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Europee ’09, intervista a Muscardini (Pdl) “Serve un’Italia più forte in Europa”

maggio 15, 2009 di Redazione 

Proseguono le interviste del giornale della politica italiana ai candidati alle elezioni del 6 e del 7 giugno. Ascoltiamo oggi l’europarlamentare uscente di An – già presidente del gruppo Unione per l’Europa delle Nazioni – oggi nel Popolo della Libertà, eletta per ben quattro volte (con le preferenze) a Strasburgo, ricandidata nella circoscrizione Nord-ovest. L’ha sentita Marco Fattorini.

Nella foto, l’onorevole Cristiana Muscardini

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di Marco FATTORINI

On. Muscardini: un mandato che si sta concludendo ed un altro per cui è candidata. Cosa la spinge a proseguire nell’avventura europea? Quale, ad oggi, la sua esperienza al Parlamento di Strasburgo?
“Oggi, l’80% delle leggi italiane, come quelle degli altri 26 Paesi dell’UE, derivano dai regolamenti e dalle direttive dell’Unione europea ed il 60% di queste leggi nascono dall’accordo tra il Parlamento europeo ed il Consiglio europeo. È perciò evidente che l’Italia, per vedere difesi i propri legittimi interessi, pur tenendo conto delle esigenze più vaste dell’Europa, ha bisogno di avere eletti al Parlamento europeo persone che ne conoscono bene il funzionamento e che conoscano altrettanto bene le esigenze delle nostre categorie imprenditoriali e dei consumatori.
Affrontare una nuova campagna europea è un impegno “pesante” (la circoscrizione Nord-ovest composta da Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta ha infatti più di 16 milioni di abitanti) ma mai come ora l’Italia ha bisogno di ritrovare un ruolo ed una considerazione più forte. Questo sia per le grandi sfide legate alla ripresa economica e alla difesa della nostra produzione sia per contrastare l’immigrazione clandestina e l’assalto di mercati potenti che spesso non rispettano le regole, quali ad esempio quello cinese”.

Lei è attualmente vicepresidente della Commissione per il commercio internazionale. Quali sono stati i risultati conseguiti che le stanno maggiormente a cuore?
“Le mie tre relazioni approvate dal Parlamento europeo per la lotta al dumping, la modifica e il miglioramento delle regole dell’OMC e le nuove concrete prospettive per riuscire ad ampliare per le PMI la possibilità di partecipare allo sviluppo del loro settore nel commercio internazionale sono sicuramente obiettivi importanti che ho raggiunto in questi anni. Rimangono però moltissime battaglie da affrontare ancora, ne cito alcune: la lotta alla contraffazione, l’etichettatura d’origine per i prodotti che entrano in Europa affinché il consumatore sia correttamente informato e non ci sia concorrenza sleale verso le imprese italiane ed europee, l’etichettatura trasparente per sapere esattamente la composizione e il percorso di ogni prodotto, specie in campo alimentare, la difesa della nostra agricoltura come risorsa sia imprenditoriale sia di tutela della salute, e una maggiore attenzione all’artigianato, sono obiettivi che dobbiamo raggiungere al più presto”.

Lei ha spesso portato alla pubblica attenzione il problema della pedofilia. Quale è la situazione oggi in Europa ma, soprattutto, il Parlamento di Strasburgo si è mosso in tal senso per nuove soluzioni di tale, drammatica, questione?
“La pedofilia sta diventando una piaga sempre più estesa, anche nello scorso autunno incontrando il Segretario generale di Interpol ho avuto la conferma dei dati agghiaccianti dei quali ero già informata e sui quali ho più volte interpellato il Consiglio e la Commissione. Qualche passo avanti è stato fatto ma troppo pochi rispetto al dilagare del problema: migliaia di bambini ogni anno sono rapiti, violentati, mai più ritrovati, spesso uccisi. La mancanza di regole per internet aggrava il problema e per questo vi è necessità di azioni ancora più incisive sia a livello europeo per chiudere e perseguire penalmente i detentori di questi siti o i provider che non mettono in essere alcun controllo (la Svizzera lo ha già fatto da tempo), sia per chiedere regole a livello internazionale che portino a perseguire il reato ovunque si svolga”.

Crisi economica. Quanto è importante in questo ambito il ruolo del Parlamento Europeo? Cosa è stato fatto e cosa lei personalmente propone per alleviare i danni di questa crisi all’Europa?
“Più volte, durante questa e la precedente legislatura, ho avuto, devo dire purtroppo, modo di denunciare anticipatamente ciò che poi si è realmente verificato per le varie bolle speculative che sono scoppiate. Concordo con il Presidente Sarkozy quando in aula a Strasburgo ha dichiarato che la crisi è sistemica e, rispondendo al mio intervento in aula, ha chiesto all’UE di farsi carico di un nuovo sistema sociale ed economico sia per il proprio territorio sia per lanciare messaggi concreti a tutto il mondo mediterraneo. La ripresa economica potrà avvenire solo se riusciremo finalmente a conciliare etica ed economia, se l’Unione avrà una politica economica e non soltanto una struttura monetaria che peraltro vede uniti nell’Euro soltanto alcuni paesi dell’Unione. Occorre ridare priorità alla politica economica e non alla finanza virtuale che ha predominato in questi anni con un’evidente responsabilità da parte degli Stati Uniti ma anche di certi pseudo-analisti europei. Occorre che l’Europa abbia una sua politica estera e che, rispetto alla mondializzazione, si batta per regole condivise che garantiscano pari opportunità, pari diritti e meno burocrazia inutile”.

Su cosa sono incentrate queste settimane di campagna elettorale? Quali i temi e le battaglie da far conoscere ai cittadini elettori?
“La mia campagna elettorale è volta a fare conoscere ai cittadini quanto l’Europa “conta” e perciò quanto è necessario che essi scelgano per potere contare in Europa. I temi legati alla difesa della nostra produzione, dei diritti dei consumatori, ai diritti civili ma anche ai doveri che le Istituzioni hanno verso i cittadini, la lotta alla grande criminalità ed alla immigrazione clandestina, devono vedere tutta l’Europa impegnata insieme. Per questo credo che l’approvazione di un nuovo trattato e di un Presidente dell’Unione in carica per due anni e mezzo dia più forza all’Europa e alla sua politica sia sui mercati internazionali sia sulle grandi scelte politiche”.

Come valuta la presenza femminile, in termini di quantità e qualità, nelle liste di Pdl e Pd?
“Non posso dare valutazioni sulle candidature di altre colleghe o di persone che, presentandosi per la prima volta, aspirano a diventare parlamentari europei. Reputo comunque che le donne abbiano ancora una strada in salita per poter affermare le loro qualità effettive a prescindere dalla bellezza, dall’età o dalla vicinanza con questo o con quel leader politico. Le donne in troppe occasioni ancora e in troppi settori, a pari grado occupazionale, hanno una retribuzione inferiore rispetto all’uomo e nel mondo della politica ed anche nella pubblica amministrazione è per loro difficile farsi strada specie se non vogliono, giustamente, rinunciare anche ad un loro ruolo all’interno della famiglia. Basterebbe guardare quante donne sono all’interno dei Consigli di Amministrazione delle municipalizzate o comunque di quei Consigli di nomina politica dovute alle scelte di Comuni, Province e Regioni per vedere quanto poco siano rappresentate”.

A marzo è nato il Pdl. Saprà rispondere alle istanze europee? Ma soprattutto potrà veramente unire due ex formazioni come FI e AN nel cammino comune di valori e identità del Partito Popolare Europeo?
“Se non ritenessi che il Pdl ha tutte le carte in regola per essere il nuovo grande partito del centro-destra in Italia e in Europa non sarei qui ora a fare questa mia quinta campagna elettorale per le europee. Qualcuno potrà dire: “Quinta campagna elettorale?”
Sì, per quattro volte sono stata eletta al PE con un voto preferenziale che ritengo di avere ottenuto in base al lavoro che ho fatto e al sostegno spontaneo, e spesso frutto di grande sacrificio, delle persone che mi sono vicine e che ottengono da me solo di aumentare di anno in anno fatica e sacrifici. Certo che c’è un compenso, è il sapersi tutti uguali nel lavorare per un progetto comune, quello che dovrebbe finalmente vedere tornare la politica ad essere strumento per il bene della società e non il mezzo per aumentare il proprio potere personale”.

Circa un anno fa lei scriveva: “I media italiani danno poca attenzione a quanto avviene in Europa, la politica dei partiti italiani è in troppe occasioni, ed in senso negativo, provinciale, rispetto al confronto ineludibile con gli altri 26 paesi dell’Unione e con il resto del mondo”.
Come superare questo euroscetticismo e questa lontananza dall’attività dell’UE ben percepibile in Italia, non solo nei media?
“Confermo, purtroppo, la mia dichiarazione di un anno fa. In queste ultime settimane alcuni media si sono occupati del PE solo per fare del gossip o per screditare l’unica Istituzione al mondo che vede uniti nello stesso parlamento i rappresentanti, direttamente eletti dai cittadini, di 27 Paesi. Se in questi anni alcuni parlamentari non hanno fatto compiutamente il loro dovere, i media avrebbero dovuto denunciare queste manchevolezze durante la legislatura, richiamando gli eventuali assenteisti alle loro responsabilità. Gli italiani non sono euro-scettici, sono male informati o, peggio ancora, non informati. Per questo mi auguro che, almeno in queste ultime settimane di campagna elettorale, qualche giornalista ricordi loro che per valutare ciò che i parlamentari europei che si ripresentano hanno effettivamente fatto nei cinque anni della legislatura basta andare sul sito del PE, www.europarl.europa.eu, ed informarsi. Per quanto mi riguarda qualche altra notizia la si può trovare sul mio sito www.muscardini-cristiana.com
L’Italia non ha, rispetto agli altri Paesi europei, un numero sufficiente di funzionari di alto grado nelle direzioni generali della Commissione ma siamo certi che il nostro Governo vorrà provvedere a questa manchevolezza e, nel frattempo, ci auguriamo che gli elettori scelgano come votare i partiti attraverso i programmi ma anche attraverso i risultati ottenuti da quei parlamentari che, durante la legislatura appena terminata, hanno rappresentato l’Italia e hanno cercato di farla tornare in Europa ad essere non solo paese fondatore dell’Unione ma anche Nazione guida per il futuro comune”.

Marco Fattorini

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