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Diario politico. Franceschini al premier: “Dica non cambieranno la Carta da soli”

aprile 27, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it, dedicata alle ultime quarantottore. La prima firma è Gabriele Canarini. E’ cominciata da Eboli, la campagna elettorale del segretario del Partito Democratico. Che, dopo avere ottenuto da Berlusconi il ritiro del ddl che prevedeva l’attivazione di un vitalizio “parificante” sia per gli ex partigiani sia per gli ex repubblichini, torna all’attacco e lancia la nuova sfida al presidente del Consiglio. Il quale, intanto, oggi, anch’egli in Campania per un vertice sullo smaltimento dei rifiuti a Napoli, ha dovuto rinunciare a parlare con i giornalisti perchè due giovani abruzzesi lo hanno contestato. Giornata dura per il Cavaliere che ha dovuto registrare anche la polemica lanciata dal magazine della Fondazione FareFuturo vicina a Gianfranco Fini sulle possibili candidature alle Europee, nelle liste Pdl, di donne provenienti dal mondo dello spettacolo. La sentiamo. Il racconto di questa due giorni di politica italiana.

Nella foto, il segretario del Pd Dario Franceschini

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di Gabriele CANARINI

Dopo la partecipazione del Presidente del Consiglio Berlusconi alle celebrazioni del 25 aprile, che ha ricevuto ampi consensi bipartisan, la conseguenza politica diretta è stato il ritiro della proposta di legge che prevedeva un vitalizio sia per gli ex-partigiani sia per gli ex-repubblichini della Repubblica di Salò. Tale decisione era stata sollecitata dal segretario del Pd Franceschini a Berlusconi, lo stesso 25 aprile, e già ieri, appena appreso con soddisfazione il dietrofront del governo, il leader del Pd non ha esitato a riproporre un ulteriore sollecitazione al premier, invitandolo ad attuare le riforme costituzionali solo a patto di una preliminare larga intesa con l’opposizione: «C’è un secondo passo, impegnativo, ma indispensabile. Noi abbiamo fatto l’errore piccolo di cambiare a maggioranza il titolo V della Costituzione. Loro, quello grande di volerla cambiare con la devolution. A questo punto, Berlusconi venga in Parlamento e dica che non tenterà più di stravolgere la Carta a colpi di maggioranza. Dica che si potrà modificare soltanto con gli accordi degli avversari». Seguendo, dunque, il legame stretto, già evidenziato da Napolitano nei giorni scorsi, che intercorre fra la celebrazione della Liberazione, avvenuta anche grazie alla Resistenza, e i principi su cui si fonda la Costituzione, diretta espressione del connubio culturale e politico fra i partiti che parteciparono attivamente alla Resistenza, Franceschini ha posto come successivo obiettivo al premier, dopo l’atteso e doveroso riconoscimento ai valori della Resistenza fatto il 25 aprile, l’impegno a ricercare un’intesa quanto più possibile allargata a tutto il Parlamento, allorché dovesse apprestarsi a modificare la Costituzione stessa.
Al segretario Pd ha risposto già ieri il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, che vede nella richiesta di Franceschini una «forzatura del dettato costituzionale: anche i costituenti hanno previsto la possibilità di una riforma della Costituzione affidata alla libera dialettica parlamentare, che può registrare il consenso fra maggioranza e opposizione, ma anche il dissenso e la conseguente modifica realizzata a maggioranza». Sul tema si è espresso quest’oggi anche il ministro per l’Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi: «Da questa maggioranza e da questo governo non ci sono stati atti di forza per riformare la Costituzione. Anzi, Berlusconi ha sempre dimostrato disponibilità al dialogo e al confronto. Il nostro auspicio è che tutta l’opposizione e non solo una parte di essa facci altrettanto».
Dopo i toni concilianti di questi ultimi due giorni, oggi però Franceschini, da Eboli, in provincia di Salerno, dove ha preso il via la sua campagna elettorale, è tornato ad alzare il tiro della dialettica politica, puntando il dito contro le politiche intraprese dall’attuale governo nei confronti del Sud: «Al meridione sono stati sottratti più di 20 miliardi di euro, poiché, dalla copertura del mancato gettito derivante dall’Ici sulla prima casa, fino al finanziamento delle quote latte, tutte queste misure sono state sottratte al Mezzogiorno». Il leader del Pd ha parlato, perciò, di un «tradimento del Sud compiuto dal governo Berlusconi. Il tradimento della parte del Paese che ha dato al Pdl la maggior parte del consenso, il 40%. Crediamo che abbiano diritto di non essere traditi anche coloro che non hanno votato per noi». Per questo, secondo Franceschini, «se c’è una parte d’Italia che deve gridare “Roma ladrona” non è la Lega, ma dovrebbero essere i cittadini del Sud». Il segretario del Pd ha poi fatto riferimento alla realtà di Eboli, resa nota dal romanzo “Cristo di è fermato a Eboli”, scritto da Carlo Levi nel 1945, nel quale l’autore tracciava un affresco di un Mezzogiorno agricolo: «Non c’è più l’arretratezza di quel mondo contadino, ma ci sono delle inaccettabili disuguaglianze fra il nord e il sud del Paese. Disuguaglianze che se non sono affrontate dalla politica non possono che aumentare. Per uscire dalla crisi, il prezzo non deve essere pagato dal Sud. Le potenzialità dell’Italia sono legate proprio al Mezzogiorno».
E nelle terre del Mezzogiorno, non molto distante dal luogo da cui ha parlato Franceschini, era presente stamani anche il premier Berlusconi, recatosi a Napoli per compiere, come lui stesso non ha mancato di sottolineare, il 14esimo briefing in poco più di 10 mesi di governo sullo stato dello smaltimento dei rifiuti in Campania. Ad un mese dall’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra, Berlusconi ha incontrato il capo della Protezione Civile Bertolaso, il Prefetto Alessandro Pansa ed il Questore Santi Giuffrè nella sede della prefettura di Napoli, per fare il punto della situazione, non solo riguardo al termovalorizzatore di Acerra, ma anche degli altri quattro che dovranno prossimamente essere costruiti in Campania. Al termine dell’incontro Berlusconi, fermatosi a parlare con i giornalisti, è stato fatto oggetto delle invettive di due giovani abruzzesi, che gli hanno gridato «Non devi venire in Abruzzo, ci stai rovinando». Il Cavaliere dapprima ha provato comunque ad interloquire con i giornalisti, ma poi, resosi conto che le proteste dei due non accennavano a diminuire, si è congedato dalla stampa, visibilmente contrariato, e si è diretto verso la macchina per andar via. In merito alle molte attenzioni mediatiche e politiche che sta ricevendo l’Abruzzo, dove domani si recherà in visita anche papa Benedetto XVI, si è espresso oggi polemicamente Gianfranco Busalicchio, del direttivo del comitato Onna Onlus: «Per otto giorni i vigili del fuoco, che sono bravissimi, hanno lavorato soprattutto per preparare le visite di Berlusconi e del Papa. Hanno puntellato la chiesa, così il Santo Padre la può vedere ancora in piedi. Un lavoro inutile, perché poi sarà abbattuta. Hanno costruito la strada e l’eliporto. Hanno preparato anche un piccolo campanile, con le campane recuperate dalle macerie, a fianco del tendone della nuova chiesa. Tutto bello. Ma nelle tende si vive malissimo. Gli anziani e chi cammina con difficoltà non riescono ad entrare in bagno». Alle parole di Busalicchio fa da eco Vincenzo Angelone, che fa anche lui parte della Onlus: «Onna è diventata un simbolo, ed è giusto che qui arrivino le persone importanti. Ma dovevano mandare altri vigili e militari, per costruire ciò che serve a questi “eventi”. A noi i vigili servono per recuperare una foto o un maglione nelle nostre case, e per rendere umana la vita in tenda». E per ciò che riguarda, inoltre, la realizzazione del G8 all’Aquila, così ha puntualizzato la Presidente della Provincia, in forza al Pd, Stefania Pezzopane: «Berlusconi ha detto che il vertice mondiale sarà qui e adesso lo deve fare davvero. Lo Stato deve essere capace di organizzare questo incontro internazionale e allo stesso tempo gestire le tende alluvionate».
Ma sull’agenda del premier ci sono anche le candidature alle liste per le elezioni europee, che dovranno essere definite entro mercoledì. Proprio stasera, infatti, si è aperto un tavolo di discussione in merito a ciò a Palazzo Grazioli, dove si sono recati i coordinatori del Pdl Ignazio La Russa, Sandro Bondi e Denis Verdini; oltre a loro, al vertice ha preso parte anche il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani. Ma fra i nomi dei candidati, spiccano quelli dei partecipanti ai corsi di formazione tenutisi la scorsa settimana in via dell’Umiltà, fra cui vi sono ex annunciatrici tv ed ex partecipanti al Grande Fratello. Su questi nomi non sono mancati nei giorni scorsi i commenti polemici, ondeggianti fra l’ironia e lo sdegno, di vari esponenti dell’opposizione. Oggi, però, a far notizia è il fatto che gli attacchi a tali candidature provengano da ambienti interni al Pdl. Dalle colonne del web magazine di FareFuturo, fondazione animata dal presidente della Camera Gianfranco Fini, Sofia Ventura ha infatti duramente attaccato la scelta del Pdl di far figurare giovani donne provenienti dall’ambiente dello spettacolo nelle liste dei candidati: «Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchio per le allodole, non son nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi. Le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche ogni tanto lo ricordasse». La Ventura così spiega perché trovi inadatte tali candidature: «Si tratta di una pratica di cooptazione di giovani signore con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un’assemblea elettiva come la Camera dei deputati o anche in ruoli di maggiore responsabilità. Qui assistiamo – prosegue la Ventura – ad una dirigenza di partito che fa uso dei bei corpi e dei bei volti di persone che con la politica non hanno molto a che fare, allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento». Davanti ad una così netta presa di posizione, Fini non ha potuto esimersi dal puntualizzare la propria posizione: «Il web magazine della fondazione FareFuturo non ha certo necessità di concordare con me ogni suo quotidiano intervento. E’ una condizione di libertà e fiducia, che può però portare, come nel caso odierno sulle candidature femminili per le prossime elezioni europee, a valutazioni comprensibili, ma eccessive e, pertanto, non totalmente condivisibili».

Gabriele Canarini

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