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Diario politico. Fini: “Assicurare il diritto d’asilo”. Rutelli va contro il referendum

maggio 11, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Gabriele Canarini. Nel dibattito sui respingimenti interviene il presidente della Camera, che invita a “verificare se tra coloro che vengono respinti ci siano persone che hanno il diritto di chiedere asilo”. “L’Italia è un Paese multietnico per ragioni demografiche - prosegue la terza carica dello Stato - Non ha senso dire se si vuole o no”. Intanto, anche il Consiglio d’Europa invita il Governo a fare marcia indietro, ma Frattini: “Siamo vincolati da una decisione dell’Unione europea. Un modo per garantire il diritto d’asilo è consentire che le richieste partano direttamente dal Paese d’origine”. Dalla sua pagina su Facebook il presidente del Copasir definisce il referendum “scriteriato”. A Torino scritte ingiuriose contro il commissario Calabresi sui muri della “Stampa” e del Pd. Il racconto.

Nella foto, il presidente della Camera Gianfranco Fini

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di Gabriele CANARINI

Al centro del dibattito politico vi è anche quest’oggi il tema dell’immigrazione e della sicurezza. Sulle polemiche suscitate dai rimpatri attuati in questi giorni dal Governo, è intervenuto oggi il Presidente della Camera Gianfranco Fini, durante la sua visita istituzionale ad Algeri: «Respingere l’immigrato clandestino non viola il diritto internazionale». Secondo Fini, però, bisogna fare un imprescindibile distinguo: «Un conto è l’immigrato clandestino, mentre un altro conto è chi gode della possibilità di chiedere asilo. Si tratta di due posizioni che non possono essere trattate allo stesso modo». Per questo, secondo l’ex leader di An, «anche noi abbiamo il dovere di verificare se tra quelli che vengono respinti ci siano persone che hanno il diritto di chiedere asilo». Fini si è poi soffermato sul rifiuto di Berlusconi all’idea di un’Italia multiculturale, utilizzando questo spunto per tracciare la sua proposta riguardo al problema della regolazione dei flussi migratori: «E’ una questione demografica. Non credo abbia molto senso dire che si voglia o meno una società multietnica. In Italia e nel resto dell’Ue, il numero degli stranieri è aumentato ed è destinato a salire ancora per ragioni demografiche. Per questo una politica lungimirante in tema di immigrazione deve basarsi sicuramente su una garanzia di sicurezza e legalità, ma anche su una forte cooperazione internazionale. Deve svilupparsi un’azione internazionale per lo sviluppo e il miglioramento delle condizioni di vita di tanti paesi. La comunità internazionale, se vuole governare un processo in atto come quello delle migrazioni bibliche, deve impedire che aumenti lo squilibrio tra zone povere e ricche del pianeta». Un ulteriore problema riguarda, secondo il Presidente della Camera, quale modello di integrazione sia possibile attuare: «E’ fallito il modello degli immigrati come enclave isolata rispetto alla società, così come è fallito il modello dell’assimilazione. Ora bisogna riflettere, e non è un problema solo italiano, cosa significhi integrare quegli stranieri di cui le società europee hanno necessità».
Anche il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, in un intervento a margine dei funerali di don Baget Bozzo, in forte polemica con le esternazioni di Berlusconi, ha sottolineato il fondamentale apporto degli immigrati alla realtà sociale italiana: «Il Presidente del Consiglio non so in che mondo viva, perché parlare negando la società multietnica significa vivere fuori dalla realtà. La società multietnica c’è già, l’unico che non se ne rende conto forse è proprio il Presidente del Consiglio. Basta vedere quante aziende vanno avanti grazie agli extracomunitari e quanti lavorano nelle nostre famiglie, quanti accudiscono gli anziani. Per cui il problema non è dire no agli extracomunitari o alla società multirazziale. Il problema – ha puntualizzato Casini – è dire sì ad un’accoglienza per le persone oneste e essere rigorosi contro i clandestini e contro i disonesti. Mi sembra che ci sia molta demagogia nella posizione di chi dice no ad una società multirazziale che già c’è in Italia. Diciamo no ai disonesti, diciamo sì agli onesti, a quelli che aprono le fabbriche, a quelli che lavorano nelle nostre case e che già costituiscono con tanti italiani una società multirazziale». Secondo, invece, il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, la questione va incentrata sulla lotta alla clandestinità, che è l’obiettivo primario che ha spinto il Governo ad intraprendere la linea dura contro gli sbarchi: «Da qualunque punto di vista si consideri la delicata questione dell’immigrazione, c’è un aspetto che non può essere messo tra parentesi: l’Italia non può e non deve adottare una linea di cedimento rispetto al fenomeno della clandestinità, a meno di volersi trasformare in una sorta di ventre molle dell’Europa. Sorprende che in molti non colgano il punto e alimentino confusione: un conto è la sacrosanta accoglienza e tutela degli immigrati regolari, un altro conto sarebbe aprire ai clandestini, cosa che nessun governo occidentale si sogna di fare».
Di segno opposto è invece la posizione del Consiglio d’Europa, da non confondersi con gli organi dell’Unione europea, che ha criticato fortemente la linea dura del Governo italiano. Secondo, infatti, il commissario per i Diritti umani Thomas Hammarberg, i rimpatri attuati dell’Italia costituiscono «un’iniziativa molto triste, che mina la possibilità per ogni essere umano di fuggire da repressione e violenza, ricorrendo al diritto d’asilo». Per questo Hammerberg, dettosi totalmente in linea con la posizione del Vaticano, ha così auspicato: «Spero che l’Italia non vada avanti con questa politica, perché quella finora adottata dal Governo italiano non è una buona soluzione». A queste parole ha risposto il ministro degli Esteri Franco Frattini, definendo «prevedibile» la presa di posizione del Consiglio d’Europa e spiegando che «il Governo è vincolato da una decisione dell’Unione europea». Secondo Frattini, una possibile soluzione per tutelare chi fugge dalla violenza e chiede asilo è «fare in modo che le richieste di asilo partano direttamente dai Paesi di origine e transito». Per questo il ministro degli Esteri invita l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati ad aprire un ufficio ad hoc in Libia, ribadendo che, poiché in media su 100 persone, la metà richiede l’asilo politico, e, di queste, circa la metà lo ottiene, «noi non possiamo consentire a 100 clandestini di entrare, per accogliere circa 20 domande di asilo».

Referendum. Oltre alla questione sull’immigrazione, il dibattito politico odierno registra ulteriori prese di posizione sul referendum, che testimoniano la distanza, in seno alla sinistra, fra i vari punti di vista rispetto al quesito referendario. Il primo a testimoniare il proprio dissenso, peraltro già espresso nelle settimane precedenti, nei confronti della linea intrapresa dal Pd in favore del sì al quesito referendario, è Francesco Rutelli, che, in un intervento su Facebook, ha definito il referendum elettorale «scriteriato». Dopo aver manifestato il proprio sostegno alla proposta avanzata dai giorni scorsi dal Vice Presidente del Senato Vannino Chiti di abolire il premio di maggioranza, Rutelli ha così spiegato il suo dissenso: «Qualcuno pensava che per il Pd fosse possibile far finta che i referendum elettorali non ci fossero. Che bastasse prendere una posizione per il sì e poi aspettare che mancasse il quorum. Ma la politica spinge, in certe circostanze, a dire la verità più che a uno schieramento tattico». E la verità, secondo Rutelli, è che il referendum, così come è impostato, possa configurarsi come un ghiotto assist a Berlusconi: «Io sono disponibile a sostenere anche altre formule elettorali, poiché non sono mosso da nessuna ideologia astratta: il sistema istituzionale ed elettorale tedesco; il doppio turno di collegio; una formulazione del “Mattarellum” 50/50 (metà eletti col maggioritario, metà col proporzionale). Basta che non mi mettiate nella condizione di dover ringraziare la Lega, che porta la firma della “legge porcata”, per la sua resistenza al proposito di creare un “Regno d’Italia” attraverso questi referendum scriteriati». Sulla stessa linea antireferendaria si assesta anche l’Italia dei Valori, che oggi, per bocca del presidente Antonio di Pietro e dei due capigruppo Massimo Donadi e Felice Belisario, ha anche delineato il proprio sostegno alla proposta del senatore del Pd Ceccanti di ripristinare il “Mattarelum”: « L’Italia dei Valori sosterrà la proposta del senatore Ceccanti di cercare in Parlamento i numeri per reintrodurre il “Mattarellum”, sistema elettorale che coniuga la stabilità con la possibilità per i cittadini di scegliere il proprio candidato. Il nostro grande obiettivo – affermano Di Pietro, Donadi e Belisario – è l’abrogazione del “porcellum”, una vergogna antidemocratica, una legge che ha tolto dignità al parlamento, trasferendo il potere dalle mani dei cittadini alle segreterie dei partiti. Ora che anche il referendum è stato strumentalizzato da Berlusconi per consolidare il suo disegno autoritario, ben venga la proposta del senatore Ceccanti. Lavoreremo affinché questa proposta possa diventare largamente condivisa e si possa giungere alla sua approvazione in tempo utile per evitare il referendum. Con questa scelta – concludono il presidente e i due capigruppo – Italia dei Valori dice con chiarezza di voler puntare sul bipolarismo e sulla costruzione di una nuova coalizione riformista. Ora sta al Pd decidere se battere un colpo oppure continuare a sostenere un referendum che consegnerebbe definitivamente l’Italia a Berlusconi».

Terrorismo. Lo stesso Di Pietro oggi ha anche manifestato la propria solidarietà al direttore de La Stampa Mario Calabresi e alla sua famiglia per le «ignobili e vergognose scritte comparse questa notte, a Torino, sui muri della sede del quotidiano e di alcune sedi del Pd». Le scritte, sorte a seguito dell’importante incontro tenutosi sabato al Quirinale fra la vedova di Pinelli e quella del commissario Calabresi, recitavano “Calabresi assassino e Pinelli assassinato”. Riguardo a quest’episodio, Di Pietro ha parlato di «un atto vile su cui occorre far luce immediatamente». Immediata solidarietà è giunta anche dall’esponente del Pdl Paolo Bonaiuti: «Esprimo tutta la mia solidarietà al caro amico Mario Calabresi e alla sua famiglia. Non saranno certo queste ignobili minacce e questi spregevoli insulti a frenare l’impegno professionale suo e della redazione de La Stampa contro ogni forma di terrorismo». Questi episodi hanno toccato da vicino anche il Pd e i suoi esponenti, e in particolare il segretario del Pd del Lazio Roberto Morassut e il presidente del VI municipio di Roma Gianmarco Palmieri, che hanno ricevuto proiettili e lettere di minacce. Per questo il segretario del Pd Dario Franceschini ha espresso la propria preoccupazione a riguardo: «Le forze dell’ordine stanno lavorando bene, ma questo clima nei confronti del Partito Democratico non mi piace e non va sottovalutato. In pochi giorni si sono verificati troppi episodi preoccupanti, prima l’incendio delle sede elettorale del sindaco di Capannori la scorsa settimana, poi le scritte sui muri di tre sezioni del Pd di Torino e le minacce a Morassut e Palmieri. E’ necessario – conclude Franceschini – che su questi fatti sia fatta piena luce, con fermezza e nel tempo più breve possibile».

Gabriele Canarini

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