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Amministrative ’09, l’ultimo nodo cruciale Provincia di Milano tra Penati e Podestà

maggio 18, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana continua a raccontare il voto del 6 e 7 giugno nei suoi snodi-chiave. Dopo Bologna e Firenze, ecco la provincia del capoluogo lombardo. Dove secondo i sondaggi sarebbe in vantaggio il candidato del centrodestra, che però faticherebbe a vincere al primo turno. E in caso di ballottaggio… Gabriele Canarini ci racconta la sfida tra il presidente uscente e il suo competitor già parlamentare europeo, il primo forte del carisma e dell’autorevolezza guadagnati in cinque anni di amministrazione, il secondo del sostegno di Pdl e Lega. Sentiamo.

Nella foto, il presidente uscente della Provincia di Milano Filippo Penati (Pd)

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di Gabriele CANARINI

La partita che si sta giocando a Milano è importante. E questa volta San Siro non c’entra. Stiamo parlando di una partita politica. Quella che vede contrapposti il presidente della Provincia uscente Filippo Penati, da una parte, e il candidato sostenuto dal Pdl e dalla Lega Guido Podestà, dall’altra, per la guida di Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano, appunto. Già da questa breve presentazione, sono evidenti la differenza fra le due candidature politiche e i termini entro cui si giocherà lo scontro: Penati è, sì, sostenuto da un’alleanza variegata, fra cui spicca la lista civica dei 45 candidati agli altrettanti collegi in cui è suddivisa la Provincia, prima ancora che il Pd, e punta ad ottenere consensi trasversali, rastrellandone anche fra gli indecisi, ma per far ciò punta principalmente sul proprio carisma e la propria autorevolezza, costruita in questi cinque anni di gestione provinciale. Podestà, invece, è un personaggio molto meno conosciuto nell’ambito milanese, che viene da un’esperienza all’interno del Parlamento europeo, e che però gode di un sostegno politico a livello partitico assai forte, perché a supportare la sua candidatura vi sono due compagini che in Lombardia da tempo mietono larghi successi, in particolare il Pdl, che qui ha in mano le redini sia del Comune di Milano sia della Regione Lombardia. Dunque il risultato di queste elezioni stabilirà se a prevalere sarà la forza personale di Penati o la forza politica di Pdl e Lega. Questi i termini dello scontro. E la posta in palio non è certo di poco conto, perché si tratta di ottenere il controllo di una delle province più importanti e più ricche di tutto il Nord, se non la più importante. Le ripercussioni, a livello nazionale, comunque si risolva l’agone politico in questione, saranno pertanto rilevanti, sia per la coalizione di maggioranza che per il Pd, ma soprattutto per quest’ultimo, che deve cercare di tenere in piedi l’ultimo baluardo in mano alla sinistra in una delle aree più rilevanti del Paese. E l’impresa non si preannuncia facile per il Presidente uscente, come infatti mostrano i più recenti sondaggi, che danno Podestà in vantaggio sull’avversario, con una percentuale attestata fra il 47 e il 49%, mentre a Penati andrebbe una percentuale compresa fra il 41 e il 43%. La cosa, però, non sembra scomporre più di tanto il candidato del centrosinistra, che, ben consapevole della forza politica della corazzata di centrodestra, punta a portare l’avversario al ballottaggio, dove molto probabilmente potrebbe pesare, a svantaggio di Podestà, l’astensionismo leghista, già preannunciato, a causa della concomitanza, il 21 giugno, fra i ballottaggi e il tanto odiato referendum. Proprio da questi numeri si evince anche come il piatto restante per gli altri candidati sia, a dir poco, misero. Eppure in quel risicato limbo di 7-8 punti percentuali, si fiancheggiano, alla disperata ricerca di un posto al sole, ben 9 liste diverse. Oltre alle 3 liste civiche, che puntano a veder eletto un loro rappresentante, «Aboliamo le province», «No box», «Pensione e lavoro», abbiamo altri sei candidati: Enrico Marcora per l’Udc, che ha apertamente dichiarato di tifare per il ballottaggio («così dimostriamo di essere determinati»), facendo così indirettamente un favore a Penati; Carla de Albertis per Nordestra; Massimo Gatti per Rifondazione e Comunisti Italiani; Pietro Maestri per Sinistra critica; Elisabetta Fattuzzo, sostenuta dalla Lista Pensionati, dalla Destra di Storace e dall’Mpa; infine Max Ferrari per Lombardia Autonoma.

Ma anche Penati, come anticipato, ha deciso di affidare le proprie sorti elettorali, oltre che al sostegno del Pd, ad una lista civica, i cui 45 candidati saranno impegnati a racimolare voti per mantenere inalterato il vertice di Palazzo Isimbardi. Fra i candidati della Lista spiccano i nomi di Philippe Daverio, già assessore alla cultura del Comune di Milano con il sindaco leghista Marco Formentini, e Benedetta Tobagi, figlia di Walter, giornalista del Corriere della Sera assassinato dalle Brigate Rosse, la quale ha il compito cruciale di conquistare preferenze nell’ormai ex Stalingrado d’Italia, Sesto San Giovanni, di cui lo stesso Penati fu sindaco, e che si contraddistinse, nelle scorse elezioni politiche, per un netto deflusso di voti dal centrosinistra alla Lega. Sono stati questi stessi candidati, alla presentazione ufficiale della lista civica a sostegno di Penati, a sottolineare come tale sostegno si fondi sulle linee guida definite dal patto di programma: «L’abolizione della provincia in favore della città metropolitana, il completamento della rete metropolitana e l’avvio della tariffa unica per il trasporto pubblico, il sostegno al ceto medio colpito dalla crisi, un nuovo modello di welfare ambrosiano e la battaglia culturale per un’educazione alla legalità e per un nuovo civismo». Il presidente Penati ha, dal canto suo, così spiegato i motivi che lo hanno spinto a legare la sua candidatura a questa lista civica: «In questa lista ci sono persone che vengono da esperienze diverse, e che hanno deciso di impegnarsi direttamente in politica. E’ una scelta controcorrente in questo momento storico, una scelta che dimostra un grande spirito civico e la volontà di essere utili ai cittadini». Ma le ragioni che hanno portato Penati ad operare questa scelta sono anche di altro ordine: il tentativo di smarcarsi politicamente da un Pd che in queste aree vive un’agonia politica che è andata aumentando progressivamente nel tempo, ma anche la rivendicazione di una propria autonomia, di idee e di programma, rispetto alla linea tenuta dal partito a livello nazionale. Come, ad esempio, è accaduto sulle ronde, in merito alle quali l’inquilino uscente di Palazzo Isimbardi, in un’intervista rilasciata il 9 aprile al Corriere della Sera, ha giudicato negativamente la posizione assunta dal Pd: «Si sono lasciati imprigionare dalle ideologie e hanno perso per strada i buoni propositi iniziali». Penati ha così spiegato le sue ragioni: «Intendiamoci: trovo deplorevole l’idea di farsi giustizia da sé. Ma qui parlavamo d’altro. Il ministro Maroni partiva dalla considerazione che le ronde proliferano comunque e al di fuori di ogni controllo. Questo è un fatto negativo che le istituzioni devono governare. E se la risposta sono ronde affidate ad associazioni di ex militari o carabinieri in congedo o gruppi già presenti sul territorio, che sono autorizzati e controllati dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, che girano disarmati e dotati esclusivamente di cellulari e walkie-talkie, io dico perché no?». Fermo restando l’avversione di Penati per il modo in cui la Lega ha gestito il problema, ossia lasciando intendere che il controllo del territorio verrebbe demandato in parte a tali ronde, mentre questo ruolo spetta di diritto allo Stato, questo approccio inedito dell’ex sindaco di Sesto San Giovanni si spiega con la rivendicazione della volontà di attuare un controllo territoriale diretto, continuo, a stretto contatto con i cittadini, e di porre la questione della sicurezza al centro della campagna elettorale: «Per quanto riguarda la sicurezza, l’ultima proposta della Provincia sono 500mila euro messi a disposizione dei Comuni per formare disoccupati o cassaintegrati da inserire negli uffici delle forze dell’ordine. Così si liberano agenti per il controllo del territorio». A questa proposta ha risposto polemicamente il candidato del centrodestra Podestà, che ha così spiegato la sua diversa ricetta, spostando l’attenzione sul problema delle infrastrutture: «Credo che il primo dovere di chi ha responsabilità di governo sia quello di impegnarsi nel garantire il benessere dei propri concittadini, occupandosi delle tematiche che sono proprie dell’Ente e non facendo speculazioni finanziarie, indebitando i cittadini come ha fatto invece Penati. Senza strade ed infrastrutture la vita è impossibile. Le stiamo realizzando in Italia e in Lombardia: le faremo anche in provincia di Milano, procedendo nella realizzazione di tutte le infrastrutture necessarie per lo sviluppo del territorio». Il programma proposto da Podestà, infatti, si snoda intorno a quattro temi cardine: famiglia, servizi sociali, ambiente e, per l’appunto, le infrastrutture. L’ex parlamentare europeo ha, quindi, illustrato così l’ampio respiro che intende profondere alle sue politiche in merito al rinnovamento della Provincia: «La nostra è una visione d’insieme su un territorio allargato. La Provincia di Milano conta circa tre milioni di abitanti, ha un tessuto economico fondato sulle piccole e medie imprese che garantiscono lavoro e sviluppo a milioni di cittadini. Siamo pronti a guardare oltre i confini del territorio e a bussare alle porte dell’Europa. Ma per fare questo è necessario ripartire dalle infrastrutture, anche in vista di Expo 2015». Proprio, però sulla lentezza con cui procedono i lavori predisposti dal Comune di Milano per l’Expo 2015, si sta infiammando la polemica, che rischia di rivelarsi un boomerang per il centrodestra e, di riflesso, anche per Podestà. La polemica, inoltre, monta anche attorno alla scelta annunciata nei giorni scorsi dal presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, di voler fare dell’aeroporto di Fiumicino l’hub della compagnia. Le critiche in proposito sono piovute addosso al governo anche da parte degli stessi esponenti della maggioranza che ricoprono ruoli guida in Lombardia, primo fra tutti il Presidente della Regione Roberto Formigoni. Unica eccezione è stato il sindaco di Milano Letizia Moratti, che ha assicurato che «lo sviluppo dell’aeroporto di Roma è assolutamente compatibile con quello dello scalo di Milano». Ma il Pd, invece, non ha esitato ad attaccare il governo sulla questione Alitalia, che si risolve in maniera ben diversa da quanto era stato annunciato nella campagna elettorale dello scorso anno, e ha messo nel mirino la Lega, tacciata di aver «tradito il Nord». La risposta dei leghisti non si è fatta attendere, infatti il numero due dei deputati del Carroccio, Marco Reguzzoni, ha spiegato: «Dove non era riuscito il temuto secessionismo, sono riusciti Alitalia e i partiti romanocentrici. Hanno spaccato l’Italia in due». Altrettanto immediata la controreplica dei detrattori della Lega, che si son chiesti: «Ma al governo non ci sono pure loro?».

Ma di polemiche nei giorni scorsi la Lega ne aveva già suscitate molte, per via della provocatoria presa di posizione del suo vicesegretario Matteo Salvini. Presentando i suoi candidati alla Provincia di Milano davanti a Palazzo Marino, Salvini aveva, infatti, dapprima semplicemente avvallato una proposta avanzata dalla sua candidata, la scrittrice-taxista Raffaella Piccinni del sindacato autonomo Sitp, di riservare alcune carrozze alle donne e altre agli extracomunitari. Ma poi aveva aggiunto, ancor più provocatoriamente di quanto già non avesse fatto la sua candidata: «L’idea di riservare i posti ai milanesi, da qui a qualche anno, potrebbe diventare una realtà. La mia è l’amara considerazione da parte di un utente dei mezzi pubblici. Non c’è ancora una delibera o una proposta di legge, se qualcuno vorrà proporla lo aiuteremo a farla». L’esponente leghista aveva così spiegato i motivi di tali affermazioni: «Uso i mezzi a Milano da vent’anni e vista l’arroganza, la maleducazione e la violenza che regnano, così come una volta c’erano i posti riservati ai reduci, agli invalidi e alle donne incinte, avanti di questo passo fra dieci anni se non si interviene ci saranno posti o vagoni riservati ai milanesi e alle persone per bene. Se non si mette un limite all’immigrazione arriveremo a questo». Come ben sappiamo, tali prese di posizione hanno avuto immediata eco a livello nazionale, scatenando reazioni indignate a livello bipartisan e non pochi imbarazzi all’interno degli stessi ambienti leghisti. Ma, fra tutte, sicuramente la risposta più pertinente sul tema è stata quello di Elio Catania, presidente del progetto Migrart, un progetto che l’Atm, l’Azienda dei Trasporti Milanesi, ha lanciato ormai da mesi, e che è volto a mettere in risalto l’integrazione multietnica, in primis quella che avviene sui mezzi pubblici: «Gli extracomunitari sono una quota significativa dei nostri passeggeri e, non nascondo, di alcuni dei problemi del trasporto. Il concetto di sicurezza a noi tanto caro passa anche per la conoscenza e accettazione dei diversi. Migrart è una formidabile occasione per conoscere, capire e accettare quella diversità che è alla base di una società multietnica». E’ comunque inevitabile che la provocazione di Salvini possa creare un effetto boomerang anche nei confronti di Podestà, come ha voluto precisare il consigliere regionale del Pd Franco Mirabelli: «Podestà non può cavarsela liquidando come una boutade l’uscita del leghista Salvini. A Salvini, Podestà aveva proposto di diventare vicepresidente della Provincia nel caso di vittoria di Pdl e Lega. Bene, dica con chiarezza ai milanesi che intendono votarlo se gli rifarebbe questa proposta. Se non è così, prenda le distanze da quelle affermazioni in maniera chiara e decisa, come hanno fatto altri esponenti della sua parte politica». Dunque Podestà deve ben guardarsi dalla foga dei sui alleati leghisti, però può vantare dalla sua la benedizione del Presidente del Consiglio Berlusconi, che, nel celebrare, con un intervento telefonico durante la festa d’apertura della campagna elettorale, la sua candidatura, non ha perso tempo e ha subito attaccato Penati sulla questione dei rifiuti: «C’è la necessità di costruire un nuovo termovalorizzatore, perché si rischia una situazione vicina a quella della Campania. E’ stato stimato che nel 2011 ci potrebbe essere un deficit infrastrutturale per lo smaltimento di 600mila tonnellate di rifiuti all’anno, e per il veto dei Verdi e dei comunisti la Provincia non ha approvato il piano dei rifiuti e ha dovuto subire l’onta del commissariamento con la nomina dello stesso Penati a commissario». In risposta a queste affermazioni, Penati ha voluto chiarire che «non c’è alcun rischio di emergenza rifiuti per i cittadini della Provincia di Milano, perché il piano rifiuti provinciale è perfettamente in linea con le indicazioni e le richieste della Regione Lombardia, con cui continuiamo a lavorare per realizzare il nuovo termovalorizzatore». Termovalorizzatore che, come ha subito rassicurato il Presidente uscente della Provincia, di fronte a chi aveva ventilato l’ipotesi che venisse fatto nell’area verde del Parco Agricolo Sud Milano, verrà dislocato nell’area nord di Milano, verso Sesto San Giovanni. E, proprio per parlare di rifiuti e termovalorizzatore, Penati ha incontrato nei giorni scorsi i funzionari della Regione e l’assessore alle Reti e Servizi di pubblica utilità e sviluppo sostenibile, Massimo Buscemi. A seguito dell’incontro l’inquilino di Palazzo Isimbardi ha rassicurato: «Abbiamo convenuto che non ci sono rischi per la popolazione, e che il piano rifiuti della Provincia di Milano, approvato dalla stessa Regione il 27 gennaio scorso, tiene conto per filo e per segno di tutte le indicazioni arrivate dalla Regione Lombardia. Non c’è quindi nessun problema e nessun rischio di emergenza, visto che il Piano provinciale punta alla piena autosufficienza dello smaltimento». Penati ha poi illustrato la tempistica che scandirà prossimamente il cammino verso il nuovo termovalorizzatore: «Il lavoro con la Regione Lombardia prosegue. Aspettiamo che sia la Regione a dare indicazioni della localizzazione del nuovo termovalorizzatore, ma il percorso è già avviato e il prossimo 21 maggio è stato fissato l’incontro dal notaio per la costituzione della nuova società, partecipata da Asam e Core, che avrà il compito di predisporre il piano di fattibilità del nuovo termovalorizzatore». Ed è stata anche la stessa Giunta regionale a dare una «valutazione di incidenza positiva», nei confronti del Piano proposto dalla Provincia, dando atto che «la Provincia di Milano ha provveduto nei tempi previsti a trasmettere il piano e la relativa cartografia, revisionata secondo le prescrizioni».

C’è stato, però, un altro passaggio della presentazione di Podestà che è passato alla ribalta delle cronache, ovvero sia il lapsus del sindaco di Milano Letizia Moratti che, nel discorso di sostegno alla candidatura di Podestà, lo ha inavvertitamente chiamato Guido Penati, facendo un gustoso mix dei due nomi. Mix che sarebbe stato gradito anche alla madre di Penati, come ha lui stesso simpaticamente ricordato: «Mia mamma voleva chiamarmi Guido. Poi mio padre disse “No, lo chiamiamo Filippo, come il nonno che è morto a Mauthausen”. Di fronte a questa motivazione, mia mamma ha ceduto. Altrimenti mi sarei chiamato davvero Guido. Forse mia mamma e la Moratti si sono parlate». Poi l’ex sindaco di Sesto S. Giovanni ha chiarito quale sia la sua arma più in vista dello scontro elettorale: «Io rivendico il fattore “C”, la fortuna. La Moratti ha fatto una gaffe che può capitare a tutti. Ma che l’abbia fatta alla presentazione di Podestà vorrà pur dire qualcosa. Vuol dire che io ho il fattore C, e lui non ce l’ha». Resta il fatto che, sondaggi alla mano, al momento il candidato del centrodestra è in vantaggio, ma a seguito dei fatti precedentemente illustrati, cioè le esternazioni di Salvini, e soprattutto le questioni Expo e Alitalia, su cui la critica di Penati si preannuncia insistita e decisa, la cavalcata di Podestà pare aver rallentato. E, cosa più importante, sembra difficile che egli possa riuscire a prevalere al primo turno, superando subito la quota del 50% dei consensi. A quel punto lo scenario muterebbe, molto probabilmente, a favore del centrosinistra, come confida Penati: «Ormai è certo che si va al ballottaggio. La partita sarà lunga. E io rivelo una cosa: confido di arrivare al ballottaggio in testa». E la partita, oltre ad essere lunga, sarà sicuramente cruciale per entrambi gli schieramenti. Ma soprattutto per il Pd, che, qualora dovesse spuntarla Podestà, potrebbe svegliarsi l’8 giugno e trovare una delle aree più ricche ed economicamente centrali del paese, Milano e la Lombardia, completamente in mano alle giunte capitanate da Pdl e Lega.

Gabriele Canarini

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