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Rosvita. Donna che interpreta una donna che parla di donne

maggio 14, 2009 di Redazione 

Il rapporto tra la figura femminile e il potere (ovvero l’uomo), in questa nuova recensione teatrale di Federico Betta. Quasi un racconto allegorico (si fa per dire) del presente, o semplicemente una lezione della Storia, che ci riguarda. Dopo il grande successo di ieri, il giornale della politica italiana rilancia con i suoi pezzi culturali in apertura di giornata. E dopo (ma forse, già ora) comincia il racconto della giornata della, appunto, politica italiana. Buona lettura.

Nella foto, Ermanna Montanari interpreta “Rosvita”

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ROSVITA

di Ermanna Montanari
regia Marco Martinelli
con Cinzia Dezi, Michela Marangoni
Ermanna Montanari, Laura Redaelli
Progetto speciale Teatro delle Albe Ravenna Teatro
in collaborazione con Ravenna Festival e
deSidera Bergamo Teatro Festival

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di Federico BETTA

Corpo di donna e violenza di Stato, queste le parole attorno alle quali ruota lo spettacolo Rosvita, di Ermanna Montanari. Una lettura concerto, per la regia di Marco Martinelli, che riscopre i testi di Roswitha di Gandersheim, una drammaturga che, nel decimo secolo, ha riscritto le commedie di Terenzio avvinghiandole ai tremori della carne e ai sussulti dello spirito.
Una serie di quattro quadri e un intermezzo, con al centro della scena Ermanna Montanari. Una figura nera, dalla voce colorata e il volto di strega, circondata da una gabbia di luce che la inchioda a un leggio di ruggine.
Il progetto del Teatro delle Albe, in collaborazione con il Ravenna Festival e il deSidera Bergamo Teatro Festival, ridona vita alla crudeltà dei drammi della monaca sassone, in un racconto grottesco ritmato dalle infinite modulazioni di voce della Montanari.
Una donna che legge una donna che parla di donne: questo il fulcro di tutto il progetto. Riportare alla luce la violenza che ha sempre schiacciato la madre, la figlia, la sorella, la santa e la donna di piacere, ritagliando per loro un posto preciso, per controllarle, redimerle, sfruttarle, punirle. Una violenza che le teneva prigioniere 1000 anni fa e che ancora oggi serpeggia nelle nostre strade, negli scranni del parlamento, nei consigli di amministrazione. Perché, allora e sempre, quando perde la “virilità dell’uomo” e vince “la debolezza di una donna”, come dice il testo di Rosvita, esplodono le ire del potere. E il governatore che brucia d’ardore per le “fresche bambinelle”, allora era il giudice pagano Dulcizio, non può che ordinarne l’umiliazione sulla pubblica piazza. La sua vendetta si sfoga nella tortura: “perché non c’è niente di peggio di chi non si mette in testa di adorare lo Stato”.
La bilancia della storia riflette ancora una volta il valore delle anime devote che, esposte al supplizio, trovano conforto nel canto al proprio Dio. Un Dio cristiano che all’epoca era il padre del Cristo sanguinante, il segno di un corpo lontano dai premi del cielo.
La regia sobria di Marco Martinelli non lesina musica elettronica e tre giovani voci incappucciate in felpe suburbana (Cinzia Dezi, Michela Marangoni, Laura Radaelli). La fissità di Ermanna Montanari ipnotizza con le stridule cornici delle sue pozioni: personaggi striati di ridicolo che addobbano una ragione assoluta armata della legge della città. Legge che ha martoriato Antigone, legge della Storia che prende vita in ogni piccola storia.
Rosvita è un puzzle di resistenti che sopravvivono o soccombono: dalla prostituta che cerca redenzione nella perversione di un moralizzatore, alla povera nipote di Abramo, rinchiusa nella celletta in cima al monte per diventare, forse, un giorno lontano, musica celeste. Un susseguirsi di atrocità, contro “femminucce” che impensieriscono l’impero, infiamma i corpi di Agape, Chionia e Irene, in un martirio di giovani cristiane che bruciano adorando ciò in cui credono.
Limpido, come il brillio della prigione che circonda l’attrice, e sfocato, come i riflessi di una storia che ha sempre distrutto i detrattori dell’impero, Rosvita è il racconto di chi non si arrende. E accetta con orgoglio il proprio abisso.

Federico Betta

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