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Diario politico. Berlusconi: “No all’Italia multietnica”. Terrorismo, stretta di mano tra vedove Pinelli e Calabresi

maggio 9, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Laura Liucci. Giornata dedicata alla memoria delle vittime del terrorismo, con il presiden- te della Repubblica che, commosso, ricorda anche la figura dell’anarchico Pinelli, “innocente che fu vittima due volte, prima di presantissimi infondati sospetti e poi di un’improvvisa, assurda fine. Non si tratta di riaprire un processo ma di rompere il silenzio su una ferita inseparabile da quella dei 17 che persero la vita a Piazza Fontana”. Oggi è stato anche il giorno della visita in Abruzzo del segretario Pd Franceschini, che torna a criticare il decreto per la ricostruzione, invitando il governo a non mettere la fiducia per poterlo discutere insieme. Ma è in serata che interviene il presidente del Consiglio, a difesa della linea-Maroni in tema di immigrazione: “Non apriremo le porte a tutti come la sinistra”. Il racconto.

Nella foto, Silvio Berlusconi

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di Laura LIUCCI

Giornata in memoria delle vittime del terrorismo. Si celebra oggi, giorno dell’anniversario della morte di Aldo Moro, la giornata in memoria delle vittime del terrorismo stragista. Alla commemorazione, tenutasi al Quirinale, erano presenti numerose alte cariche di Stato insieme ai parenti delle vittime del terrorismo che ha insanguinato l’Italia dagli anni di piombo fino ai giorni nostri. Oltre al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in sala erano presenti il presidente della Camera Gianfranco Fini, i ministri Maroni, La Russa e Alfano, la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, il prefetto Manganelli e i vertici militari.
Un commosso Napolitano ha parlato dell’importanza della memoria, e di una riflessione collettiva sul terrorismo, invitando i presenti a guardare avanti “senza mai dimenticare o rimuovere quello che è accaduto”, pena il rischio che i vecchi fantasmi del passato possano tornare. Coglie poi l’occasione della presenza in sala di Licia Rognoni, vedova di Giuseppe Pinelli per onorare la memoria dell’anarchico milanese, morto precipitando dalla finestra della questura di Milano mentre veniva interrogato – trattenuto illegalmente per più di due giorni – in merito alla Strage di Piazza Fontana. «A Pinelli si devono rispetto e omaggio, e’ stato un innocente che fu vittima due volte, prima di pesantissimi infondati sospetti e poi di un’improvvisa, assurda fine» ha dichiarato un Presidente della Repubblica visibilmente commosso. «Qui non si riapre o si rimette in questione un processo – ha continuato Napolitano – ma si compie un gesto politico e istituzionale. Si rompe il silenzio su una ferita non separabile da quella dei 17 che persero la vita a piazza Fontana». In sala era presente anche Gemma Capra, la vedova del commissario Luigi Calabresi caduto vittima dei terroristi che gli imputavano la morte di Pinelli. Le due donne, prima dell’inizio della cerimonia, si sono incontrate e strette la mano per la prima volta.
Spezza poi una lancia in favore della magistratura, il Presidente della Repubblica, affermando di non poter «gettare indiscriminati e ingiusti sospetti sull’operato di quanti indagarono» per il fatto di non essere pervenuti ad «un’esauriente verità giudiziaria» su stragi come quella di Piazza Fontana.
Napolitano coglie poi l’occasione per puntare il dito contro Francia e Brasile, e contro «trattamenti incomprensibilmente indulgenti riservati a terroristi condannati per fatti di sangue e da lungo tempo sottrattisi alla giustizia italiana». Il riferimento – piuttosto esplicito – è a Marina Petrella e Cesare Battisti, i due terroristi fuggiti, appunto, in Francia e Brasile, e per cui si chiede da tempo l’estradizione.

Abruzzo e ricostruzione. Il segretario del Pd Dario Franceschini, oggi in visita in Abruzzo per inaugurare una nuova sede del Pd, ha rivolto parole forti contro il governo in merito al ddl di ricostruzione. «Il decreto così com’è non funziona. Non vengono mantenute le promesse», dice. «Non ci sono le risorse né per l’emergenza né per la ricostruzione. Degli 8 miliardi di euro annunciati, 1 miliardo è per il primo anno e 5,8 sono spalmati fino al 2032». Parlando poi della ventilata possibilità di imporre la fiducia al decreto, ha aggiunto «Non ci provino, siamo pronti a lavorare insieme, la fiducia troncherebbe tutto». Franceschini ha poi suggerito il coinvolgimento degli enti locali nella ricostruzione e ha dichiarato che appoggerà il governo nella richiesta di riconoscimento de L’Aquila come zona franca urbana per i prossimi 10 anni.
Dalla maggioranza si sono sollevate forti critiche alle dichiarazioni del segretario del Pd. Gasparri ha parlato di «polemiche penose» e di una «coesione invocata a parole» ma smentita dai fatti. Il ministro Calderoli ha replicato affermando come al terremoto si sia data «una risposta vera» aggiungendo: «Credo che i tempi con cui si realizzerà la ricostruzione de L’Aquila e dei centri colpiti, sorprenderanno tutti».
Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini si allinea invece sostanzialmente – seppur non formalmente – alle parole di Franceschini parlando del decreto come «assolutamente insufficiente», come pure insufficienti sono state le modifiche apportate ieri al documento. «Credo che in Parlamento si debba cambiare profondamente questo decreto» ha concluso.

Immigrati. Continuano le polemiche in merito al respingimento dei clandestini compiuto dalle autorità italiane. Dopo le critiche mosse dall’Onu e dal Vaticano, il governo difende la propria linea confermando la volontà di non fermarsi. Il ministro dell’Interno Maroni, respingendo le accuse di non conformità alle normative europee, rilancia: «Chi non è ancora entrato nelle acque territoriali italiane verrà rimandato nel Paese di provenienza» sostenendo che l’iniziativa è largamente condivisa dai cittadini che «vedono finalmente una reazione forte e decisa del governo». Anche il premier si è oggi espresso in merito alla vicenda. «Non vedo nessuno scandalo» ha dichiarato Berlusconi. «E’ chiaro che in mare dobbiamo dare assistenza, ma noi siamo in linea con le disposizioni europee» ha continuato, negando poi le voci secondo cui si ventilerebbe la possibilità di rivedere la Bossi-Fini.
Dall’opposizione forti critiche. Antonio Di Pietro ha parlato di «provvedimenti razzisti e xenofobi», mentre il leader di Sinsitra e Libertà Nichi Vendola di «vergogna internazionale» e di «progressivo scivolamento verso la barbarie».

Laura Liucci

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