Top

25 aprile, l’apertura di Berlusconi verso una nuova unità del Paese

aprile 27, 2009 di Redazione 

Ripartiamo da dove ci eravamo lasciati, cogliendo il senso forte di questi ultimi giorni di politica italiana. Il tema è la scelta del presidente del Consiglio di celebrare, per la prima volta, la festa della Liberazione dal nazifascismo. Una scelta, quella di Berlusconi, chiara, coraggiosa, che fa fare un passo deciso a tutto il Paese verso un futuro di riconciliazione piena e di unità, che il nostro giornale celebra con convinzione. Ma per assicurarci che il fondamento sia quello della Libertà alla quale Berlusconi fa riferimento, è necessario non dimenticare la Liberazione. Il pezzo, di Luca Lena. 

Nella foto, il presidente del Consiglio a Onna il 25 aprile. Al collo, il fazzoletto tricolore donatogli da un partigiano della Brigata Majella Medaglia d’Oro della Resistenza

-

di Luca LENA

Per la prima volta da quando è sul palcoscenico della politica italiana, Berlusconi ha deciso di partecipare alla celebrazione della Liberazione dal nazi-fascismo. Un evento che ha destato scalpore e sorpresa, in funzione delle curiose motivazioni che in passato non avevano permesso al Presidente del Consiglio di prendervi parte.
Nel 1994, da poco uscito vincitore dalle elezioni, fece sapere di aver organizzato una messa nella cappella privata di villa San Martino e di aver seguito la manifestazione in tv. Per tutti gli anni della legislatura, il problema sulla presenza o meno alla celebrazione ha occupato relativamente l’interesse dei quotidiani, senza scalfire eccessivamente l’apparente sconvenienza politica di una mancata partecipazione. In ogni caso, nel 2001, in vista delle nuove elezioni, Berlusconi cambia immediatamente rotta e all’ascetico approccio celebrativo preferisce la fiorente platea del teatro Carignano di Torino, dove sciorina ricordi nostalgici su mamma Rosa, su come avesse combattuto i nazisti, e sui patemi del piccolo Silvio spaesato nel clima infausto dell’epoca.
Nel 2002, tornato alla Presidenza del Consiglio, preferisce concedersi qualche giorno di meritato riposo nella sua Sardegna, così come negli anni successivi, quando deciderà di sfruttare l’occasione per concludere il suo nuovo libro e per riunirsi assieme ad Apicella intonando strofe e componendo brani musicali.
Infine, nel 2007, il giorno della Liberazione si trasforma nell’ossequiante ricordo per i caduti americani in Iraq, mentre lo scorso anno decide di rifugiarsi a Palazzo Grazioli evitando di farsi vedere all’Altare della Patria dove Napolitano deporrà una corona di alloro.
Ma quest’anno qualcosa è cambiato. Le settimane precedenti la celebrazione non hanno concesso un consueto sviluppo dell’ormai annosa questione istituzionale della partecipazione alla festa; la tragedia abruzzese ha assorbito l’interesse e la concentrazione di tutte le forze politiche, lasciando presupporre che anche stavolta la più alta carica governativa avrebbe rinunciato alla celebrazione.
Ma sarà stato per la crescente solidarietà umana o l’emotività mostrata di fronte ai terremotati che Berlusconi ha deciso per la prima volta di festeggiare l’anniversario della Liberazione. E trovatosi a suo agio tra le tendopoli abruzzesi ha scelto il centro di Onna – una delle frazioni aquilane più devastate dal sisma – per celebrare a livello nazionale uno dei giorni più significativi della storia italiana, proiettandosi in un paragone ardito ma assai coinvolgente in termini figurativi: “Qua ad Onna dobbiamo mettere da parte ogni polemica perché abbiamo la responsabilità di riedificarla così come avvenne dopo la distruzione nazista”. Già perché le polemiche – ormai attenuate quelle del passato relative al sistematico rifiuto commemorativo – adesso passano ad interessare le motivazioni che reggono un improvviso interesse partecipativo. Scatenando il sostegno della maggioranza che, attraverso i suoi portavoce, si erge in nome del buon senso e giudica faziose le malignità dell’opposizione per la quale qualsiasi decisione prenda il premier nessuna sembra mai soddisfacente.
Si inizia infatti con Di Pietro che giudica “ipocrisia allo stato puro” la mossa del premier, considerando che non può essere festeggiata tale ricorrenza da parte “di chi predica, pratica o si riconosce nella dittatura fascista, e mi pare che il governo Berlusconi riduca gli spazi della democrazia e pratichi attività che ci riportano ad una nuova dittatura”.
Ma Berlusconi, ormai convinto della decisione, aveva perfino schivato le parole di La Russa che da buon amico gli aveva consigliato di non andare, per non rischiare di prendere insulti e fischi così come accadde in passato a Letizia Moratti. Ma il Ministro della Difesa appena conosciuto il luogo della manifestazione ha addolcito la pillola accettando con acquiescenza la volontà del premier, avvisandolo però di non cadere nella subdola trappola di Franceschini che, secondo lui, avrebbe voluto vedere il Presidente del Consiglio avvoltolato tra i drappi vermigli dei comunisti.
Ma nell’equivoco insostenibile d’aver acconsentito alle richieste del PD, quasi come aver ceduto alla volontà dell’opposizione piuttosto che perseguire una scelta intima, Berlusconi ha immediatamente chiarito i motivi che lo spingevano a festeggiare la Liberazione: “Celebrerò il 25 aprile perché non se ne appropri una sola parte politica”, smontando il castello di sabbia di Franceschini e producendosi in un frenetico stordimento mentale di fronte alle popolari rimembranze storiche che accomunano la Liberazione e le ragioni della sua memoria.
“Sono maturi i tempi perché la Festa della Liberazione possa diventare la Festa della Libertà, e possa togliere a questa ricorrenza il carattere di contrapposizione che la cultura rivoluzionaria le ha dato, e che ancora divide piuttosto che unire” ha pronunciato Berlusconi con forza. Ecco come per il Presidente del Consiglio la festa della Liberazione divenga la festa di tutti, rischiando tuttavia di perdere il collegamento reale con la storia, con le cause e le conseguenze che la rintracciano in un passato ben preciso. Nel tentativo onorevole di superare le ideologie, in nome di un’unità evocativa sincera ed onesta, verso le vittime del nazi-fascismo, del ricordo per gli errori che il paese commise e a causa dei quali subì atrocità che ancora oggi recano ferite negli strati più profondi del paese, il premier sceglie una strada pericolosamente interpretativa. Per evitare una strumentalizzazione politica forse non basta desituare un evento da qualsiasi contesto storico, finendo per operare una revisione dialettica del ricordo, e privando il contesto dalla sostanza fattuale che è origine e conseguenza della memoria.
“Viva la festa di tutti gli italiani che amano la libertà e che vogliono restare liberi, viva questa festa, il 25 aprile, la festa della libertà riconquistata” sono ancora le parole del premier. Della stessa libertà che, per assumere un valore concreto, non può separarsi dal blocco dei rimorsi per gli errori, così come dall’assegnazione dei meriti per quegli uomini che hanno concesso uno spiraglio d’esistenza nella lotta alla libertà. Le ideologie dovrebbero essere superate nella manifestazione obiettiva dei fatti storici e non nell’annullamento dei loro caratteri peculiari.
Il premier, in ogni caso, è consapevole della delicatezza della questione e la scelta di festeggiare la Liberazione non può che definirsi un passo avanti nella riconciliazione storico-politica del paese ed, in parte, nei rapporti tra maggioranza e opposizione. Lo dimostra, inoltre, il caso sull’eventuale equiparazione tra repubblichini della RSI e partigiani, che sembrerebbe essere l’opera isolata di un parlamentare del PDL. “Non sapevamo che fosse stato presentato questo disegno di legge che sarà certamente ritirato” ha detto il capo del governo, appoggiato a quanto pare dall’intera coalizione.
A prescindere dalle dietrologie politiche, dalle elucubrazioni filosofiche e storiche, dalle svalutazioni della memoria e del rispetto per i caduti, è forse con il pietismo globale attraverso il quale Berlusconi ha voluto accostare i caduti della Resistenza che la festa della Liberazione deve affondare le radici del ricordo.

Luca Lena

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom