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Europee ’09, parla Giulietto Chiesa ‘Da noi la sinistra non funziona più’

aprile 30, 2009 di Redazione 

Eletto nel 2004 a Strasburgo con la lista Di Pietro-Occhetto, ha presto rotto con il leader dell’Italia dei Valori iscrivendosi al gruppo Pse. Oggi corre con il partito “Per la Difesa dei Diritti Umani in una Lettonia unita”, che non potrà eleggerlo. L’ex corrispondente da Mosca de l’Unità e de la Stampa nonchè di alcuni tra i principali telegiornali italiani spiega a il Politico.it le ragioni della sua scelta. L’intervista è di Marco Fattorini.

Nella foto, Giulietto Chiesa

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di Marco FATTORINI

Onorevole Chiesa, può trarre un bilancio della sua esperienza al Parlamento Europeo?
“In poche parole è difficile fare un bilancio di cinque anni di attività parlamentare. Chi vuole averne un’idea di massima può consultare il mio sito www.giuliettochiesa.it
In estrema sintesi dirò che le tre questioni che ho potuto approfondire, tra le decine che ho sfiorato, sono state, nell’ordine di importanza, la questione dei diritti a una informazione democratica e pluralista (la revisione della direttiva sui media “senza frontiere”), la commissione temporanea d’inchiesta sulle carceri segrete della CIA, e la commissione speciale sui cambiamenti climatici. Le ultime due hanno occupato in pratica gli ultimi due anni e mezzo del mio lavoro parlamentare, nel corso del quale, inoltre, ho seguito i rapporti tra Parlamento Europeo e Russia e tra PE e Afghanistan”.

Lei è membro di alcune commissioni parlamentari, tra cui la commissione giuridica e quella per gli affari esteri. Quali sono i traguardi più significativi raggiunti durante l’esercizio di tali attività?
“Ho seguito assai poco la Commissione Giuridica, per evidente impossibilità temporale. Del resto il mio inserimento in quella Commissione non fu derivato da una mia scelta, ma dai complessi effetti del sistema di distribuzione dei posti nelle commissioni in funzione al Parlamento Europeo. Per cui capitò che dovessi rinunciare, a metà mandato, al posto di vice-presidente della Commissione per il Commercio – cosa che avevo scelto – per occuparmi di cose che non avevo scelto. Concentrai dunque il mio tempo sulla Commissione Esteri, sulla sottocommissione Difesa e, come ho detto sopra, sulle commissioni temporanee dove avevo avuto la possibilità di lavorare. Nella Commissione Esteri e, in generale, nelle attività parlamentari di cui mi sono occupato (salvo le due Commissioni Temporanee), mi sono trovato quasi sempre in minoranza. Ho svolto, come ho potuto e saputo, il mio ruolo di opposizione”.

Lei è un profondo conoscitore della Russia, per molti anni è stato corrispondente da Mosca per importanti quotidiani italiani ed ora, al Parlamento di Strasburgo, è membro della delegazione alla commissione di cooperazione parlamentare UE-Russia. Cosa si è mosso in questi anni nel rapporto tra Europa e Russia? Ci sono, secondo lei, nuove prospettive di dialogo e collaborazione?
“Nella Delegazione per i rapporti con la Russia, come ho detto, ho dovuto fronteggiare una maggioranza parlamentare palesemente ostile alla Russia e poco incline a un vero dialogo. Ho cercato di contrastare questa linea, che consideravo e considero nefasta. Il Parlamento Europeo è, su questi temi, influenzato e anzi dominato dalla linea oltranzista e bellicosa di molti paesi dell’est europeo. La Commissione è assai più cooperativa e prudente”.

Come giudica, in questi 5 anni trascorsi, l’azione e l’iniziativa dell’Unione Europea nell’ambito di relazioni internazionali e coordinamento dei paesi aderenti?
“L’Europa è stata, in questi anni bushiani, estremamente subalterna agli Stati Uniti. Ciò ha recato, a mio avviso, un enorme danno alla sua politica e al suo ruolo mondiale. Il processo di integrazione, di coordinamento, di unificazione delle legislazioni, ha proceduto con grande lentezza anche per le due anime che si sono continuamente scontrate tra di loro: un’anima europea e un’anima americana”.

Quale è, secondo lei, l’arma da usare per combattere l’euroscetticismo e la sottovalutazione del ruolo dell’Europa, in atto molto spesso qui in Italia?
“Questa Europa è troppo lontana dagl’interessi e dalle aspirazioni dei lavoratori. In Italia e altrove. La strategia di Lisbona si è rivelata errata. Credo che l’Europa, ora, in piena crisi mondiale, debba ritrovare se stessa e i suoi valori popolari, il suo sistema economico, assai più solido di quello effimero e ormai in via di collasso degli Stati Uniti”.

La sinistra radicale italiana si presenterà divisa alle elezioni di giugno, da una parte l’alleanza Rifondazione-Comunisti Italiani, dall’altra il blocco di Sinistra Democratica, Verdi e Movimento di Vendola. Come giudica questo gioco di alleanze? Ma soprattutto, quali sono le reali prospettive della sinistra che non si riconosce nel Pd?
“Discorso lungo e triste. Ho deciso di non provare nemmeno a ricandidarmi con le due liste “a sinistra di Paperino”, perché entrambe dimostrano di non avere una visione nemmeno lontanamente adeguata ai problemi dell’Italia e del mondo. Vecchie impostazioni incapaci di dare risposte. E’ la “sinistra” che rappresentano che non funziona più. Del resto entrambe le formazioni mi considerano, giustamente, estraneo e, quindi, non mi è giunta nessuna proposta di candidatura. Né l’avrei comunque accettata. Per questo avevo già rinunciato, da tempo, a ricandidarmi. Se non fosse giunta la proposta – che ho accettato – di candidarmi in Lettonia, nella lista di un piccolo partito europeista come “Per la difesa dei diritti umani in una Lettonia Unita”. L’ipotesi di essere eletto con quel partito (che sarà in grado di eleggere un solo deputato, cioè la collega uscente Tatjana Zhdanoka), è pressoché inesistente. Ma, come cittadino europeo, ho pensato di poter dare un contributo alla difesa di diritti, palesemente conculcati, della minoranza russa in quel paese e nella vicina Estonia”.

L’approdo ad una sinistra europea è tutt’oggi maturo o utopico? Lei quali ricette propone per una vera soluzione in tal senso?
“Di sinistre europee ce ne sono almeno due, lontanissime l’una dall’altra, e ciascuna divisa al suo interno lungo diverse faglie anche molto profonde. Credo che la crisi mondiale scuoterà profondamente entrambe e le costringerà a cimentarsi con i nuovi e drammatici problemi che emergono. Oggi la sinistra in Europa è minoritaria anche perché incapace di distinguersi nettamente dai gestori del disastro. Invece la tendenza è quella di condividerne gli errori. Questo perché la sinistra non ha capito cosa stava succedendo e, di fatto, ha accettato l’idea neo-liberista americana. Per essere un forza di alternativa si deve essere alternativi”.

Marco Fattorini

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