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I due volti di Ahmadinejad: “feroce”, poi affabile. Sono in arrivo le elezioni in Iran

aprile 28, 2009 di Redazione 

E il presidente cerca di guadagnare consensi tra la popolazione. Così prima arriva l’intervento molto duro nei confronti di Israele alla conferenza di Ginevra sul razzismo, poi la disponibilità a supportare “qualsiasi accordo” tra israeliani e palestinesi senza interferire. L’ha espressa in un’intervista al canale americano ABC, una dichiarazione che ha avuto grande risalto sui media internazionali. Ce ne parla la nostra Désirée Rosadi.

Nella foto, un’immagine dell’intervista all’ABC del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad

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di Désirée ROSADI

In un’intervista al canale americano ABC il presidente iraniano Ahmadinejad ha manifestato la volontà di collaborare all’ipotesi di una soluzione di pace che preveda il riconoscimento dello Stato palestinese da parte di Israele. Fin qui, nulla di strano. L’intervista continua e Ahmandinejad sorprende tutti: in caso di firma di un accordo tra israeliani e palestinesi, il Presidente è disposto a supportare qualsiasi decisione sia presa dai due Paesi, senza interferire. Un’affermazione alquanto strabiliante vista la storica avversione di Teheran per Israele.

Sono trascorsi pochi giorni dalla Conferenza di Ginevra sul razzismo, in occasione della quale Ahmadinejad ha definito Israele, per l’ennesima volta, “la più orribile manifestazione di razzismo”. Così, mentre parlava, 29 ambasciatori, in gran parte europei tra i quali Francia e Inghilterra hanno abbandonato la sala dell’assemblea in segno di protesta. L’intervento infausto ha determinato il sostanziale fallimento della Conferenza e un danno importante all’immagine di compattezza delle Nazioni Unite. L’assenza dei Capi di Stato, rappresentati dalle delegazioni diplomatiche, ha favorito lo show propagandistico di Ahmadinejad, applaudito da una fitta rappresentanza. Un vero colpo basso per la credibilità dell’ONU.

Sesto Presidente della Repubblica islamica dell’Iran (dal 3 agosto 2005), Mahmud Ahmadinejad si è sempre espresso apertamente contro gli Stati Uniti e continua a difendere il programma nucleare iraniano; inoltre, la lotta al terrorismo, proclamata da Ahmadinejad all’inizio del mandato, suscita molte perplessità se pensiamo che il suo Paese è uno dei più accreditati finanziatori di Hezbollah.
A questo punto è lecito domandarsi il perché di questa inversione di rotta. La risposta è molto semplice e si chiama “propaganda elettorale”. Il prossimo giugno avranno luogo le elezioni presidenziali in Iran e Ahmadinejad sta spianando la strada al rinnovo del suo mandato. Ma lo scenario che deve affrontare non lo favorisce: le autorità delle sue forze armate sembrano non voler supportare la sua candidatura e la Guida Suprema Ali Khamenei lo invita ad ammorbidire la sua posizione nei confronti degli USA.

Il risalto che la stampa internazionale ha dato alla nuova uscita del Presidente iraniano è stato notevole: per molti l’apertura emersa dalle sue parole preannuncia la soluzione ai contenziosi mediorientali che tutti aspettavano, altri (pochi) invitano alla riflessione e alla ponderatezza. Tra questi ultimi, il giornalista di Sharq al-Awsat Amir Taheri mette in guardia sulla personalità e sul potere di Ahmadinejad. Diversamente dai suoi predecessori, non ha privilegiato la classe media iraniana, ma ha puntato tutto sul consenso popolare e “dice ad alta voce ciò che gli altri sostenevano in privato” circa l’America e Israele. Indirettamente, le elezioni americane hanno favorito la sua immagine: come ricorda il giornalista iraniano, lo slogan “Yes, we can” assomiglia molto al cavallo di battaglia di Ahmadinejad delle elezioni del 2005 “We can”.

E’ facile comprendere come le affermazioni del Presidente siano state ben ponderate: prima la risonanza mediatica di Ginevra, poi la mitigazione del suo astio nei confronti di Israele permettono ad Ahmadinejad di guadagnare consensi tra la popolazione, “coccolando” al contempo l’opinione internazionale. Inoltre, non è casuale la scelta di rilasciare queste dichiarazioni alla tv americana, in vista di possibili aperture americane su numerose questioni, una fra tutte l’isolamento del mercato e dell’economia iraniana dallo scenario internazionale.

Désirée Rosadi

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