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Sentenza Mills, la risposta del Pd Stretto tra due fuochi di A. Sarubbi

maggio 19, 2009 di Redazione 

E’ di martedì la notizia della condanna dell’avvocato inglese che – si legge nel dispositivo – fu “falso testimone, per consentire l’impunità o, almeno, il mantenimento dei profitti” di Silvio Berlusconi, il quale ha annunciato che riferirà in Parlamento. Stasera il Politico.it vi proporrà un ampio approfondimento sul caso. Intanto, la risposta dei Democratici. Andrea Sarubbi, deputato del Pd, esponente dell’area moderata del partito, interviene indicando quella che, per lui, è la giusta via in questo post per il suo blog e per il nostro giornale.

Nella foto, l’onorevole Andrea Sarubbi. Il post sul blog all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com/2009/05/19/tribunale-milano-condanna-mills-berlusconi-corruzione/

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di ANDREA SARUBBI*

Doveva essere una seduta tranquilla sulla legge comunitaria, ma la notizia della condanna di Mills l’ha movimentata parecchio. Per dirla con il capogruppo Idv, Massimo Donadi, i giudici di Milano hanno accertato oggi che “l’Italia è governata da un corruttore”. Per rispondere con Giuseppe Consolo, deputato del Pdl, “voi approfittate, non riuscendo a fare politica, di qualsiasi occasione per buttare del fango sul nostro Presidente”. In mezzo a queste due posizioni, il tentativo nostro e dell’Udc di mettere il premier davanti alle sue responsabilità, senza per questo sostituirci ai giudici: sappiamo che i processi non si fanno in Parlamento, e per questo l’annuncio del premier di voler venire qui a riferire ci lascia piuttosto indifferenti; se esiste un luogo in cui chiarire il tutto, ha detto il nostro Antonello Soro, questo luogo è il tribunale, ed è lì che Silvio Berlusconi deve presentarsi.

ANTONELLO SORO. (…) Un uomo politico, ma anche una qualunque persona che avesse amore per la propria reputazione, e ancora più per quella del proprio Paese, consegnerebbe il giudizio all’unica istituzione che nel nostro ordinamento ha il potere di giudicare innocenti e colpevoli, di riconoscere fondate o infondate le prove per una condanna. In un qualunque Paese normale, il Presidente del Consiglio non si avverrebbe di una tutela assolutamente impropria per difendere il proprio onore e quello del proprio Paese. È per queste ragioni, Presidente, che noi vogliamo consegnare a lei un invito da rivolgere al Presidente del Consiglio che voglia tutelare l’onore del nostro Paese, e anche il suo, rinunciando alla tutela del cosiddetto lodo Alfano: si presenti in un organo di giustizia previsto dal nostro ordinamento, in un tribunale e in quella sede dimostri la sua innocenza. (…) Se questa innocenza fosse dimostrata, ne saremmo felici per il Presidente del Consiglio e per il nostro Paese. Se il Presidente del Consiglio non lo farà, sarà una ferita molto grave alla reputazione dell’Italia nel mondo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

Mi trovo tra due fuochi, ogni volta che parlo di Berlusconi. Una parte dell’opinione pubblica, diciamo quella più vicina a sinistra radicale e dipietristi, chiederebbe al Pd di colpirlo più forte, di sottolineare continuamente la sua inadeguatezza: his unfitness, come diceva l’Economist, non riferendosi alle capacità personali del premier ma all’opportunità che fosse proprio un personaggio così controverso a governare un Paese come il nostro. Un’altra parte dell’elettorato – che comprende i radicali, una parte dei Ds e i moderati – ci chiede di andare oltre e di soffermarci solo sull’opposizione politica, lasciando perdere le questioni giudiziarie. Come ebbi a dire l’anno scorso, in pieno lodo Alfano, credo che un partito come il nostro non possa cedere alla tentazione della scorciatoia per far fuori un avversario scomodo, sperando che i giudici ce lo tolgano di mezzo mettendolo in galera: siamo costretti, se vogliamo davvero candidarci a governare l’Italia, a vincere la battaglia da soli, con le armi della politica. Ribadito questo, però, saremmo superficiali e forse addirittura conniventi se facessimo finta di nulla, se non denunciassimo – come abbiamo fatto oggi in Aula – che le anomalie sono davvero troppe. Possibile che più di mezza Italia si sia ormai abituata, diventando complice?

ANDREA SARUBBI

*Deputato del Partito Democratico

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