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I tre “sì” della Camera al decreto sicurezza. Cei: “E l’integrazione?”

maggio 13, 2009 di Redazione 

316 contro 258, poi due volte 315 contro 247 e 237. Sono finiti così i tre voti di fiducia sul ddl voluto dal Governo che segna una svolta decisiva per il Paese in tema di immigrazione ma non solo. Attilio Ievolella ci racconta com’è andata. E dopo, ulteriori aggiornamenti nel Diario politico.

Nella foto, vista dell’aula

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di Attilio IEVOLELLA

Tre sì. Anche abbastanza scontati. Questa, in estrema sintesi, la fotografia della giornata odierna alla Camera, in occasione del voto di fiducia sui tre emendamenti proposti dal governo Berlusconi sul disegno di legge in materia di sicurezza.
E scontate anche le cifre del ‘lasciapassare’: 316 sì contro 258 no sul primo emendamento; 315 sì contro 247 no sul secondo emendamento; 315 sì contro 237 no sul terzo emendamento.
Ora, da un punto di vista procedurale, sarà necessario attendere la votazione conclusiva, sempre alla Camera, in programma domani. Prima di riconsegnare il disegno di legge al Senato. «Auspico che il provvedimento venga approvato definitivamente entro maggio», ha chiosato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni.

Il sì della Camera ai tre emendamenti è stato, però, accompagnato da fortissime polemiche – anche queste ampiamente annunciate alla vigilia – destinate a non spegnersi facilmente, e centrate soprattutto sulla previsione, nel disegno di legge, del reato di immigrazione clandestina (oltre che sul tema della gestione della sicurezza sul territorio col ricorso alle famigerate ronde).
E durante le dichiarazioni di voto – parere positivo da Popolo della Libertà e Lega, sì «con riserve» dal Movimento per le autonomie, no netto da Partito Democratico, Unione di Centro, Italia dei Valori – le distanze, le contrapposizioni sono emerse in maniera forte. Tanto da spingere Fabio Evangelisti (dell’Italia dei Valori) a parlare di «vergogna», Rocco Buttiglione (dell’Unione di centro) ad affermare che «si sta commettendo un reato contro l’umanità», Rocco Minniti (del Partito Democratico) a definire il disegno di legge «una macchia sulla coscienza di questo Paese», e tanto da dare il ‘la’ alla replica di Manuela Del Lago (Lega), la quale ha rivendicato la presenza in Parlamento «per difendere i diritti degli italiani» e di Souad Sbai (Popolo della Libertà), con un richiamo costante alla «volontà del Paese» e alla necessità di «garantire la sicurezza, ponendo ostacoli alla criminalità e alla immigrazione clandestina».

Ma ora resta da capire quanto la contrapposizione maggioranza – opposizione sia riproposta (e con quali proporzioni) su questo tema anche all’interno del Paese reale.
Un primo segnale, in questo senso, è arrivato dalla Conferenza episcopale italiana, attraverso le parole di padre Gianromano Gnesotto, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati. «Il grande tema tenuto sotto silenzio è quello dell’integrazione: per raggiungere questo obiettivo, l’integrazione appunto, sono prioritarie le strategie per la tutela dell’unità familiare, dei ricongiungimenti familiari, dei minori tutelati. Ma di questo il ‘pacchetto sicurezza’ non parla…», ha affermato Gnesotto.

E queste ultime parole aprono un altro fronte, tutto da analizzare: le ripercussioni concrete provocate dal disegno di legge, e sul tema dell’immigrazione e su quello della sicurezza.
«Conduciamo una lotta senza quartiere all’immigrazione clandestina proprio perché essa colpisce l’immigrazione regolare e quella l’immigrazione regolare e quella grande quantità di cittadini italiani, prevalentemente delle fasce sociali più disagiate, che vedono messi a rischio i loro quartieri», ha affermato Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Popolo della Libertà, aggiungendo che il governo Berlusconi agisce «sulla base di un preciso deliberato dell’Unione Europea, datato dicembre 2008, e di fronte a un’intesa tra Francia e Spagna, intesa che è durissima sul terreno della lotta all’immigrazione clandestina». Ma i timori sugli effetti del disegno di legge rappresentano un elemento che accomuna – e questo dato è significativo – Partito Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori. Così, si sommano definizioni forti come «leggi razziali, spirito xenofobo, demagogia», tutte riferite al senso e al contenuto del disegno di legge, nella parte che definisce il reato di clandestinità e prevede l’istituzione, sul territorio, di ronde di controllo. E legate anche all’ambito internazionale, considerando le osservazioni critiche mosse dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dall’Unione Europea, ragionando sull’idea del cosiddetto respingimento a prescindere e sulle conseguenze possibili sugli immigrati irregolari – anche quelli con un lavoro – attualmente in Italia.

A questo quadro, poi, vanno aggiunti altri due elementi assai controversi, strettamente legati all’introduzione del reato di immigrazione clandestina: la necessità di presentare una documentazione attestante la propria posizione di immigrato regolare per denunciare all’anagrafe il proprio figlio appena nato e l’obbligo per i pubblici ufficiali – quindi, anche medici, insegnanti, presidi? – di denunciare la presenza di immigrati irregolari.

La polemica è destinata a tenersi viva…
Anche per merito del riconoscimento ufficiale delle ronde. Che per Maroni costituiscono «un pilastro» e che per l’opposizione costituiscono uno strumento inutile per la sicurezza dei cittadini sul territorio, se non addirittura dannoso. «Si finanziano le ronde, che sono l’anticamera della polizia di partito, e si tolgono soldi alle forze di polizia, le uniche in grado di garantire davvero il controllo delle nostre città e di agire efficacemente contro i criminali», ha denunciato Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera. «L’allarme sicurezza è aumentato in Italia, anche durante il governo Berlusconi. E la risposta è autorizzare le ronde? La verità è che manca il controllo del territorio… servirebbe un rafforzamento delle forze di polizia, e invece vengono tagliate le risorse a loro disposizione», ha attaccato Minniti.

Anche di quest’ultimo aspetto – oltre che del reato di clandestinità, e ciò che esso comporta -, probabilmente, si dovrà discutere ancora… Come testimoniato dal dibattito in corso in aula, e, forse, come avrà modo di testimoniare il dibattito nell’opinione pubblica del Paese.

Attilio Ievolella

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