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Amministrative ’09. A Bologna in lizza Delbono Guazzaloca Cazzola

maggio 14, 2009 di Redazione 

Mancano tre settimane, ormai, al voto del 6 e 7 giugno. E insieme al- le Europee si voterà per il rinnovo di moltissime amministrazioni comunali e provinciali. Tre, in particolare, segneranno a loro volta – insieme all’esito delle elezioni continentali – la tornata in senso politico nazionale: Bologna e Firenze, e la provincia di Milano. Tre sfide-chiave sia per l’importanza delle piazze sia perchè costituiscono un test significativo del braccio di ferro (nazionale) tra i due schieramenti. Ecco allora come stanno andando le cose e che tipo di situazione si presenta nelle tre città. Cominciamo con Bologna. Il servizio è di Ginevra Baffigo.

Nella foto, veduta dalla torre degli Asinelli di piazza Maggiore con, sullo sfondo, palazzo Accursio sede del Comune e, a sinistra, la Basilica di San Petronio

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di Ginevra BAFFIGO

A poche settimane dalla prossima tornata elettorale molte sono le giunte uscenti “in bilico”; Pdl e Pd si trovano di nuovo al vaglio degli elettori, e se i primi cercano una conferma degli esiti delle politiche del 2008, i Democratici si trovano di fronte all’edipico confronto con i risultati del 2004, premesse che portarono alla vittoria nel 2006. Fra le città di cui maggiormente si attende il verdetto delle urne vi è Bologna; che a giugno decreterà non solo i deputati da mandare a Strasburgo, ma anche un nuovo sindaco ed una nuova giunta provinciale. Le province infatti tornano silenziosamente alla ribalta; appena un anno fa non piacevano né a destra né a sinistra, tanto che Berlusconi ne aveva sancito l’abolizione nel suo programma elettorale ed il Pd, per voce dell’allora leader Veltroni, in piena campagna elettorale ammiccava all’idea di eliminarle almeno per le città metropolitane. L’unica a sostenerle era stata la Lega, che ne aveva ribadito l’assoluta importanza. Per questo sorprende il boom di aspiranti presidenti provinciali, che a Bologna vedono in lizza ben 17 liste, tra cui la lista civica di Tiziano Loreti “terre libere”, quella che candida Gianluca Galletti per l’Udc, quella del Pdl che sostine Enzo Raisi, mentre il Pd ripropone il presidente uscente Beatrice Draghetti.
Forse in virtù di quella promessa elettorale disattesa oggi i riflettori sono puntati sull’agone dei 13 candidati in corsa per la successione a Cofferati. Ben 23 liste, una cifra record nonostante le due escluse: Sinistra Riformista, che avrebbe sostenuto il candidato del Pdl, e lla ista civica di Beppe Maniglia, musicista di strada, noto per le sue performances di piazza Nettuno, il quale aveva fatto girare il suo programma elettorale, dal bando dei semafori alla polizia multietnica, spopolando su youtube.
In gara, e con molte probabilità di sedere a palazzo d’Accursio, troviamo Flavio Delbono, Alfredo Cazzola ed Giorgio Guazzaloca.
Il candidato del Pd, Flavio Delbono, già vincitore delle primarie di partito lo scorso dicembre, è un professore universitario di economia politica che vanta collaborazioni importanti, tra le quali spicca quella con Amartya Kumar Sen (Premio Nobel per l’economia nel 1998). E’ considerato un candidato di centro ed è notoriamente prodiano. Le liste a sostenerlo son ben sette, che ricompongono la vecchia Unione: dalla lista di Rifondazione-Comunisti italiani ai Popolari, compresi ovviamente Idv e i Verdi. I sondaggi più ottimisti lo danno al 45-46%, risultato importante ma comunque insufficiente per una vittoria al primo turno.
Per il centrodestra invece corrono due candidati, Guazzaloca e Cazzola. Al momento è maggiormente accreditato il primo dei due: “l’uomo del ’99″, il primo non comunista ad aver occupato lo scranno più alto di Palazzo d’Accursio, del quale però venne spodestato da Cofferati nel 2004.
L’ex sindaco ha deciso di non avvalersi del sostegno del Pdl, ed infatti si è presentato con la sua lista civica “Giorgio Guazzaloca per Bologna”, forte anche dell’appoggio dell’Udc. Il Popolo della Libertà ha candidato Alfredo Cazzola, noto imprenditore, ex patron del Motor Show ed ex presidente del Bologna calcio, dall’anno scorso tornato in serie A. E’ principalmente sostenuto dalla Lega, che in più occasioni ha rimproverato gli alleati del Pdl di non fare abbastanza, ma al contrario di aver sollevato dubbi da prima della candidatura ufficiale. Il 15 gennaio scorso un sondaggio, richiesto dal premier stesso, dava Cazzola al 24% contro il 56% di Guazzaloca, di gran lunga preferito dagli elettori di centrodestra.
E la tensione fra i due candidati continua ad animare questa campagna elettorale, soprattutto a seguito della cattiva pubblicità a danno del candidato Pdl, derivatagli da una sentenza per evasione fiscale, patteggiata nel ’99, e riportata alla luce da Alberto Vannini, capogruppo del consiglio comunale per l’Udc e perciò sostenitore di Guazzaloca. Quest’ultimo si è dissociato pubblicamente dalla faccenda ed il consigliere è ora sotto inchiesta per visura giudiziaria illecita. La vicenda ha comunque danneggiato Cazzola, il quale, coinvolto nello scandalo, non ha presentato i manifesti elettorali in tempo, e per questo non potrà usufruire dei tabelloni per la propaganda indiretta; ovvero quella promossa dai gruppi e dalle associazioni “fiancheggiatrici” della lista.
Come in molti hanno sottolineato questo conflitto a destra non fa che spianare la strada al centrosinistra. Sebbene poche settimane fa, con il richiamo al ‘voto utile’ di Salvatore Caronna, segretario regionale Pd ed ora candidato alle Europee nel Nord-est, non erano mancate anche a sinistra aspre polemiche e soprattutto la reazione di Di Pietro. A placare gli animi è arrivata repentinamente la rettifica di Andrea De Maria, segretario provinciale Pd, il quale ha chiarito che Caronna si riferiva alle Europee e non di certo alle amministrative.
L’agone fra i tre aspiranti primi cittadini si prospetta comunque più che arduo: un recente sondaggio di Lorien Consulting per è-Tv non delinea la vittoria netta per nessuno dei tre; Delbono ha guadagnato un punto e mezzo, salendo così al 42.8%, Guazzaloca sebbene abbia perso ben 3 punti rispetto al mese scorso, fermandosi al 27.3%, vanta ancora un vantaggio di 8 punti rispetto a Cazzola, che resta a 19.5%.
Se del programma si è discusso ben poco nel centrodestra, forse perché le proposte sono in buona parte simili fra loro, nel Pd è stato affrontato energicamente e proprio sul programma, non su dichiarazioni esplicite, si è voltato pagina rispetto alla giunta Cofferati. Dalla mancata ricandidatura a sindaco alla sentenza per condotta antisindacale, il sindaco uscente ha perso il favore di molti bolognesi. Ed i comizi separati di Franceschini e Di Pietro non hanno dato un segnale migliore agli elettori di centrosinistra; di cui molti sono ancora insoddisfatti ed incapaci di riconoscersi nel nuovo partito, come testimoniano le tante liste civiche. Una in particolare, “Bologna 2014″, esplicita il clima di cambiamento del dopo Cofferati; volti nuovi e giovani, estranei al mondo della politica, sostengono Delbono nella sua corsa a sindaco, ma in giunta non vogliono politici di professione.
La grande assente in questa tornata elettorale purtroppo è la presenza femminile: l’unica candidata a sindaco di Bologna è infatti Giuseppina Tedde, che non a caso è l’esponente di “altra città”, lista civica di sole donne.

Ginevra Baffigo

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