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Europee, gli ultimi sondaggi prima del “silenzio”. Pdl avanti di 9-14%

maggio 19, 2009 di Redazione 

Ecco le ultime rilevazioni (Digis per SkyTg24): Pdl 40,8%, Pd 26,1%, Le- ga Nord 8,5%, Idv 7,5%, Udc 4,8%, sinistre radicali sotto la soglia di sbarramento. Abbiamo preso questi dati e quelli delle ultime settimane e ora facciamo il punto. La tendenza, da marzo, è ad un (lieve) consolidamento dei partiti maggiori, ma non si registra nessun cambiamento significativo. Il fattore – che potrà spostare qualcosa – del voto di preferenza. Il sondaggio inglese che, ad un certo punto, dava il Pd al 29 e il Pdl al 32… E su tutto, l’incognita dell’attendibilità per uno strumento che negli ultimi anni ha spesso mancato l’obiettivo. Il servizio, di Attilio Ievolella.

Nella foto, scheda calata nell’urna: meno di tre settimane al voto

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di Attilio IEVOLELLA

Ultimi fuochi d’artificio. Almeno pubblici. Fuochi d’artificio fatti di numeri e di percentuali, da leggere e da valutare. Perché, come prevede la norma, “nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni è vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto”. E, allora, il conto alla rovescia, in vista delle elezioni europee del 6 e del 7 giugno prossimi, è già cominciato… La scadenza – ovvero il ‘blocco’ alla pubblicazione dei sondaggi – si approssima, e la corsa alla percentuale si accelera…

L’ultimo aggiornamento, almeno in ordine di tempo, è fresco, arrivato giusto nella giornata di ieri, e targato Digis (commissionato da Sky Tg 24). E i risultati paiono confermare un certo bipolarismo anche in questa competizione elettorale: in crescita, il Popolo della Libertà, al 40,8 per cento, e il Partito Democratico, al 26,1 per cento. Dati negativi invece per la Lega Nord (8,5 per cento, con un punto in meno), l’Italia dei Valori (7,5 per cento, con un meno 0,7) e l’Unione di centro (4,8 per cento, con un meno 1,2).
Ancora più delicata la situazione per Sinistra e Libertà (che raccoglie Verdi, Sinistra democratica, Socialisti e Movimento per la sinistra, e raggiunge il 3,5 per cento), Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani (che assieme arrivano al 3,1 per cento), Polo dell’autonomia (che raccoglie Movimento per l’autonomia, La Destra, Pensionati e Alleanza di centro, e arriva al 2,2 per cento) e Radicali (attestati sull’1,1 per cento): in questo caso, difatti, l’obiettivo da raggiungere è la soglia di sbarramento, fissata al 4 per cento, per poter ottenere una rappresentanza nel Parlamento europeo.

Ma quanto è cambiato il panorama delle cosiddette ‘intenzioni di voto degli elettori’, in questi ultimi due mesi e mezzo?
Per fotografare una tendenza verosimile, siamo andati a recuperare dagli archivi i dati relativi a un sondaggio realizzato dall’istituto Ipr nei primi giorni di marzo. Ebbene, all’epoca, il Popolo della Libertà era dato al 36 per cento, il Partito Democratico al 22 per cento, la Lega Nord al 9,5 per cento, l’Italia dei Valori e l’Unione di centro all’8 per cento. E, altro dettaglio importante, Sinistra e Libertà veniva addirittura data al 6 per cento, sopra la soglia di sbarramento.

Le differenze, ovvero i calcoli matematici tra inizio marzo e metà maggio, sono abbastanza semplici. Con alcune forze politiche consolidate – eccezion fatta per l’Unione di centro, che oggi viene accreditata ‘solo’ del 4,8 per cento – e con alcune forze politiche impegnate in una difficile arrampicata fino alla vetta del 4 per cento.
La sensazione che emerge, però, scorrendo i numeri (dei sondaggi) di questi ultimi due mesi e mezzo è che, in realtà, l’unica tendenza rilevabile sia quella della stabilità. Giusto per fare un esempio, già a metà marzo – avendo come riferimento i dati raccolti ed elaborati da Piepoli Consortium da un lato ed Euromedia dall’altro -, il Popolo della Libertà veniva considerato ‘dotato’ di un potenziale superiore al 40 per cento, la Lega Nord ‘ballava’ tra l’8 e il 9 per cento, l’Italia dei Valori presentava una ‘forbice’ tra il 5,5 e il 7,5 per cento e l’Unione di centro si aggirava attorno al 5 per cento.
Unica ‘variabile impazzita’ il Partito Democratico, che, in un caso, raccoglieva il 22,5 per cento e, nell’altro, il 30,5 per cento.

Questo quadro, scorrendo sempre i numeri (e i relativi sondaggi), è mutato poco negli ultimi due mesi e mezzo, almeno a livello di previsioni, o, come si usa dire, di ‘intenzioni di voto’.

L’unica sorpresa, in questa corsa all’ultimo sondaggio, è arrivata da ‘Predict09.eu’, curato dalla Burson-Marsteller, che, ad aprile, aveva dato il Popolo della Libertà al 32,5 per cento e il Partito Democratico al 29,8 per cento: neanche tre punti percentuali di differenza. E questi dati, riaggiornati ai primi giorni di maggio, non sono mutati affatto: Popolo della Libertà al 32 per cento e Partito Democratico al 30 per cento. Con l’aggiunta dell’Italia dei Valori al 6,7 per cento, ad appena 0,2 punti percentuali dalla Lega Nord. E, peraltro, con i Comunisti al 5,3 per cento e con Sinistra e Libertà al 3,3 per cento: assieme, secondo ‘Predict09.eu’, sfiorano il 9 per cento.
Da tener presente, a questo proposito, che il lavoro realizzato dalla Burson-Marsteller non si ferma alla rilevazione e all’elaborazione, ma aggiunge altri elementi, altre variabili, come, ad esempio, la fiducia rispetto all’azione del governo.
Ma la ‘fotografia’ scattata da ‘Predict09.eu’ si è poi modificata nelle settimane successive, dando il Popolo della Libertà al 36 per cento e il Partito Democratico al 27 per cento: praticamente i numeri e il gap elettorale, entrambi potenziali, registrati anche nelle rilevazioni realizzate da altri istituti di ricerca.

Anche per quest’ultimo fenomeno, la sensazione è, ripetiamo, quella che nelle ‘intenzioni di voto’ la stabilità sia un dato oramai oggettivo. Difficile registrare sconvolgimenti straordinari.
Piuttosto, per concludere, andrà valutata, con attenzione, l’affidabilità piena dei sondaggi, soprattutto tenendo presente il peso della ‘preferenza’ nell’urna per le Europee.
Quanto potrà influire l’investitura per la singola persona da parte del territorio – che sia una regione o un ambito più ampio, come, ad esempio, il Mezzogiorno – rispetto all’appartenenza politica di carattere generale? A questa domanda i sondaggi difficilmente potranno rispondere. Certo è che anche il risultato politico proveniente dalle giornate del 6 e del 7 giugno permetterà di capire quanto la politica (e il consenso) in Italia si siano cristallizzati…

Attilio Ievolella

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