue di «battere un colpo».
Sul tema immigrazione, però, erano giunte già stamattina importanti dichiarazioni da parte del Vaticano, che ha pubblicato il testo dell’omelia pronunciata domenica scorsa dal nuovo presidente del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Antonio Maria Vegliò. Si è trattato della prima uscita pubblica del nuovo presidente, che è coincisa con le celebrazioni per la XVIII Festa dei popoli svoltasi in piazza San Giovanni in Laterano a Roma. Ai fedeli convenuti da ogni parte del mondo monsignor Vegliò si era così rivolto: «Vi assicuriamo del nostro impegno perché assumano occhi nuovi i responsabili della politica, delle amministrazioni centrali e locali, dell’informazione, dell’opinione pubblica, di tutta la cittadinanza. Meritate rispetto, ammirazione e anche gratitudine. La vostra presenza è preziosa e indispensabile. Mi auguro che anche voi assumiate occhi nuovi per rendervi conto della tanta gente che vi vuol bene e delle tante opportunità che vengono offerte a tanti di voi per una promozione nella scala sociale e civica, fino a sentirvi cittadini fra cittadini,e soprattutto fratelli fra tanti fratelli. E non deve venir meno – ha aggiunto – la speranza che il meraviglioso pluralismo introdotto da voi migranti sia accolto da tutti noi come una grande risorsa e che porti ad una convivenza pacifica e benefica».
E sul tema è ritornato anche il premier Berlusconi, sempre nella conferenza stampa dell’Aquila, spiegando quale sia la linea politica attraverso cui il governo sta attuando i respingimenti: «Per noi il respingimento ha come premessa l’aiuto che viene fornito a questi immigrati e negli ultimi giorni abbiamo osservato che i respingimenti funzionano come deterrenza alle partenze». Berlusconi ha chiarito come l’intenzione dell’esecutivo sia quella di azzerare, progressivamente, le partenze dei barconi, verificando nei luoghi di provenienza se vi siano o meno le condizioni per richiedere il diritto d’asilo: «Da oggi in Libia c’è un’agenzia Onu che esamina le richieste degli immigrati che intendono venire in Italia e toglie loro il disagio di essere inseriti in campi dove la libertà è limitata, per poi magari essere rispediti nel loro Paese d’origine. E’ molto meglio esaminare nei luoghi di partenza se gli immigrati possano avere diritto d’asilo. Non vorrei dirlo, ma questi campi di identificazione assomigliano molto ai campi di concentramento».

Terremoto e ricostruzione. Ma nell’incontro di oggi all’Aquila si è parlato, soprattutto, della ricostruzione nelle zone terremotate d’Abruzzo. E’ stato, per primo, Barroso ad offrire il sostegno economico dell’Europa alla causa abruzzese, in seguito alla sua visita ad Onna e alle altre zone colpite dal sisma del 5 aprile. Il presidente della Commissione Ue ha garantito che l’Italia riceverà 480 milioni di euro sul fondo di solidarietà Ue, se sarà confermata la stima di 10 miliardi di danni. Barroso ha poi aggiunto che la Commissione europea è pronta a valutare eventuali richieste dell’Italia su una zona franca senza tassazione per l’area colpita dal terremoto, ma ritiene più importante attivare i meccanismi di aiuto già esistenti che sono «consistenti e generosi». Una volta incassato tale sostegno, Berlusconi ha poi aggiunto che «i soldi per la ricostruzione ci sono, ora dobbiamo dimostrare di saperli usare. Serve un ruolo attivo e responsabile degli enti locali».
Il premier oggi, inoltre, ha anche avuto un incontro con il sindaco dell’Aquila e Guido Bertolaso. Come si legge in una nota diramata questa sera dalla Protezione Civile, la riunione è servita a definire le prime concrete tappe per consentire, ai numerosi cittadini dell’Aquila che ancora sono ospitati nei campi di accoglienza e negli alberghi della costa adriatica, di tornare nelle abitazioni dichiarate agibili o agibili con provvedimenti. Il sindaco ha pertanto chiesto garanzie certe, rispetto alla disponibilità delle poste economiche necessarie ad effettuare, sin dai primi giorni del mese di giugno, tutti gli interventi utili a ripristinare la completa vivibilità degli immobili. Oltre a ciò, il sindaco ha chiesto che le risorse economiche individuate per gli interventi in favore delle popolazioni colpite dal terremoto siano rese immediatamente disponibili per avviare la ricostruzione della città e del centro storico, presupposto fondamentale per il ritorno alla normalità. Il Presidente del Consiglio ha dato la piena disponibilità e fornito tutte le garanzie affinché questo passaggio si concretizzi nei tempi indicati dal primo cittadino dell’Aquila, ribadendo che i fondi saranno nelle disponibilità dirette dei cittadini colpiti dal terremoto, che potranno così avviare i lavori per il ripristino degli immobili danneggiati scegliendo direttamente le imprese che dovranno occuparsi di effettuare i lavori di rispristino. Nella stessa nota, infine, viene chiarito che le modalità per l’accesso ai finanziamenti, a costo zero per i cittadini, saranno disciplinate da un’ordinanza del Presidente del Consiglio, che sarà emanata entro il mese di maggio, compatibilmente con l’approvazione del decreto legge attualmente in esame al Senato.

G8 dell’Università. Sempre all’Aquila, a luglio, si terrà il G8. Nel frattempo, a Torino, si è tenuto il G8 University Summit, una sorta di prova generale di quanto potrebbe accadere fra due mesi in Abruzzo, per lo meno a livello di sicurezza pubblica. Il bilancio è di 19 feriti e due arrestati, dopo che i manifestanti sono entrati in rotta di collisione con il cordone di polizia posto a presidio della sede della Facoltà di Architettura, all’interno della quale si stava svolgendo l’incontro fra i rettori universitari. Sugli scontri è intervenuto, sempre a “Porta a Porta”, il Ministro dell’Interno Maroni: «Si tratta di un gruppo di violenti e delinquenti che non hanno nulla a che fare con gli studenti, e che hanno attaccato la polizia con premeditazione». Maroni ha così illustrato il suo pensiero: «Se 10-20 persone sfilano con uno striscione e quando arrivano davanti alla polizia levano dagli zaini gli estintori e ne sparano il contenuto contro gli agenti, vuol dire che avevano già intenzione di commettere violenze».
L’attenzione del Presidente della Camera Gianfranco Fini, si è invece rivolta alle forze di polizia, a cui ha voluto così testimoniare la propria solidarietà e il proprio sostegno: «Ancora una volta, i cittadini devono ringraziare la Polizia e i Carabinieri, la cui professionalità e responsabilità ha saputo circoscrivere i disordini causati da una minoranza violenta, la cui azione di disturbo ad un’iniziativa pacifica e democratica è da condannare con fermezza». Il capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha invece puntato il dito contro la sinistra radicale: «La violenza della sinistra estrema, che anche oggi, più aggressivamente di ieri, ha sconvolto Torino con vere e proprie azioni di guerriglia urbana, realizzata da gruppi di manifestanti estremamente organizzati che hanno seriamente impegnato le forze dell’ordine, è il segno che nella società italiana esiste ancora il brodo della cultura terroristica costituito da diverse realtà della sinistra radicale che deve essere monitorata con grande attenzione per evitare pericolosi sviluppi». Anche a fronte di tali prese di posizione, il leader del Pd Franceschini ha tenuto a precisare la propria distanza rispetto ai manifestanti violenti di Torino: «Si possono fare manifestazioni pacifiche e manifestazioni violente, quelle violente noi le condanniamo sempre senza esitazione». Franceschini ha poi ricalcato le parole del ministro Maroni: «Andrei cauto ad usare la parola studenti, mi pare chiaro che lì c’erano gruppi di persone venuti apposta per provocare e quindi la violenza va sempre condannata».

Le nomine Rai. Ultimo terreno di confronto di questa lunga e intensa giornata politica, è stato il nodo sulle nomine Rai. Proprio il segretario del Pd Franceschini si è scagliato contro la decisione, preannunciata dal direttore generale Mauro Masi, di proporre, nel Consiglio di Amministrazione di domani pomeriggio, le nomine di quattro vicedirettori generali, del direttore di Raiuno e di quello del Tg1: «Non ho mai visto fare delle nomine Rai – ha tuonato il leader dei Democratici – che incidano direttamente sul sistema dell’informazione, in piena campagna elettorale e in par condicio». Ancora più duro è stato il collega di partito di Franceschini, Massimo D’Alema: «La lottizzazione c’era anche prima, ma almeno quando il padrone delle tv private è all’opposizione non controlla lui quelle pubbliche. Invece il monopolio del potere gli ha fatto perdere il senso del limite. Il Paese appare debole nelle sue difese, con una massa plaudente in Parlamento. C’è una situazione gravemente preoccupante – ha concluso l’ex Ministro degli Esteri – con un’enorme concentrazione di potere, interpretato in modo così arrogante, nelle mani di un uomo che non è in grado di governare il Paese». Identico scetticismo è giunto anche dal capogruppo del Pd in Vigilanza Rai Fabrizio Morri: «Già nei giorni scorsi avevamo sottolineato l’assoluta anomalia di nomine significative in piena campagna elettorale. Se a questa anomalia si accompagnasse la conferma dei nomi già emersi al famoso vertice di maggioranza di palazzo Grazioli con il Presidente del Consiglio e pubblicati oggi dai giornali, saremmo di fronte a qualcosa di impresentabile». E un richiamo ad una maggiore serietà nella gestione delle nomine è arrivato anche dal leader dell’Udc Pierferdinando Casini: «Il quadro delle nomine Rai che si sta delineando in queste ore mina già la credibilità di una dirigenza che non può permettersi di accettare qualche indicazione fotocopiata, senza tenere in alcun conto le esigenze di un’azienda che è la principale industria culturale del Paese». Al leader dell’Udc ha così replicato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti: «Lascia stupiti l’uscita di Casini. Il Presidente della Rai Garimberti e il direttore generale Masi muovono unicamente nella logica di rilanciare un’azienda pubblica che è stata lasciata in stato quasi comatoso dalla gestione disastrosa della sinistra». Sulla questione ha chiosato il presidente della Vigilanza Rai Sergio Zavoli, sottolineando che il primo lotto di nomine che si prospetta nel Cda Rai «non tiene conto della ricchezza culturale dell’azienda e del Paese». Con il suo monito, Zavoli ha così voluto riproporre «in termini ancor più stringenti», il suo personale «richiamo alla necessità e al dovere di rispettare il pluralismo».

Gabriele Canarini

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