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La nuova Alitalia sceglie Fiumicino su Malpensa si ricompatta il nord

maggio 14, 2009 di Redazione 

La decisione, annunciata ufficial- mente ieri, di fare dell’aeroporto romano l’hub della compagnia riaccende le polemiche già esplose in campagna elettorale, quando dal Governo era giunta rassicurazione che Alitalia non avrebbe lasciato, invece, lo scalo varesino. Lo ricorda la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, mentre il presidente della Provincia di Milano Penati, ricandidato dai Democratici, si scaglia contro il sindaco di Milano Moratti. Tutti comunque protestano per la decisione. Formigoni: “Colaninno si tolga dalla testa di mantenere il monopolio su Malpensa”. Il ministro per i trasporti Matteoli: “Pensare che si voglia penalizzarla è una sciocchezza”. Il servizio, di Marco Fattorini. 

Nella foto, il presidente di Alitalia Roberto Colaninno

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di Marco FATTORINI

Da gennaio sui cieli italiani vola la nuova Alitalia, firmata Cai. Roberto Colannino e la sua cordata di soci imprenditori, dopo mesi di furiose polemiche e conflitti sociali, ha rilevato l’azienda della Magliana che ormai era sull’orlo del collasso. La società, nata dalla fusione tra la vecchia Alitalia ed Air One, può contare su148 aeromobili, raggiunge 25 destinazioni nazionali e 49, tra internazionali ed intercontinentali.
I primi mesi di nuova gestione sono stati piuttosto tiepidi, anche perché nei passeggeri sono ancora vivi i ricordi dei recentissimi disagi che hanno lasciato a terra centinaia di migliaia di viaggiatori italiani, ma non solo. E allora ecco le contromosse del management con tariffe promozionali per l’Europa e il mondo, con la riqualificazione promozionale della tratta Roma-Milano, anche in virtù della concorrenza con il Frecciarossa di Trenitalia. Il tutto attraverso la riduzione dei tempi extra, la velocizzazione delle operazioni di imbarco e la disponibilità di arei e varchi dedicati alla sola tratta Roma-Linate, sulla quale Alitalia detiene pressoché il monopolio.

IL DERBY FIUMICINO-MALPENSA. Aspettando risultati concreti da queste mosse, un’azione strategica è stata ufficialmente annunciata pochi giorni fa dal presidente di Alitalia Roberto Colaninno e dall’a.d. Rocco Sabelli durante una conferenza stampa: la compagnia di bandiera ha scelto come base principale l’aeroporto di Roma Fiumicino, chiudendo definitivamente porte e speranze all’eterno rivale Malpensa. L’esito di questa scelta sembrava ormai scontato da mesi: nelle strategie della nuova azienda era infatti visibile una scelta tesa verso lo scalo romano ai danni dell’aeroporto varesino che ora si ritrova orfano di una compagnia che in quei gate e in quegli spazi aveva fatto muovere tantissimi aerei e passeggeri.
Il piano di Cai prevede che l’aeroporto “Leonardo Da Vinci” sia la base principale di una rete a stella che comprende anche gli altri cinque aeroporti di Milano, Venezia, Torino, Napoli e Palermo. Per lo scalo romano sono pronti accordi e nuove iniziative congiunte tra Alitalia e A.d.R. (società di gestione dello scalo di Fiumicino) che prevedono la collaborazione nei servizi aeroportuali ma anche diversi interventi infrastrutturali volti alla futura configurazione di un terminal che sia totalmente dedicato ad Alitalia e ai partner Skyteam.

LA DELUSIONE DI MALPENSA. Ora la crisi e i timori per il futuro di Malpensa si moltiplicano: già da mesi sono centinaia le persone che hanno perso il posto di lavoro o che, a rotazione, si trovano in cassa integrazione. E ancora, a soffrirne è tutto l’indotto, che di certo non è piccolo in uno scalo da sempre destinato ad essere una vera base intercontinentale. Già da parecchio tempo alcuni negozi e boutiques di Malpensa hanno dovuto chiudere i battenti e così anche molte attività si affievoliscono, d’altronde i dati dell’Enac che parlano chiaro: il traffico passeggeri dello scalo varesino nel 2008 è diminuito del 19,8%, a fronte di un aumento del 7,2% registrato, invece, a Fiumicino.
C’è da registrare che con il progressivo addio di Alitalia nei mesi precedenti, a Malpensa si sono fatte avanti nuove compagnie come la tedesca Lufthansa, che ha piazzato otto aerei nello scalo, ed Easyjet, vettore low-cost, che sta investendo e ancor di più vuole fare per il futuro, anche se il tutto non è così facilmente realizzabile a causa di problemi legati a slot e spazi aerei. “Abbiamo mantenuto le promesse investendo 600 milioni di euro e basando 15 aerei a Malpensa – afferma François Bacchetta, general manager del gruppo per il Sud Europa – Siamo attualmente la prima compagnia dell’aeroporto e continueremo a crescere”. Ma, al contempo, avverte: “Il fatto che così tanti slot in questi aeroporti rimangano inutilizzati, non fa altro che danneggiare l’economia italiana ogni giorno e esortiamo chi ha il potere di prendere delle decisioni ad assicurare alle compagnie che vogliono investire di poter utilizzare questi slot il più presto possibile”.

LE REAZIONI POLITICHE. Dopo l’ennesima battuta d’arresto per Malpensa e la sua sopravvivenza, torna a farsi sentire il fronte politico del Nord, che durante questi mesi ha sempre esortato a valorizzare le potenzialità dell’aeroporto varesino inaugurato nel 1998.
“La posizione di Colaninno non è una grande novità – commenta il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni – così come che l’Alitalia abbia deciso di puntare su Fiumicino. Lo sapevamo già. Però l’annuncio ufficiale di ieri costringe, come dire, a gettare la maschera e non voglio trovare un termine molto duro”. Inoltre, il numero 1 del Pirellone avverte che la compagnia di bandiera, basandosi su Roma, ha scelto di servire metà paese abbandonando il nord visto che “intorno a Milano e alla Lombardia ci dobbiamo arrangiare noi. Lo faremo, ma Alitalia si tolga dalla testa di poter continuare ad esercitare il monopolio. Se loro utilizzano i proventi della Milano-Roma come li utilizzano, per costruire poi le rotte internazionali da Fiumicino, noi chiederemo che il 50% della Milano-Roma sia messo a disposizione di un’altra azienda di voli, che indicheremo noi e che utilizzerà i proventi per garantire rotte internazionali e intercontinentali da Linate e da Malpensa”.
Dalla governatrice del Piemonte Mercedes Bresso giungono parole di indignazione: “L’esito era già scritto, fin dall’inizio, come molti hanno sempre detto. Molti, ma non l’allora opposizione di destra che sulla battaglia per Malpensa costruì, poco più di un anno fa, gran parte della campagna elettorale che l’ha portata al Governo. Ora la Cai ha scelto di abbandonare quell’hub: l’esatto contrario di quanto sbandierato dalla destra, al di là di ogni considerazione sul futuro dell’aeroporto”. Minimizza invece il sindaco di Milano Letizia Moratti: “Lo sviluppo dell’aeroporto di Roma è assolutamente compatibile con quello dello scalo di Milano”. Al primo cittadino milanese però, si rivolge polemicamente il presidente della Provincia di Milano, il Democratico Filippo Penati: “Il sindaco ha detto che nulla è cambiato. Si è messa l’elmetto da pompiere cercando di spegnere il fuoco e dire che tutto va bene, ma è cambiato moltissimo. A Malpensa hanno già chiuso i negozi. Noi – aggiunge – ci sentiamo traditi e io mi sento solo ad alzare la voce”.
Intanto dal Governo, invocato a più voci per intervenire sul caso Malpensa, arrivano le rassicurazioni per bocca del ministro dei Trasporti Altero Matteoli, il quale prova a rassicurare gli animi: “Pensare che si voglia penalizzare Malpensa è una sciocchezza”.

Marco Fattorini

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