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Diario politico. L’Onu: “L’Italia riammetta i respinti”. Maroni: “Se ne facciano carico”

maggio 12, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Gabriele Canarini. Arriva in serata la reazione del ministro dell’Interno alle critiche dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite che aveva chiesto al Governo italiano di ripensarci, e di riaccogliere le persone rimandate in Libia, tra le quali poteva esserci chi avesse diritto all’asilo politico. “Non capisco qual e’ il problema. La Libia fa parte dell’Onu e in Libia c’e’ l’Unhcr. Facciano le verifiche lì”, ha detto Maroni, la cui presa di posizione fa seguito a quella di Berlusconi che in giornata aveva seguitato a difenderlo: “Il Viminale attua accordi presi da me. Quelli dei migranti sono traffici organizzati da criminali”. Franceschini: “La maggioranza usa i barconi per uno spot elettorale”. Torniamo sul tema del ddl sicurezza che sarà votato domani alla Camera, che approfondiamo. E a parlare di referendum, sul quale il segretario del Pd chiede unità al partito sulla scelta di sostenerlo. Il racconto.

Nella foto, il ministro dell’Interno Roberto Maroni

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di Gabriele CANARINI

Anche lo snodo politico odierno ruota intorno al tema dell’immigrazione. Sulla questione si dividono tre diversi fronti: il governo, l’Alto Commissariato per i rifugiati dell’Onu e l’opposizione. Per il governo, a prendere posizione è il Presidente del Consiglio Berlusconi, da Sharm el Sheikh, dove si trova per sostenere un incontro bilaterale con il presidente egiziano Hosni Mubarak. Con le sue parole il premier ha voluto spiegare come la realtà di chi si trova sui barconi che navigano nelle acque fra l’Africa e la Sicilia sia spesso lontana da quella dei rifugiati che chiedono asilo politico, perché tali barconi «non sono fatti occasionali, ma il frutto di un’organizzazione criminali». Berlusconi ha così illuminato le dinamiche che sottendono il reclutamento degli immigrati sulle navi: «I migranti sono persone che hanno pagato un biglietto, non sono persone spinte da una loro speciale situazione all’interno dei paesi dove sarebbero stati vittime di ingiustizie, ma sono reclutate dal mondo del lavoro o del non lavoro in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali». Dopo aver glissato, con un «no comment», sul richiamo fatto da Fini al governo per quanto concerne il rispetto del diritto d’asilo, il Cavaliere ha precisato: «Su questi barconi, di gente che ha diritto d’asilo non ce n’è. Lo dicono le statistiche. Vi sono solo casi eccezionali. Comunque non credo ci sia nessuno che, avendo i requisiti per chiedere di essere accolto in Italia, possa dire di non essere stato accettato. Ci sentiamo in dovere di dare accoglienza a chi fugge da una situazione pericolosa per la sua vita e per la sua libertà». A proposito, invece, dei respingimenti attuati dal governo, il premier si è assunto la piene responsabilità dell’azione di governo: «Gli accordi con la Libia li ho gestiti io, li ho sottoscritti io, Maroni esegue quelli che sono gli accordi presi direttamente tra me e il leader libico Gheddafi». Infine Berlusconi ha fatto un plauso a Fassino e Rutelli, espressisi a favore della politica dei respingimenti nei confronti degli immigrati clandestini: «Mi fa piacere che anche nell’opposizione ci sia qualche persona di buon senso che non segue fino in fondo l’ideologia».
Come detto, però, la linea del governo ha riscontrato la netta opposizione dell’Onu, il cui Alto Commissariato per i rifugiati, l’Unhcr, ha ribadito anche oggi, attraverso le parole del suo portavoce Ron Redmond, vivace preoccupazione per l’azione intrapresa dall’Italia: «L’Unhcr-Roma ha mandato una lettera al governo italiano per affermare che l’Unhcr, pur essendo cosciente del problema che l’immigrazione irregolare pone all’Italia e agli altri paesi dell’Ue, resta gravemente preoccupato che la politica ora applicata dall’Italia mini l’accesso all’asilo nell’Unione europea e comporti il rischio di violare il principio fondamentale di non respingimento». Questo principio, il cosiddetto “non refoulement”, è stato sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, la quale non è mai stata sottoscritta dalla Libia; pertanto non vi è alcuna garanzia che la Libia possa offrire ai migranti, e agli eventuali richiedenti asilo politico, la giusta protezione internazionale di cui necessitano. Per questo motivo Redmond ha così formulato il suo invito all’Italia: «In considerazione del fatto che gli Stati sono responsabili delle conseguenze delle loro azioni che colpiscono persone sotto la loro giurisdizione, chiediamo al governo italiano di riammettere quelle persone respinte e identificate dall’Unhcr quali individui che chiedono protezione internazionale. Le loro domande d’asilo potrebbero allora essere determinate in conformità alla legge italiana». E, a conferma che questa preoccupazione dell’Unhcr sia estesa a tutti gli ambienti delle Nazioni Unite, sono arrivate le parole del portavoce Onu Farhan Haq che, dopo aver chiarito il pieno appoggio del segretario generale Ban Ki-Moon alla richiesta dell’Alto Commissariato, ha precisato: «L’Unhcr è la voce guida dell’Onu per quanto concerne i rifugiati, e i rapporti con Roma su questo tema saranno gestiti dallo stesso Commissariato, nella persona del suo alto rappresentante, Antonio Guterres. L’Onu rispetta la richiesta contenuta nella lettera dell’Unhcr al governo italiano».
Il terzo fronte della discussione è rappresentato dall’opposizione, ed infatti, già questa mattina a “Panorama del giorno” su Canale 5, il segretario del Pd Franceschini è intervenuto per mettere in luce quella che, a suo dire, è stata una strumentalizzazione politica attorno al tema dell’immigrazione: «I barconi pieni di disperati sono stati trasformati in uno spot elettorale per le prossime elezioni, come se fossero un manifesto per raccogliere voti, e questa è la cosa più immorale». Quanto alla linea tenuta in merito all’immigrazione dal Pd, Franceschini assicura che nel partito non esiste nessun distinguo: «Noi diciamo tutti la stessa cosa: i respingimenti, cioè rimandare gli immigrati clandestini nei loro paesi, deve avvenire, ma vanno rispettate le regole e le norme internazionali. Si tratta di rispettare la dignità dell’uomo, le leggi italiane e quelle internazionali». Per il leader del Pd bisogna «fare quello che prevede la Bossi-Fini: chi fa richiesta di asilo politico o di rifugiato si controlla e si manda nei centri appositi, mentre gli altri vengono respinti nei paesi di provenienza». Il capogruppo al Senato del Pd Anna Finocchiaro, invece, in un’intervista a Repubblica Tv, si è soffermata sulle modalità descritte da Berlusconi riguardo al reclutamento dei migranti: «Non ho parole. Certo c’è un’organizzazione criminale dietro ai viaggi, ma chi sale sui barconi vuole arrivare in Italia, non sono reclutati ma sono sfruttati. E’ gente che fugge dalla miseria, dalla guerra. Credo che Berlusconi, con questo modo di dire e non dire, suggerisce che gli immigrati siano delinquenti ed è un modo di anticipare la sentenza. Non so che fonti abbia Berlusconi, mi auguro solo che siano più attendibili di quando dice che nei barconi non ci sono detentori di asilo politico. E’ facile smentirlo perché le domande di asilo sono invece moltissime».
Fra i membri dell’opposizione intervenuti sul tema vi è stato, infine, anche Piero Fassino, che, a margine di un incontro elettorale del Pd tenutosi stamattina a Pedace (CS), ha ribadito come la politiche sull’immigrazione debbano muoversi lungo una duplice linea: « Noi dobbiamo tenere insieme due politiche: da un lato dobbiamo essere molto fermi nel combattere l’immigrazione clandestina e il traffico di migranti, dall’altro abbiamo bisogno di realizzare una politica di integrazione, di riconoscimento dei diritti per tutti coloro che vengono a vivere regolarmente, onestamente nel nostro Paese e contribuiscono alla ricchezza del nostro Paese». Fassino ha poi spiegato così la sua distanza rispetto al modo in cui affronta tale problema il centrodestra: «Ci sono settori, come l’edilizia, la siderurgia, l’agricoltura, l’assistenza, che sono in gran parte assolti da uomini e donne extracomunitari. Bisogna chieder loro il rispetto dei doveri di ogni cittadino, ma hanno diritto di essere rispettati. Dobbiamo realizzare una politica che liberi l’immigrazione dalla paura che porta con sé, che è una politica del tutto diversa da quella che invece fa la destra, che cavalca ogni giorno paure e fobie».

Ddl sicurezza. Il tema dell’immigrazione è strettamente connesso a quanto verrà varato nel ddl sulla sicurezza, su cui il governo ha posto tre maxiemendamenti, chiedendo in merito la questione di fiducia. Lo ha annunciato stamattina nell’Aula di Montecitorio il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, spiegando che domani saranno votate le tre fiducie ai maxiemendamenti, a partire dalle 10,30, e la votazione finale si avrà per le 12,30 di giovedì. Tra le misure contenute nel testo c’è l’introduzione del reato di clandestinità per chi entra o soggiorna illegalmente in Italia, la tassa di 200 euro per avere la cittadinanza, le tanto discusse “ronde”, che diventeranno legali, il divieto per le straniere irregolari senza passaporto di riconoscere i propri figli, che diventeranno così adottabili, e l’estensione a sei mesi del periodo di permanenza nei centri di accoglienza. Sono, invece, rimaste fuori dai maxiemendamenti la cosiddetta norma dei presidi-spia e l’obbligo di presentare il permesso di soggiorno per iscriversi a scuola, ossia le misure riguardo alle quali aveva espresso il proprio dissenso nei giorni scorsi il Presidente della Camera Gianfranco Fini. Proprio all’autorità di Fini, si è rivolto il capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro: «La scelta del governo disattende le sollecitazioni del Capo dello Stato e del Presidente della Camera, e viola la logica su cui in quest’aula si basa il voto segreto». Sollecitato direttamente, Fini non ha potuto esimersi dal chiarire la propria posizione: «Essendo problematica, o comunque opinabile, l’adesione alla Costituzione delle norme in esame, lungi dalla presidenza ledere le prerogative sovrane dell’Assemblea». Fini ha inoltre spiegato: «La presidenza non può dichiarare inammissibili gli emendamenti su cui il Governo ha chiesto di porre la fiducia. Emendamenti che peraltro riproducono il lavoro delle Commissioni. Il regolamento esclude la questione di fiducia solo sugli argomenti per i quali è prescritta obbligatoriamente la votazione per alzata di mano o a scrutinio segreto. Ciò non trova applicazione laddove il ricorso a scrutinio segreto abbia luogo su richiesta e non obbligatoriamente. In questi casi è dunque senz’altro possibile porre la questione di fiducia». Nonostante questi chiarimenti, non sono mancate le dure polemiche, da parte dell’opposizione tutta, alla richiesta di fiducia del governo. Per l’Italia dei Valori ha fatto sentire la propria voce il vicepresidente dei deputati Fabio Evangelisti, che ha attaccato duramente il modus operandi del governo: «Il regime c’è, sta avanzando, sta strisciando nonostante le denunce dell’Onu, del Consiglio Ue, del Vaticano. Nonostante ciò – ha proseguito Evangelisti, rivolgendosi direttamente ai membri del governo – avete paura della vostra stessa maggioranza, di quelli che ancora possono professarsi liberali. Dove sono finiti quei cento deputati che avevano scritto una lettera scongiurandovi di non mettere la fiducia?». Medesimo rammarico per il rinnovato utilizzo, da parte del governo, dello strumento della fiducia, è stato espresso, con toni più pacati, da Anna Finocchiaro: «Stiamo andando verso una svalutazione del ruolo del Parlamento. Questo si capisce dalle parole del presidente del Consiglio e dalle proposte del Pdl sulla riforma dei regolamenti parlamentari».

Referendum. Ma, se in tema di sicurezza si è avuta una compattezza piuttosto netta all’interno dell’opposizione, non altrettanto si può dire sia avvenuto in materia di referendum, visto che, all’interno dello stesso Pd, alcuni nomi eccellenti (Rutelli in primis) hanno preso le distanze dalla linea del partito, assestasi sul sì al quesito referendario. Per questo motivo Franceschini, in un’intervista rilasciata quest’oggi a La Repubblica, ha ribadito la propria fermezza sulle scelte intraprese in merito nelle settimane precedenti: «Abbiamo discusso, abbiamo votato, abbiamo deciso. E da segretario dico che un partito non può sbandare continuamente. Chiti e Rutelli chiedono di ripensare il sostegno al referendum? Capisco tutto, anche lo spirito costruttivo con cui mi rivolgono questo appello, ma la mia riposta è no». Il segretario del Pd ha poi chiarito nuovamente quali siano i motivi che hanno spinto il partito a dare il proprio sostegno al comitato referendario: «Che partito sarebbe un partito che cambia idea, dopo aver a lungo discusso, solo perché il premier distrattamente ha detto a Varsavia che sosterrà il Sì? La domanda alla quale gli italiani devono rispondere il 21 giugno è la seguente: volete abrogare la legge porcata, quella che sottrae agli elettori il diritto di scegliersi non solo i partiti ma anche le persone da mandare in Parlamento? Togliendo di mezzo la politologia, chi ha contrastato con durezza quella norma non può che rispondere Sì. Poi ci saranno 4 anni, qualunque sia l’esito referendario, per fare una buona legge elettorale». Infine, Franceschini ha precisato: «Ho preso un impegno con l’assemblea costituente che mi ha eletto e finché sono il segretario intendo mantenerlo. L’impegno è questo: ci si chiude nelle sale riunioni, si discute, se capita si litiga ma non sui giornali o in pubblico. Poi, democraticamente si decide e tutti insieme si sostiene la stessa linea. E’ esattamente ciò che abbiamo fatto sul referendum. Perciò sono convinto che queste mie parole chiudano definitivamente il dibattito».

Gabriele Canarini

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