Top

La vittoria di Fini sul decreto sicurezza Il monito a Maroni per i diritti dei minori

maggio 6, 2009 di Redazione 

Oggi, alla Camera, verrà posta la fiducia su un decreto sicurezza del Governo che non contiene più la norma che introduceva il principio per cui un figlio di immigrato clandestino - privo cioè del permesso di soggiorno - non potesse, di fatto, essere iscritto a scuola. Merito della presa di posizione e del lavoro di moral suasion del presidente della Camera, che ha convinto il ministro dell’Interno a rinunciare ad un dispositivo che non è presente in nessuna legislazione dei Paesi dell’Unione, e che avrebbe comportato la negazione di uno dei diritti fondamentali previsti dalla Costituzione, quello all’istruzione. Un intervento forte e autorevole, quello di Fini, che recentemente non aveva avuto difficoltà a rimettere in discussione quella parte della legge sull’immigrazione che porta anche il suo nome che prevedeva che per avere diritto al permesso di soggiorno bisognasse avere già un lavoro in Italia. Ed è di questo, della terza carica dello Stato e di immigrazione, che vi raccontiamo.

Nella foto, il presidente della Camera onorevole Gianfranco Fini

-

di Simona DI PALMA

La lettera di Gianfranco Fini al Ministro dell’Interno Maroni rappresenta l’ultimo atto del tentativo del presidente della Camera di apportare dei correttivi alla legislazione sull’immigrazione, da lui stesso voluta con la famosa Bossi-Fini. Erano di qualche tempo fa le sue dichiarazioni circa la necessità di correggere alcune storture di una legge che, nell’impianto complessivo, restava comunque valida.
Ebbene, il principio complessivo del ddl sull’immigrazione si ispira alla necessità di monitorare e “controllare” il flusso degli immigrati che ogni anno, per vie disparate, giungono in Italia, con l’obiettivo, in via teorica, di favorire la regolarizzazione degli stranieri e il loro accesso ai servizi pubblici del nostro Paese. Se dunque il fine è quello di favorire in ogni caso l’integrazione a scapito dello sfruttamento sui luoghi di lavoro e della discriminazione, occorre evitare delle derive “poliziesche” che finirebbero inevitabilmente per rendere l’immigrato un soggetto stigmatizzato negli ospedali così come nelle scuole.
In quest’ottica, la posizione espressa da Fini nei giorni scorsi sul ddl resta un fatto. Ovvero un esplicito richiamo alla solidarietà sociale e al bisogno di preservare i diritti anche di chi di fatto vede quotidianamente misconosciuto il dritto a vivere e lavorare in un Paese che non è il proprio.
Le affermazioni del presidente della Camera sono state esplicite, e facendo emergere le preoccupazioni di chi riveste un ruolo super partes, pongono l’accento su uno dei diritti che deve essere – secondo le stesse parole di Fini – costituzionalmente garantito, quello all’istruzione. L’articolo in questione del ddl introduceva il concetto secondo il quale uno straniero per avere diritto a qualunque prestazione pubblica in Italia avrebbe dovuto presentare il permesso di soggiorno. In tal modo, secondo quanto affermato dal Presidente della Camera, se da un lato si consentirebbe agli stranieri di accedere a qualsivoglia servizio pubblico, in primis l’assistenza sanitaria, allo stesso tempo verrebbe subordinato tale accesso al possesso dei requisiti richiesti, ergo il permesso di soggiorno. Ciò, secondo le dichiarazioni espresse da Fini nella lettera a Maroni, impedisce ai figli degli immigrati clandestini di avere accesso all’istruzione pubblica. Anche per l’iscrizione a scuola, infatti, sarebbe necessario esibire un regolare permesso di soggiorno. Pena, la denuncia, perché sempre secondo il ddl la clandestinità è reato, e chi tace non denunciando il reato diventa complice dello stesso.
I dubbi sollevati da Fini nell’appunto presentato a Maroni riguardavano soprattutto la presunta incostituzionalità del suddetto articolo, proprio perché ai minori stranieri sarebbe stata negata l’iscrizione alla scuola dell’obbligo, che viene invece tutelata “nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani”.
Dunque, ancora una volta un richiamo alla sensibilità sociale. E ancora una volta il presidente Fini reagisce esplicitamente ai tentativi di arginare il fenomeno dell’immigrazione con espedienti che appaiono obsoleti, in termini di modernità, rispetto alla legislazione vigente nel resto d’Europa in materia di immigrazione e clandestinità.
Ed è proprio all’Europa che Fini guarda, ricordando che non esiste nessuna legislazione nei Paesi dell’UE che impedisca ai figli degli immigrati di imparare a leggere e a scrivere, anche se i loro genitori sono ufficialmente ritenuti clandestini.
Alla luce delle dichiarazioni pronunciate nei giorni scorsi da Fini, appare più chiaro l’atteggiamento complessivo del presidente della Camera sulla questione immigrazione. Un atteggiamento che sembra guardare all’esempio di quei Paesi in cui si punta a far diventare proprio l’immigrazione un punto di forza e non di debolezza dello Stato, nella convinzione che solo attraverso l’integrazione si possano arginare la devianza e il pregiudizio.

Simona Di Palma

Commenti

One Response to “La vittoria di Fini sul decreto sicurezza Il monito a Maroni per i diritti dei minori”

  1. Lina Di Domenico on maggio 14th, 2009 10.40

    complimenti per un articolo che mette in evidenza il pensiero di solidarietà e sensibilità sociale e politico in una nazione che ha sempre messo al di sopra di qualsiasi concetto il diritto allo studio e alla,ripeto, solidarietà sociale .Di nuovo complimenti alla dott.ssa Di Palma per tutti i concetti espressi nel suo articolo
    Lina Di Domenico

Bottom