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L’incontro Berlusconi-Liberman “La Russia abbandoni i terroristi”

maggio 9, 2009 di Redazione 

L’approdo in Italia per la prima tappa del suo giro delle diplomazie europee del neo-ministro degli Esteri israeliano è stato occasione per un faccia a faccia anche con il nostro presidente del Consiglio. Un incontro particolarmente significativo per i contenuti portati da Liberman, che ha chiesto a Berlusconi di intercedere presso la Russia affinchè interrompa le relazioni con Hamas ed Hezbollah, dopo avere precisato che “la sicurezza di Israele vale quanto la crescita dell’economia palestinese”, supportata anche dal nostro Paese. Un incontro che, tuttavia, non è stato troppo raccontato dai nostri media. Ce ne parla Désirée Rosadi.

Nella foto, Avigdor Liberman e il presidente del Consiglio

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di Désirée ROSADI

Il Primo Ministro Silvio Berlusconi e il Ministro degli Affari Esteri israeliano si sono incontrati martedì a Roma, per un amichevole scambio di vedute sulla politica del nuovo governo israeliano. Il colloquio, avvenuto il giorno successivo alla visita di Liberman alla Farnesina, non ha ricevuto degna attenzione da parte dei media. Eppure, non si trattava di un incontro informale tra due conoscenti di vecchia data, ma di un confronto determinante per i “precari” equilibri mediorientali.

Tanto per cominciare, Liberman ha tenuto a precisare che la sicurezza di Israele vale quanto la crescita dell’economia palestinese, supportata dall’Italia attraverso un piano di ricostruzione delle infrastrutture politiche, economiche e culturali. È evidente che la “tranquillità” dello Stato d’Israele dipende in gran parte dall’esistenza di organizzazioni terroristiche come Hamas e Hezbollah, che si muovono contro le forze moderate filo-occidentali in Medioriente, come il Presidente libanese Siniora e l’egiziano Mubarak. Per questo il Ministro israeliano ha chiesto a Berlusconi di convincere il governo russo a rompere le relazioni con Hamas ed Hezbollah: Mosca, infatti, non le considera organizzazioni terroristiche, in quanto prendono parte alla vita politica del paese e sono assimilabili ai partiti. Come non ricordare gli incontri del 2006 tra il Ministro degli Affari Esteri russo Lavrov e il leader di Hamas, Khaled Meshaal, e le armi anti-tank made in Russia utilizzate da Hezbollah nel conflitto tra Libano e Israele.

Un altro punto rilevante del dialogo è stato il caso Iran: “Il dialogo con l’Iran deve essere limitato nel tempo” ha affermato il Ministro israeliano, “se gli iraniani non avranno interrotto il programma nucleare entro i prossimi tre mesi, la comunità internazionale dovrà agire di conseguenza”. Un Iran nucleare equivale a una minaccia mortale, per questo i leaders israeliani hanno preventivato un intervento militare se l’azione diplomatica dovesse fallire. Alcuni ufficiali israeliani, secondo le fonti del Ministero degli Affari Esteri israeliano, hanno dichiarato che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha imposto delle sanzioni contro l’Iran, deve considerare l’imposizione di misure ancora più forti. Anche in questo caso, il ruolo giocato dalla Russia è rilevante, infatti ha fornito assistenza per la tecnologia missilistica e nucleare e ha supportato Teheran in ambito ONU.

Lo scenario emerso da questa visita non è di certo roseo. La posizione dei nuovi “falchi” è netta e non lascia spazio ad interpretazioni. Le scelte intraprese dall’Iran entro il mese di agosto saranno determinanti per il mantenimento della pace: Israele è intenzionato a prendere delle decisioni quanto mai drastiche, e molto dipende dall’esito delle elezioni in Iran, oltre che dalla posizione ambigua della Russia.

Désirée Rosadi

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