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E’ morto don Gianni Baget Bozzo. Prete e consigliere della prima ora di Berlusconi

maggio 8, 2009 di Redazione 

Si è spento questa mattina, nel sonno, nella sua abitazione genovese. Era una delle voci più ascoltate dal presidente del Consiglio, sin dal giorno della sua discesa in campo nel 1994. Marco Fattorini ha tracciato per noi questo ritratto del sacerdote savonese. Dagli esordi in politica con la Dc fino alla “difesa” di Benedetto XVI, in uno dei suoi ultimi articoli apparso sul settimanale “Tempi”. Sentiamo.

Nella foto, don Gianni Baget Bozzo

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di Marco FATTORINI

Don Gianni Baget Bozzo non era uno qualunque. Era un prete, ma non solo. Era un giornalista, ma non basta. E’ stato anche un politico e, perché no, un teologo. L’ottantaquattrenne che si è spento nel sonno nella sua abitazione di Genova è stato senz’altro un importante intellettuale del Novecento italiano. La sua vita non è riassumibile in 2 o 3 qualificazioni dei lavori che ha fatto. Perché c’è stato molto di più, nel bene e nel male. Dalla laurea in giurisprudenza agli studi in seminario che lo hanno ordinato sacerdote nel 1967. La sua passione è sempre stata la politica, dove Baget Bozzo è più volte sceso in campo mettendosi in discussione, agendo, cambiando idea, ma comunque continuando a far sentire la sua voce di cattolico. All’inizio fu militante della Democrazia Cristiana ed in seguito se ne allontanò per la sua contrarietà al compromesso storico tra Dc e Partito Comunista. Da lì in poi vi fu un avvicinamento al Partito Socialista di Craxi che lo portò in Europa come deputato. Una “discesa in campo” che gli costò la sospensione a divinis della Chiesa Cattolica, dal momento che aveva assunto una carica politica senza esplicita autorizzazione. Tuttavia quel provvedimento disciplinare gli sarebbe stato revocato nel 1994, anno in cui scadde il suo secondo mandato come europarlamentare.

Negli anni ’90 si è poi impegnato, con grande passione e convinzione, al progetto berlusconiano ed è stato uno dei protagonisti nella fondazione di Forza Italia, di cui ha composto, tra l’altro, la Carta dei Valori. Del partito azzurro ha scritto che “ha espresso una profonda innovazione culturale: ha unito il linguaggio della Tradizione ecclesiale e quello del pensiero liberale. E liberale nel senso liberista. Ha preso come suoi modelli due liberal liberisti. Luigi Einaudi e Luigi Sturzo”. Baget Bozzo è stato sempre molto ascoltato da Berlusconi, nel tempo ne è diventato uno stimato consigliere. Una voce saggia ma non per questo sommessa, anzi sempre piuttosto energica e presente nel dibattito politico e intellettuale. Senza dimenticare poi il suo apporto giornalistico attraverso collaborazioni in varie testate come “Il Giornale”, “La Stampa” e “Panorama”.

Nonostante i suoi trascorsi, a volte, tumultuosi all’interno della Chiesa, padre Baget Bozzo ha sempre portato all’attenzione della società il fatto cristiano, attraverso i suoi scritti teologici, attraverso i suoi articoli e la sua testimonianza di credente impegnato nella vita civile, politica e sociale. Strenuo sostenitore di Papa Benedetto XVI, in un articolo di alcuni giorni fa sul settimanale “Tempi”, ha scritto che “è una delizia, per chi ha gusto del cristianesimo, ascoltare o leggere Benedetto XVI, perché ogni volta trova spunti che lo conducono al cuore della fede: la vita divina comunicata ai credenti”. E ancora prosegue dicendo che “Giovanni Paolo II commentava la Scrittura, Benedetto XVI contempla lo svolgimento della Chiesa come corpo di Cristo nel pensiero dei suoi sapienti e dei suoi santi. Naturalmente questo modo di guidare i cattolici urta il sentimento di coloro che sono avversi alla Chiesa, ma anche quello di tanti cattolici che hanno perso il gusto della profondità della loro stessa fede”.

Don Gianni Baget Bozzo, definito da Aldo Cazzullo come “un berlusconiano mistico senza arroganza”, è stato un intellettuale lucido e coraggioso, nelle scelte come anche nella sua testimonianza giornalistica e pubblica di un Cristianesimo vivo nella società. Un pensatore che non ha solo pensato ma anche agito, in politica e nell’opinione pubblica, un personaggio amato e contestato, ma la cui assenza non rimarrà certo indifferente.

Marco Fattorini

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