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Israele cerca la sponda dell’Italia. Il tour europeo di Liberman comincia da Roma

maggio 7, 2009 di Redazione 

Il neo-ministro degli Esteri israeliano ha scelto la Farnesina per il suo primo colloquio di presentazione nelle capitali europee. Seguiranno le visite a Parigi, Berlino e Praga. Una scelta motivata dall’amicizia storica con il nostro Paese e dal ruolo dell’Italia nella promozione del dialogo tra Israele e paesi arabi moderati. Dopo le prime dichiarazioni sul processo di pace (Liberman aveva rifiutato l’idea di “due popoli per due stati”) l’Unione Europa aveva minacciato di congelare i rapporti diplomatici. Presto conosceremo l’esito di questo primo giro. Désirée Rosadi ci racconta l’esordio della nuova politica estera israeliana.

Nella foto, l’incontro tra Avigdor Liberman (a sinistra) e il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini

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di Désirée ROSADI

Il tour di presentazione nelle capitali europee del neo-Ministro degli Esteri israeliano Avigdor Liberman è iniziato lunedì a Roma. Ai colloqui della Farnesina tra il leader della destra radicale laica israeliana e il capo della diplomazia italiana Franco Frattini seguiranno le visite a Parigi, Berlino e Praga. La scelta di debuttare sul palco italiano non è casuale: oltre ad essere considerato storicamente “amica” degli israeliani, la diplomazia del nostro Paese ricopre un ruolo decisivo nella promozione del dialogo tra Israele e Paesi arabi moderati, a cominciare da Emirati Arabi, Arabia Saudita e Libia. In particolare, per quanto riguarda il contenzioso sul ritiro israeliano dalle alture del Golan, Liberman ha offerto l’Italia come possibile mediatore con la Siria. Sostenere i colloqui indiretti tra questi due Paesi significa contribuire alla stabilizzazione dell’intera regione, più precisamente agevola una risoluzione delle dispute territoriali tra Gerusalemme, Damasco e Beirut e ciò potrebbe avere positive ripercussioni su un eventuale disarmo di Hezbollah.

Oltre al titolare della Farnesina, il Ministro israeliano ha incontrato a Roma il Primo Ministro Silvio Berlusconi, il Presidente della Camera Gianfranco Fini, il Ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi e il Sindaco Gianni Alemanno. Da tutti ha riscosso sostegno circa l’upgrading nelle relazioni tra Israele e Unione Europea, che Bruxelles ha minacciato di congelare a causa delle discusse affermazioni dello stesso Liberman sul delicato processo di pace. Non è ancora trascorso un mese dall’incontro “incriminato” tra il Presidente di turno all’UE, il ceco Topolanek, e Netanyahu: in quell’occasione il Premier israeliano, interrogato sulla spinosa questione delle colonie israeliane illegali costruite in Cisgiordania, aveva detto “If Israelis can’t build homes in the West Bank then Palestinians shouldn’t be allowed to either”(Se Israele non può costruire insediamenti in Cisgiordania, allora neanche i palestinesi possono farlo). Gli fa eco Liberman, che nelle settimane scorse aveva rifiutato l’idea “due popoli per due stati”, perché metterebbe in pericolo l’esistenza dello Stato d’Israele. Anche nell’incontro di lunedì si è guardato bene dal pronunciare la parola “stato palestinese”, nonostante il titolare della Farnesina abbia ribadito con fermezza la volontà di supportare, al fianco di USA e UE, la creazione di due Stati per due popoli ed il raggiungimento della pace in tempi brevi.

Non c’è da stupirsi di fronte a queste posizioni se pensiamo che il Ministro in questione appartiene ad un partito di destra radicale molto influente nel panorama politico israeliano, in particolare dopo la recente guerra di Gaza. Alle ultime elezioni di febbraio il partito fondato da Liberman nel 1999, Israel Beitein, ha ottenuto molti consensi, fino a diventare decisivo nella nomina di Benjamin Netanyahu a Primo Ministro. Chi è Avigdor Liberman? Nato a Kišinëv, in Unione Sovietica (ora Moldova) nel 1958, si è trasferito con i genitori in Israele nel 1978. A Gerusalemme è cominciata la sua carriera politica: dal 1993 al 1997 Liberman è stato Direttore Generale prima del Partito Likud e poi nell’ufficio di Netanyahu. Dopo aver ricoperto numerosi incarichi ministeriali, nel 2006 è stato nominato Ministro degli Affari Strategici, ruolo incentrato sulla “minaccia iraniana”.

È ancora presto per giudicare il risultato di questa visita. Occorrerà attendere il rientro di Liberman a Gerusalemme e le reazioni di Unione Europea e USA. Nel frattempo non si può non riconoscere la volontà israeliana di collaborare al dialogo con la Siria; una strada in discesa, visto che Damasco ha già espresso l’intenzione di avviare dei negoziati senza precondizioni in occasione della visita di Frattini ad Assad. Per contro, molti restano i dubbi sulle reali intenzioni israeliane nei confronti dell’Autorità Nazionale Palestinese: Liberman ha fondato tutta la sua campagna elettorale sullo scontro con gli arabi israeliani e sulla negazione di qualsiasi trattativa con i palestinesi. Insomma, un passo in avanti e due indietro.

Désirée Rosadi

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