Top

Le mappe dei partiti. Le identità e le correnti/1. Il Popolo della Libertà

maggio 4, 2009 di Redazione 

Il nostro giornale è un grande giornale di approfondimento d’attualità, una rivista quotidiana che racconta, giorno dopo giorno, le vicende della politica italiana. Ma è anche un giornale dal respiro più ampio, che vuole coltivare cultura politica. Il nostro vicedirettore ha tracciato in questa chiave un ritratto dei quattro maggiori partiti italiani (Pdl, Pd, Lega, Idv). A partire da oggi ve li proponiamo. Cominciamo con la formazione di Berlusconi.           

Foto di gruppo del Popolo della Libertà: Berlusconi con le donne forti del suo Governo: da sinistra Carfagna, Prestigiacomo e Meloni (manca Gelmini)

-

di Luca LENA

Il Popolo della Libertà guidato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rappresenta una poliedria ideologica frutto della fusione di correnti liberali e conservatrici, con influssi vicini al cristianesimo democratico.
Il partito poggia le basi sulla recente fusione tra Forza Italia e AN, oltre ad aver stretto un’alleanza con la Lega Nord ed il MpA. Pur manifestando un complicato amalgama tra le diverse componenti del gruppo, la carismatica leadership di Berlusconi è riuscita a solidificare, con pragmatica efficacia, la sempre più difficile amministrazione interna. Da molti definita come una sorta di autorità incontrastata, la politica di Berlusconi ha prima saputo affermarsi in società con un successo di consenso pubblico crescente, per poi imporsi a livello interno attirando su di sé l’interesse di aree politiche inizialmente poco compatibili con l’approccio del leader. Affondando le radici sempre più in profondità, Berlusconi ha assunto il controllo totale del partito riflettendo un’unità programmatica reale e concreta, offrendo ben poche concessioni agli alleati. Combattuto tra l’accrescimento perpetuo e inflessibile della supremazia interna ed il gioco, con pesi e contrappesi, per mitigare le rivendicazioni dei partiti minori. L’identità del PDL, confermando e perseguendo unicamente le direttive del leader, non riconosce alcun tipo di corrente alternativa. In realtà, pur manifestando una rigidità pratica, è doveroso aggiungere che, a livello teorico, all’interno della coalizione sono presenti alcune aree di stampo variegato.
I cosiddetti “Berluscones” sono esponenti di partito strettamente legati alla figura del leader. Onestamente non si può parlare di una vera e propria corrente di pensiero in quanto, alla base della loro rappresentazione politica, non vi è un’ideologia specifica, se non l’obiettivo di oltrepassare la politica stessa, attraverso un approccio semplice, diretto e poco istituzionale, che i critici definiscono a tratti populista. Esponenti come Sandro Bondi, Gianfranco Rotondi e Stefania Prestigiacomo rappresentano, infatti, in una successione da matrioska, la rievocazione ortodossa della principale voce di partito.
L’ala di AN capeggiata da Gianfranco Fini indossa il vello più laico dell’intero partito. La fusione con Forza Italia ha generato notevoli perplessità tra gli elettori, denunciando un tradimento politico e il timore di veder assottigliata la propria rappresentatività all’interno di una coalizione dal padrone unico. La corrente liberal-conservatrice che vede tra i suoi esponenti di spicco Andrea Ronchi, Giorgia Meloni e Altero Matteoli è vicina ai valori del presidenzialismo, ad una maggior tolleranza per le questioni sociali e ad un’apertura decisamente in contrasto alla visione maggioritaria della coalizione sulla bioetica. Inoltre, la vena carismatica di Fini e la sempre più rispettosa conduzione civica e morale del dovere istituzionale forniscono un contraltare di rilievo alla figura dominante di Berlusconi.
Un’ulteriore ala del partito è quella degli ex-socialisti composta da Renato Brunetta, Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, Franco Frattini e Fabrizio Cicchitto. Un’area inclinata ad un riformismo deciso, specialmente attraverso le politiche colbertiste del Ministro dell’Economia e il pugno duro mostrato dal Ministro per la Pubblica Amministrazione con la rivoluzione innescata nell’ambiente lavorativo pubblico.
Uno dei settori più influenti all’interno del PDL è quello proveniente dalla vecchia DC. Pur manifestando aperta sintonia con le direttive di Berlusconi, esponenti come Angelino Alfano e Claudio Scajola sono il riflesso diretto di un’impostazione ideologica più ricercata rispetto all’amorfa politica moderna. Entrambi, comunque, rappresentano due entità saldamente vicine all’eminente sfinge Berlusconiana, fortemente improntati verso un liberismo garantista che trova sfogo nelle applicazioni forensi del Ministro della Giustizia, unanimemente considerato dalla sua schiera come un uomo in profonda ascesa politica.
Inoltre, vi è l’area cristiano-liberale rappresentata tra gli altri da Maurizio Lupi. Un’area decisamente più vicina all’impostazione prevalente di partito, contrapposta ancor più fortemente a quella degli ex AN.
Senza dimenticare l’apparato più conservatore, quello legato alla tradizione originaria di Alleanza Nazionale. Gli esponenti di spicco sono riconducibili in Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri. La corrente teorica, di matrice estremamente conservatrice, intinge la propria condotta in un estremismo etico e sociale piuttosto in sintonia con la cosiddetta Destra Sociale portata avanti dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e da Alessandra Mussolini.

Luca Lena

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom