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Satira. Lettera di Silvio a Veronica furiosa. Così non va… di F. Laratta

maggio 3, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ha seguito e segue con grande discre- zione e misura la vicenda Veroni- ca-Berlusconi, con il rispetto che è dovuto ai risvolti privati di questa storia. Non esce dallo schema questo – come sempre – bellissimo pezzo satirico del deputato del Partito Democratico, che ci consente di sdrammatizzare una vicenda amara. Uno scritto delicato e divertente, che vi proponiamo. Buona lettura.

Nella foto, Veronica e il presidente del Consiglio

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di FRANCO LARATTA

“Bellezza del soccorso, sensuale ironia, vigore dell´amore, intrepida solitudine”.

Cara Veronica,
gli ispirati versi che l´amico Bondi ti ha dedicato, sono la degna apertura a questa lettera, che ti scrivo sfidando le turbolenze dell´aereo e dell´animo, vincendo la riservatezza, la sobrietà, che hanno contraddistinto il mio modo di essere in questi ventisette anni, trascorsi pazientemente accanto ad un´ex attrice, casalinga oramai a tempo pieno, ostaggio delle sue tute felpate, dei calzettoni di spugna a righe, dei ciabattoni ingombranti e dei bigodini trapiantati. A questa donna, comprensibilmente disperata per aver accanto un così invidiato uomo pubblico, imprenditore, politico, leader mondiale, voglio affettuosamente rivolgermi per restituirle la serenità che nelle ultime ore è stata oggetto di attacchi meschini, di chiaro stampo comunista. Attacchi che l’hanno spinta all’insano gesto di abbandonare il tetto coniugale.
Mi trovavo a Varsavia ad inaugurare una fabbrica italiana di collant e calzature, e a dare ai titolari due dritte sulla distribuzione. Avevo cominciato a guardare un paio di polacchine graziose, col tacco, da mettere ai miei piedi come gratificazione per l´ennesimo figurone al congresso del Ppe, quando mi hanno riferito il tuo scomposto disappunto sulla formazione troppo “allegra” delle liste Pdl alle europee e su altre questioni altrettanto infondate.
Che colpa ne ho se l´agenda mi segnala di raggiungere il
seminario a pochi metri dalla nostra sede in Via dell´Umiltà e al posto di preti in tonaca trovo ragazze in gonnella, entusiaste di seguire il corso full immersion organizzato dal partito?
Come posso difendermi da chi tesse con malafede equivoci, dipingendomi come il pomicione che con letizia si è intrattenuto in una festa privata a Napoli quando l´oggetto del desiderio era un Pomicino? Nessuna soubrette, stellina, Ma-stella, l´unico presente al mio tavolo durante la cena. Mia cara, ti confesso la mia delusione per esser ricaduta nell´infida trappola comunista. Hai la pessima abitudine di leggere i giornali. Non l´ho mai fatto e guarda dove sono arrivato. Di giornale tutt´al più ne basta uno. Sei ancora ingenua ad ascoltare i politici che occupano il Parlamento. Non l´ho mai fatto e non credo di passarmela malaccio. Del Parlamento si può fare a meno. I tuoi fomentatori mi contestano una misoginia mascherata dietro atti di gallismo? Ignorano, ma non mi sorprende, l´imminente decreto a tutela del gentil sesso, per effetto del quale saranno trasferiti sui territori tanti soldati quante sono le belle ragazze.
Se tutto questo non aiuta a riconquistare la tua stima, mi vedo costretto a rivelarti la malattia di cui ho sempre sofferto sin dai tempi del servizio militare e che volutamente ti ho taciuto per non accrescere il tuo carico di preoccupazioni: l´influenza supina.

La contraggo periodicamente, specie se a contatto prolungato con gli uomini, e appena si manifesta ho subito necessità di stendermi. E´ vitale che sia circondato da persone che curino molto la loro igiene. Non gente maleodorante come quella che circola nelle Camere, che mi guardo bene dal frequentare in attesa di una disinfestazione risolutiva, ma ragazze belle, profumate, con le quali il rischio di contagio si riduce al minimo. Visi e corpi acqua e sapone che intervengano in modo adeguato durante le crisi, sostino al mio capezzale fin quando non è scongiurato lo shock anafilattico, fin quando non riacquisto le forze sufficienti per rimettermi in piedi.
Ecco svelato il tanto vituperato criterio per le candidature: sostituire i vecchi scarponi, che sollevano pure polvere, con l´´impudico ciarpame´. Così apostrofi, ingenerosamente, quelle giovani che sono invece il mio salvavita.
Avrei potuto speculare su questo aspetto, sfruttare una D´Eusanio qualunque per impietosire te, il pubblico, raccontando quanto è triste in quei momenti accorgersi di non saper andare in bicicletta, avere le ruote sgonfie, e di quanto il fanale abbagliante, il campanello squillante, i freni recisi, sono specchietti per le allodole che riflettono all´interno uno stato d´animo diverso, cupo. Ma io non mi presto alla tv del dolore, ho la mia onorabilità. Piuttosto, porterò avanti caparbiamente la ricerca di validi (anti)corpi, indispensabili alla mia salute. Confidando nella tua comprensione, pregandoti di ripensarci, di tornare da me, anche se non lo vuoi fare in ginocchio, ma torna, torna piccina mia. Ma soprattutto, cara Veronica, non fidarti dei comunisti, non guardare agli avvoltoi del Pd. Resta con me, resta per sempre.
tuo fedele Silvio.

FRANCO LARATTA

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