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Diario politico. Varato federalismo fiscale Sul referendum Maroni contro il premier

aprile 29, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Carmine Finelli. E’ arrivato in serata, con 154 voti favorevoli, 6 contrari e 87 astenuti (tutto il Pd con la sola eccezione di Follini, contrario come gli ex compagni di partito dell’Udc), il sì definitivo del Senato al provvedimento che introduce il nuovo sistema fiscale voluto dalla Lega. Sentiamo le prime reazioni. E dopo le polemiche intorno alle candidature europee del Pdl, con l’attacco di Veronica Lario a Berlusconi, il Cavaliere si ritrova stretto anche dagli stessi alleati leghisti che con Maroni esprimono “preoccupazione” per l’annunciata intenzione del presidente del Consi- glio di votare “sì” alla consultazione del 21 giugno: “Se passa, conseguenze inevitabili”. Il racconto.

Nella foto, i ministri della Lega Calderoli, Maroni e Bossi oggi al Senato

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di Carmine FINELLI

Giornata intensa per la politica italiana. In serata è arrivato il via definitivo al federalismo fiscale voluto dalla Lega. Il provvedimento è stato approvato dall’aula di palazzo Madama con 154 voti favorevoli, 6 contrari ed 87 astenuti. A votare il disegno di legge con la maggioranza l’Italia dei Valori, mentre l’Udc ha votato contro e il Partito Democratico si è astenuto. Il gruppo della Lega poco prima del voto ha tributato un lungo applauso al ministro Umberto Bossi fautore del provvedimento.
Il capogruppo della Lega in Senato, Federico Bricolo subito dopo la proclamazione dell’approvazione: “E’ una svolta epocale, è il provvedimento più importante di questa legislatura in base al quale i soldi delle tasse resteranno sul territorio, nessuno più deciderà a Roma come saranno spesi: saremo padroni in casa nostra”. Il collega dell’Italia dei Valori, Felice Belisario commenta così il voto favorevole del suo partito: “Il senso del federalismo per noi è il richiamo al principio di responsabilità dei governi territoriali. L’Idv avrebbe voluto ulteriori ed importanti miglioramenti, ma le riforme impongono concessioni reciproche. E comunque controlleremo l’operato del governo”. Belisario ha anche spiegato che L’Italia dei valori non ha votato favorevolmente per “fare un favore a una parte politica che tanto tiene a questa riforma, ma perché riteniamo che questo Paese meriti l’innovazione e l’Idv accetta questa sfida”. Nel Partito Democratico anche qualche voce dissente dalla linea del partito. Marco Follini è l’unico tra le fila del Pd ad aver votato contro. “Da qualche tempo la religione politica In voga nel nostro paese, una sorta di undicesimo comandamento, è il federalismo – ha spiegato – segnalo ai cultori di questo credo che la rigorosa osservanza di questo comandamento richiederebbe semmai di partire dal federalismo istituzionale e non da quello fiscale”.
Punto centrale della legge è l’introduzione di un nuovo sistema fiscale. Più autonomia alle Regioni, Province e Comuni. Le amministrazione locali saranno più responsabilizzate perché dovranno mettere in atto una serie di attività, alcune considerate fondamentali, che lo Stato deve provvedere a garantire in uguali livelli di servizio. Tali attività le amministrazioni locali dovranno finanziare con la riscossione di propri tributi. Il fisco, dunque, si divide in più livelli, ognuno con la sua autonomia, ma nel pieno rispetto dell’articolo 53 della Costituzione. Alle Regioni è riconosciuta la possibilità di compartecipazioni erariali. Le stesse Regioni dovranno provvedere anche alla spesa sanitaria, all’istruzione ed all’edilizia scolastica. Altro punto importante, la previsione di un fondo perequativo statale ed alimentato dalle compartecipazioni sull’I.V.A..
La legge approvata prevede che alla città di Roma venga dato uno status particolare. Per questo motivo il sindaco, Gianni Alemanno, è soddisfatto: “Si realizza un sogno inseguito dagli anni Ottanta”. Nonostante l’entusiasmo, il provvedimento non verrà subito applicato. Esso entrerà in vigore in un minimo di cinque anni, prorogabili fino a sette, ed il Governo avrà a disposizione due anni per emanare i decreti attuativi, i quali saranno soggetti al vaglio di una commissione già ribattezzata “bicameralina”, in particolare quelli che prevederanno procedure per la realizzazione dei bilanci degli enti locali.
I festeggiamenti per l’approvazione della manovra federalista arrivano in seguito ad uno sciame di polemiche.

Referendum. La spinosa questione referendaria, infatti, non cessa di creare disaccordi anche in seno alla maggioranza. Ad opporsi alle parole del premier che ha dichiarato di voler votare “sì” al referendum è Roberto Maroni, ministro dell’Interno: “Mi ha sorpreso Berlusconi e mi preoccupa perché è una presa di posizione che noi non condividiamo e che cercheremo di fargli correggere. Bisogna evitare – prosegue Maroni – che il referendum passi perché altrimenti si determinerebbe una situazione non governabile. Se il referendum raggiungesse il quorum e vincesse il “sì” sarebbe inevitabile trarre le conseguenze di una così forte spinta popolare”. Secondo il Ministro “è difficile che il Parlamento possa fare una nuova legge elettorale dopo un referendum così carico di significato politico. Perciò bisogna evitare che avvenga il danno, perché se avviene, poi, tanti saluti…”.
L’annuncio del presidente del Consiglio stimola la reazione del Partito Democratico. Dario Franceschini sottolinea come questa scelta rappresenti “un’umiliazione alla Lega”. “Berlusconi – dice il segretario del Pd – più che masochista è surrealista perché vuole abrogare una legge che hanno fatto lui e la sua maggioranza. Nessun problema per noi, visto che Berlusconi tutti i giorni si sta impegnando ad umiliare la Lega, bocciando le ronde, le norme sui Cie e ora dicendo sì al referendum”. Non pago delle polemiche sul referendum, Franceschini attacca ancora: “Quando un uomo politico si ritiene talmente potente da poter fare tutto perde i freni e comincia a diventare un problema serio per gli equilibri democratici. Le regole vanno cambiate insieme”. Se Berlusconi sceglierà “ancora una volta la modifica a maggioranza della Costituzione andrà a sbattere contro un muro perché al referendum confermativo gli italiani gli diranno di no”.
Soddisfatto dell’annuncio di Berlusconi il coordinatore del comitato promotore del referendum, Mario Segni: “In una politica caratterizzata dalle ambiguità il sì di Berlusconi è un atto di chiarezza che gli fa onore. Il sì ha un grande valore: è un passo decisivo verso lo smantellamento di una legge infausta che ha ridotto il parlamento a una assemblea di nominati”. La posizione del Pdl è invece sintetizzata da Daniele Capezzone, portavoce del partito: “Berlusconi interpreta il desiderio di semplificazione e di chiarezza degli elettori italiani”. Una discussione che destinata a continuare, perlomeno fino a quando il Paese non si sarà pronunciato. Ma non finisce qui il carico polemico della giornata.

Caso-Veronica. Dopo le piccate dichiarazioni di ieri della moglie del premier, che ha definito “ciarpame senza pudore” le (allora) possibili candidature di alcune soubrettes alle europee, arriva la risposta di Berlusconi: “Mia moglie? Ha creduto ai giornali. È tutta una manovra della stampa di sinistra. Mi sembra – aggiunge il Cavaliere – che la situazione sia molto chiara: c’è una manovra montata dalla stampa di sinistra e dell’opposizione sulle nostre liste con notizie
assolutamente infondate”.
E poco prima che uscissero le liste, il presidente del Consiglio ha indicati quali sarebbero state le giovani candidate dal Pdl all’Europarlamento. “Laura Comi – laureata alla bocconi e coordinatrice dei giovani di Forza Italia in Lombardia – che è bravissima; la Ronzulli prima dei non eletti alle scorse politiche, candidata nelle Marche che lavora in una clinica e con i bambini del Bangladesh. La terza è Barbara Matera, che ho conosciuto tramite Letta perché è fidanzata con il figlio di un prefetto amico di Letta: è laureata ed è bellissima. Queste tre – ha spiegato il premier – le porterò con me in campagna elettorale e dirò: “Voi siete veline?”. Poi le lascerò parlare e questo sarà lo schema di ogni comizio e faremo un figurone”. Il Cavaliere si è anche augurato che chi, a suo dire, ha montato questa campagna elettorale “stia zitto e si chiuda da qualche parte per la vergogna”.

Carmine Finelli

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