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Diario politico. Monito di Napolitano sul rischio-xenofobia. Il premier: ‘Non a noi’

maggio 14, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Laura Liucci. La giornata si è aperta all’insegna delle parole del capo dello Stato, che ha parlato di «una retorica pubblica che non esita, anche in Italia, a incorporare accenti di intolleranza e xenofobia». Maroni intanto difendeva la sua linea invitando a leggere meglio il testo del decreto sicurezza e auspicando interventi “dell’Unione Europea a sostegno dei Paesi in prima fila nella lotta all’immigrazione clandestina”. Alla Camera, nel pomeriggio, è arrivato il sì definitivo al ddl che ora tornerà al Senato. Duro scontro tra maggioranza e opposizione con un botta e risposta durante le dichiarazioni di voto tra il ministro dell’Interno e Franceschini. Il racconto.

Nella foto, Bossi e Maroni oggi a Montecitorio

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di Laura LIUCCI

Tiene banco nella giornata di oggi il dibattito sul pacchetto sicurezza, approvato in via definitiva dalla Camera dopo la fiducia posta ieri sui tre maxiemendamenti. Le dichiarazioni al vetriolo si sono succedute durante tutto il giorno, con la maggioranza ferma nel difendere il proprio operato e l’opposizione compatta nel condannare il ddl. Il pacchetto sicurezza si è poi votato in tarda mattinata, e ha ottenuto il sì della Camera con 297 favorevoli, 255 contrari e 3 astenuti. Il decreto dovrà ora passare al Senato, passaggio che, assicura il presidente dei senatori della Lega Nord Federico Briciolo «chiederemo che sia calendarizzato prima possibile per arrivare al voto finale in tempi strettissimi».

Ddl sicurezza. La giornata si è aperta con la risposta del Ministro dell’Interno Roberto Maroni alle accuse mosse nei giorni scorsi dalla Cei al pacchetto sicurezza. Incalzato in merito alla vicenda dai giornalisti, Maroni ha invitato a leggere con molta attenzione i provvedimenti contenuti nel documento, sostenendo «che se uno e’ contrario, in linea di principio, a qualunque provvedimento restrittivo o più severo al contrasto dell’immigrazione clandestina e della criminalità organizzata dirà sempre di no». Dello stesso avviso il sottosegretario Mantovano, che ai microfoni di Radio Anch’io ha polemizzato circa la strumentalizzazione che il centrosinistra starebbe mettendo in atto riguardo il pacchetto sicurezza, senza valorizzare i provvedimenti in esso contenuti, come ad esempio «delle norme antimafia che rappresentano l’intervento più significativo dopo lo Scotti-Martelli del ’92».
Compatte le critiche che continuano ad arrivare dall’opposizione. I provvedimenti sotto osservazione sono molteplici, primi fra tutti la reintroduzione delle ronde e l’istituzione del reato di clandestinità – come tempo fa lo era stato la richiesta di introduzione dell’aggravante di clandestinità, poi mai realizzata. Dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro le critiche più aspre. «Questo governo vuole trasformare il nostro Paese in un Paese dell’intolleranza, fascista, razzista, xenofobo, piduista e per questo noi, prima o poi, riusciremo a mandarlo a casa» ha dichiarato l’ex pm di Mani Pulite durante le dichiarazioni di voto oggi alla Camera, parlando poi del decreto come di un «un mero manifesto elettorale che non risolve il problema» e sostenendo che il reato di clandestinità non renderà il Paese più sicuro. Duro anche il segretario del Pd Franceschini che, sempre nelle dichiarazioni di voto, si è soffermato sulla questione delle ronde. «Nella storia italiana c’è già stato purtroppo un momento in cui si pensò di affidare la sicurezza a persone che giravano per le strade con la camicia dello stesso colore – ha affermato – e noi lì non vogliamo tornare. La sicurezza si affida ai poliziotti, la si affida ai carabinieri». Anche il leader dell’Udc Pierferdinando Casini ha usato parole dure per un decreto legge ritenuto espressione di un governo ormai «definitivamente leghizzato», ma soprattutto duro e significativo, prima, il monito che arriva dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Napolitano rileva come si stia diffondendo «una retorica pubblica che non esita, anche in Italia, a incorporare accenti di intolleranza e xenofobia». Al Presidente della Repubblica hanno risposto prima Bossi, e poi lo stesso premier affermando di essere «da sempre contro la xenofobia».
Berlusconi è tornato oggi sulla questione a più riprese, difendendo il ddl e sostenendone la validità e la legalità, contro ogni accusa di razzismo o mancanza di rispetto per le norme internazionali. Questi provvedimenti sono stati ritenuti necessari per arginare i problemi causati da una cattiva gestione del problema da parte del centrosinistra negli anni scorsi, ha sostenuto in sostanza il premier, per il quale si è affrontato «il fenomeno dell’immigrazione clandestina con tutto il buon senso e la giustizia necessari ma anche con determinatezza».

Immigrazione e respingimenti. Oggi è stata anche la giornata della consegna di tre motovedette alla guardia costiera libica nell’ottica di un contributo significativo al pattugliamento delle acque. «Quella odierna, senza enfasi, rappresenta una giornata importante come ulteriore tappa verso la svolta iniziata nel contrasto all’immigrazione clandestina» dichiara il ministro Maroni presenziando in mattinata alla cerimonia di consegna a Gaeta. Maroni ha poi richiamato l’attenzione su un problema che ha definito non solo di competenza italiana. «Vogliamo che l’Unione europea prenda decisioni che non ha finora preso e metta in atto azioni che aiutino i paesi come l’Italia, Malta e la Spagna in prima fila nella lotta all’immigrazione clandestina».
Ma le proteste alla politica dei respingimenti non si placano, anche in seguito alle dichiarazioni del Presidente della Repubblica che hanno scatenato da una parte la reazione della maggioranza, dall’altra il plauso dell’opposizione.
Per il presidente del Senato Schifani Giorgio Napolitano «ha parlato di toni, non di un Paese xenofobo, naturalmente. Il nostro Paese coltiva il culto dell’accoglienza e dell’ospitalità». Sarcastico invece il ministro per la Semplificazione Calderoli, che ha risposto alle parole del Presidente della Repubblica ironizzando sul non aver optato per nessuna retorica, per «la strada non delle parole ma dei fatti e del rigore contro un fenomeno, quello dell’immigrazione clandestina».
In difesa di Napolitano si è schierata l’opposizione. «Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha saggiamente denunciato il diffondersi, nel nostro Paese, di una retorica pubblica con accenti di intolleranza e di xenofobia» ha dichiarato la capogruppo al Senato del Pd Anna Finocchiaro, che si è rivolta poi a Berlusconi: «Il problema dell’immigrazione non e’ solo un problema di sicurezza ma e’ anche una questione di integrazione. E non lo rileviamo solo noi, ma anche il Presidente della Repubblica, la Cei e i vescovi europei. Ma lui per fare concorrenza alla faccia dura della Lega fa finta di non saperlo».

Piano casa. Si è tornato a parlare di piano casa a margine del vertice tenutosi oggi tra governo ed enti locali per abbattere gli ultimi ostacoli sulla strada del decreto, che sarebbe dovuto essere all’ordine del giorno domani in Consiglio dei ministri. Ma così non sarà, dal momento che in conferenza unificata non si è riusciti a raggiungere un accordo circa la questiona dibattuta oggi e relativa alla semplificazione della procedura per la valutazione ambientale strategica (Vas) contenuta nel piano. «Il testo sarà portato in Consiglio dei ministri solo quando ci sarà un accordo tra tutti i soggetti – ha affermato Raffaele Fitto, ministro per i Rapporti con le Regioni – Il governo non intende imporre nessuna accelerazione e non sarà qualche giorno in più a compromettere il progetto».

Laura Liucci

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