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Le mappe dei partiti. Identità e correnti/4 La difficile sintesi di Partito Democratico

maggio 14, 2009 di Redazione 

Quarto e ultimo capitolo della serie di ritratti dedicati ai quattro maggiori partiti italiani e affidati alla penna lucida ed efficace del nostro vicedirettore. Dopo Pdl, Lega e Idv è la volta dei Democratici, forse la più complessa tra le quattro “composizioni” di anime e correnti, che, tra l’altro, dopo il passaggio delicato del voto è attesa dal congresso in ottobre. Sentiamo.

Nella foto, Dario Franceschini e Pierluigi Bersani, esponenti delle due correnti maggioritarie nel partito – quella veltroniana e quella dalemiana – e attuale e possibile futuro leader dei Democratici

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di Luca LENA

Sorto dalle ceneri dell’Ulivo, rappresenta una sintesi complessa tra socialdemocrazia, liberalismo sociale e cristianesimo sociale, con grande attenzione all’europeismo ed una tendenza laica per le questioni etiche. Nonostante l’approccio teorico assuma connotazioni specifiche, le forti contrapposizioni interne dettate da un eccesso di relativismo intellettuale portano il partito a garantire un pluralismo ideologico assolutamente ammirevole per quanto deleterio ai fini politici. La minaccia di una frammentazione interna disorganica e slegata dalle necessità pratiche cui dovrebbe mirare un partito riformista ha portato il partito a fallire alle ultime elezioni, provocando un avvicendamento al vertice con il cambio di leadership.
La fusione tra Ds e Margherita ha creato una molteplicità di influssi politici interni che, di fronte ad un’eccessiva indulgenza relativista, hanno finito per sovrapporsi l’uno sull’altro fino a sbiadire quello che in origine doveva essere il filone unico da seguire. Lo dimostrano le differenti correnti di pensiero che attualmente raccolgono convinzioni e teorie etico-politiche mai addomesticate sotto un unico soffitto, ma rese libere di perseguire una valenza assoluta senza il pugno duro di una guida sopra le parti.
A marchiare i differenti approcci interni non sono allineamenti a linee politiche di un certo stampo storico, ma piuttosto propensioni ideologiche verso alcuni degli esponenti di spicco del partito. La corrente Veltroniana, definita così per la comunanza con il punto di vista dell’ex segretario Veltroni, è un’area socialdemocratica, che raggruppa molti degli ex Ds tra cui Piero Fassino, Anna Finocchiaro e Goffredo Bettini ma anche altri esponenti come il nuovo segretario Dario Franceschini, Antonello Soro e Stefano Ceccanti. Fortemente uniti da un approccio sobrio e pacato nell’esposizione teorica dei propri obiettivi, radicano i propri convincimenti contro ogni prospettiva populista, mirando a creare un’alleanza comune segnata da principi condivisi apertamente.
Un’altra visione interna di partito riguarda l’approccio Dalemiano. In questo caso non vi è una reale differenza con la base Veltroniana del partito, se non per ciò che concerne la scelta delle alleanze e l’organizzazione verticale del partito. Una delle accuse mosse all’invadenza di questa prospettiva alternativa alla linea centrale è stata quella di voler fomentare inutili disarmonie formali, che nella sostanza non si tradurrebbero in novità concettuali.
Leggermente diversa appare invece la linea di Rutelli, vicino ad una politica orientata al centro, palesemente insofferente verso l’aerea più a sinistra del Pd, nonché più comprensivo con quella cristiano-sociale dei Teodem. Oltre a questo, la differenza riguarda la collocazione europea del partito, con i Rutelliani contrari all’ingresso (che comunque non ci sarà) nel Pse.
I Teodem rappresentano inoltre la voce più contrastante, per quanto minoritaria, sui temi etico-sociali. Ne fanno parte, tra gli altri, Paola Binetti, Luigi Bobba ed Enzo Carra. Sono una corrente vicina a idee conservatrici che ha generato, e ancora genera, continue spaccature interne al partito e sconcerto pubblico per la sconnessione ideologica con l’indirizzo dominante del Pd.
Vi sono poi gli ex Ulivisti, la corrente più vicina alle idee di Romano Prodi e quella che forse rappresentava in origine l’orientamento principale del partito. Rosy Bindi, Arturo Parisi ed Enrico Letta sono gli esponenti più importanti. E’ l’approccio che più di tutti stimola un pluralismo interno e rivendica una qualità ineguagliata in Parlamento nel mantenere aperta una democrazia interna tra tutte le voci di partito. Ciò nonostante gli ex-Ulivisti faticano a trovare spazio e consenso interno, come dimostrato dalla recente sconfitta di Parisi durante l’elezione del nuovo leader ricaduta su Franceschini.
Infine Massimo Brutti e Vincenzo Vita fanno parte del fronte più a sinistra del Pd. Impegnati nella tutela dei diritti della persona, della sicurezza e della laicità, perseguono un socialismo democratico, con influssi derivanti dalla cultura politica del Pci. La simultanea rappresentanza di questa ala con quella dei Teodem rappresenta una forte incongruenza politica, causa di notevoli contrasti in campo etico e sociale.

Luca Lena

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