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“Sì” della Camera al ddl sicurezza E scatta l’accusa di “xenofobia”

maggio 14, 2009 di Redazione 

La prima ‘critica’ è venuta dal presi- dente della Repubblica, con un ri- chiamo indiretto ma con un preci- so riferimento agli ultimi giorni: “Anche in Italia si è diffusa una retorica che non esita ad incorporare accenti di razzismo e xenofobia”. Ha continuato l’opposizione, che in aula ha parlato, per bocca del segretario del Pd Franceschini, di “spot elettorale costruito sulla paura”. E proprio sulla reazione del Paese al ddl sicurezza e, in generale, alle scelte di politica di immigrazione del Governo si concentra la controffensiva dialettica della maggioranza, che, prima con Bossi, poi con lo stesso presidente del Consiglio, parla di ”ascolto del Paese” e fa riferimento al “consenso del 75% degli italiani”. Il punto su questo tema, con Attilio Ievolella.

Nella foto, Bossi, Maroni e Calderoli a Montecitorio

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di Attilio IEVOLELLA

Il disegno di legge sulla sicurezza ha ottenuto il ‘lasciapassare’ alla Camera, quest’oggi. Con 297 sì contro 255 no. E ora il testo verrà riproposto in Senato, per l’approvazione definitiva.

Ma questa notizia – assolutamente preventivata, considerati i numeri della maggioranza e i tre sì ricevuti ieri, sempre alla Camera, sulla fiducia posta per tre emendamenti proposti dal governo Berlusconi – questa notizia, dicevamo, passa in secondo piano. Per due ragioni fondamentali: lo scontro durissimo che ha accompagnato la discussione in aula; le ripercussioni, che, però, si potranno valutare solo nel tempo, del disegno di legge, con particolare riferimento all’introduzione del reato di immigrazione clandestina e al riconoscimento ufficiale delle ronde.

Il primo aspetto, ovvero la battaglia tra maggioranza e opposizione, invece, è stato già ampiamente sviscerato, in aula. Le dichiarazioni di voto alla Camera sono servite a ribadire la posizione, favorevole o contraria, al disegno di legge. Ma alle dichiarazioni di voto si sono aggiunte, inevitabili, considerazioni politiche durissime, e da parte dell’opposizione e da parte della maggioranza. «Ci volete riportare al tempo delle camicie nere», ha attaccato Dario Franceschini, affrontando la ‘questione ronde’, per poi aggiungere che il disegno di legge «è uno spot elettorale costruito sulla paura». Ancora più netta Livia Turco, che ha definito gli esponenti della maggioranza «campioni di retorica pubblica xenofoba della destra». Per Antonio Di Pietro «questo governo vuole un Paese intollerante, fascista, razzista, xenofobo e piduista». Mentre Pierferdinando Casini ha chiesto al premier Berlusconi di «chiamare l’Europa» per affrontare, «senza propaganda», la ‘questione immigrazione’. Senza dimenticare anche le critiche mosse da Paolo Ferrero per Rifondazione Comunista, e Riccardo Noury per Amnesty International Italia.
E la replica, dagli esponenti della maggioranza, è stata altrettanto netta. Così, Roberto Maroni, da ministro dell’Interno, rivolgendosi a Franceschini lo ha accusato di «dire falsità grossolane» e di utilizzare «argomenti vergognosi, colmi di odio e pregiudizio», difendendo, a nome del governo Berlusconi e della Lega Nord, l’intero disegno di legge.

E quest’ultimo obiettivo, ovvero la rivendicazione dell’utilità del cosiddetto ‘ddl sicurezza’, è stato centrato nelle parole di diversi esponenti della maggioranza. Non solo Maroni, di certo, che si è detto «soddisfatto» per il placet della Camera perché «rappresenta la giusta prosecuzione di un percorso iniziato lo scorso anno dal governo». Stesso tono anche per Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno: «Il disegno di legge ha come obiettivo quello di asciugare tutto ciò che può provocare reazioni xenofobe». E per Anna Maria Bernini: «Combattere il crimine e l’immigrazione clandestina, ristabilendo la legalità, non è razzismo ma il suo contrario: è l’avvio di un naturale percorso di integrazione verso una nuova cittadinanza». Mentre per Margherita Boniver: «L’approvazione del disegno di legge rappresenta una vera e propria svolta su una materia così delicata come il contrasto all’immigrazione clandestina e si allinea con le direttive europee che chiedono rigore nel contrasto e rispetto per i richiedenti asilo». E, infine, per il premier Berlusconi: «È una legge assolutamente necessaria. La sinistra vuole le porte spalancate nei confronti di chiunque provenga da qualunque Paese, noi, invece, pensiamo che le nostre porte non debbano essere chiuse ma socchiuse, solo per fare entrare chi vuole venire in Italia trovando la possibilità di un lavoro e integrandosi nei nostri costumi, nelle nostre leggi e tradizioni. E da parte nostra c’è sempre stato un atteggiamento di netto contrasto di ogni espressione di xenofobia».

A colpire, però, è stato anche un altro elemento comune nelle parole degli esponenti della maggioranza guidata da Berlusconi, elemento su cui riflettere con attenzione: il richiamo ai desiderata della popolazione. «Il 76 per cento degli italiani è d’accordo con l’azione del governo sull’immigrazione», ha rivendicato Berlusconi, richiamandosi al «volere della gente». E la stessa falsariga è stata seguita, tra gli altri, da Roberto Castelli, per il quale «stiamo interpretando la maggioranza degli italiani, che vogliono ordine e un minimo di regole a cui tutti dovrebbero adeguarsi», e da Umberto Bossi, che ha rivendicato la vicinanza al popolo: «Io ascolto la gente, non come Franceschini…».

Fuori dall’agone politico – ed elettorale, vista anche la vicinanza del voto – la voce del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha lanciato un allarme, rivolgendosi alla classe politica del Paese e alla popolazione: «Anche in Italia si è diffusa una retorica pubblica che non esita ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia…».

Attilio Ievolella

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