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Le voci più “critiche” sull’unità intorno al 25 aprile. Le distanze ancora da colmare

aprile 25, 2009 di Redazione 

il nostro giornale ha tra i propri valori - come tutti voi sapete - apertura e riconoscimento, e crede nell’unità del Paese. Si ritrova, in questa chiave, nelle parole spese dal presidente della Repubblica in questi giorni e in quelle del presidente della Camera Gianfranco Fini, che abbiamo ampiamente riportato e raccontato. Tuttavia è indubbio come esistano ancora dei punti di criticità, specie tra le ali più estreme del panorama politico italiano. Sentiamo allora cos’hanno detto anche i loro rappresentanti e, in generale, raccontiamo ciò che ancora divide in una giornata che, nel complesso, per la prima volta, forse, nella storia della Repubblica vede quasi tutti tendere nella stessa direzione.

Nella foto, il segretario di Prc Paolo Ferrero

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di Laura LIUCCI

Mai come quest’anno il 25 aprile è al centro di un dibattito politico trasversale che vede maggioranza e opposizione confrontarsi sul tema della Liberazione dal nazifascismo e della lotta partigiana. Hanno fatto probabilmente da spartiacque le parole del premier Berlusconi, che ha manifestato la volontà di festeggiare per la prima volta questa ricorrenza. «Celebrerò il 25 aprile e credo che ci sia bisogno di dire qualcosa, perché di questa festa non se ne appropri soltanto una parte» ha dichiarato il premier, a cui si è aggiunta la dichiarazione di Gianfranco Fini che ha definito il 25 aprile «Festa della libertà di tutti gli italiani, senza ambiguità, senza reticenze, senza ‘se’ e senza ‘ma’».

Le dichiarazioni del premier sono state prontamente raccolte da Dario Franceschini, che in prima istanza ha proposto a Berlusconi di scendere in piazza insieme a Milano durante i festeggiamenti. Alla fine il Presidente del Consiglio ha deciso di festeggiare il 25 aprile a Onna, uno tra i paesi più colpiti dal sisma del 6 aprile e teatro durante la guerra di una pesantissima rappresaglia nazista. Così farà anche Franceschini, che presenzierà brevemente alle celebrazioni nel paesino abruzzese prima di volare a Milano per la manifestazione nazionale. Il leader del Pd ha invitato Berlusconi a «non limitarsi alla parte cerimoniale, ma di dire quello che per 50 anni hanno detto tutti quelli che hanno ricordato questa ricorrenza, dai democristiani ai socialisti, dai comunisti ai liberali e ai repubblicani: dica viva la Resistenza e viva la Costituzione». Probabilmente non sarà però facile evitare quelle bandiere di cui parlava Ignazio La Russa nel suggerire a Berlusconi di festeggiare lontano dalle «bandiere rosse dove lo vuole trascinare il leader del Pd» continuando poi con l’affermare che «i partigiani rossi meritano rispetto, ma non possono essere celebrati come portatori di libertà» e raccogliendo critiche severe in merito alle distinzioni tra partigiani “buoni” e “cattivi”.

Questa “apertura” dei leader di centrodestra verso una festa da sempre considerata patrimonio della sinistra, salutata da alcuni come un grande passo in avanti verso un sentire storico comune, viene letta da molti altri come una mossa strategica atta a raccogliere consensi nella parte dell’elettorato più lontana al premier. Il segretario del Prc Paolo Ferrero ha criticato l’idea che la festa della Liberazione possa essere considerata una festa di tutti, affermando che «quella del 25 aprile non è la festa di chi non si proclama antifascista», e Oliviero Diliberto ha rincarato la dose dichiarando che «chi non è mai stato antifascista nella vita non può diventarlo in un solo colpo». Evidenti le critiche verso la mancanza di una presa di posizione di ferma condanna verso il fascismo e di appoggio ai movimenti partigiani antifascisti senza distinzione di colore o ideologia, uniti ai dubbi circa la reale e profonda adesione del Presidente del Consiglio ai valori che in Italia muovono la Costituzione. Dubbi espressi anche da Massimo D’Alema che ha definito legittimi quelli circa «l’adesione del premier ai valori della Costituzione». Ancora più diretto e ironico Iacopo Venier del Pdci nel dichiarare come Berlusconi sia più da «28 ottobre 1922 (data che ricorda la marcia su Roma di Mussolini) che da 25 aprile».

A chiudere, le dichiarazioni del presidente della Repubblica. Nel riconoscere l’importanza dell’unione nel festeggiare il 25 aprile con l’auspicio di «giungere a un comune sentire storico», Napolitano ha sottolineato però come «il messaggio, l’eredità spirituale e morale della Resistenza, della lotta per la liberazione d’Italia vive nella Costituzione, Carta fondante della Repubblica, pietra angolare del nostro agire comune e della nostra rinnovata identità nazionale». Come dire: l’auspicabile unità nel celebrare il 25 aprile non può non passare attraverso l’unità nel fare propri determinati valori, in primis quelli ribaditi dalla Costituzione, che la liberazione dal nazifascismo e la lotta partigiana hanno portato con sé.

Laura Liucci

Commenti

One Response to “Le voci più “critiche” sull’unità intorno al 25 aprile. Le distanze ancora da colmare”

  1. CHIARA on aprile 25th, 2009 14.03

    ..BEH SI SA CHE CHI NON HA NULLA DA DIRE SUOLE IN GENERE PARLARE DI ARIA FRITTA… QUALE MIGLIOR OCCASIONE DEL 25 APRILE PER FAR POLEMICA????
    COMUQNUE IL SIGN. JACOPO VENIER DEL PDCI DOVREBBE STUDIARE UN PO’ DI PIU’ LA STORIA ITALIANA DEL 900 PRIMA DI APRIRE BOCCA E FARE PESSIME FIGURE… VISTO CHE LA MARCIA SU ROMA E’ DATATA 28 OTTOBRE E NON 22 OTTOBRE!!!! (SEMPRE SE NON E’ STATO UN ERRORE DI CHI HA SCRITTO L ARTICOLO….)

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