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Pistelli risponde a Cacciari: “Nel fare le liste ascoltato il territorio”

aprile 23, 2009 di Redazione 

Intervista al responsabile relazioni internazionali del Partito Democra- tico. Con Franceschini impegna- to, lunedì, nella definizione delle candidature Pd per le elezioni continentali. “Sulle nostre liste - dice – c’è un’attenzione quasi morbosa. Mi chiedo se sia stata applicata la stessa lente sulla lista Pdl, di cui al massimo si scrive sia composta da aspiranti veline”. Al sindaco di Venezia che criticava il nome di Luigi Berlinguer perchè “calato dall’alto”: “Siamo contenti che una persona di grande richiamo e professiona- lità si impegni ancora”. Sulla collocazione a Stra- sburgo: “I Democratici saranno in un solo gruppo e faremo un soggetto nuovo dei socialisti, democratici e riformisti”. Il colloquio, di Fabrizio Aurilia.               

Nella foto, Lapo Pistelli

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di Fabrizio AURILIA

Raggiungiamo Lapo Pistelli in procinto di partire per un viaggio in treno.
Candidato alle primarie di Firenze, vinte da Matteo Renzi, primarie simbolo di un corso diverso che il Pd potrebbe o dovrebbe prendere, Pistelli è responsabile delle relazioni internazionali del Partito Democratico e si è speso, accanto al segretario Dario Franceschini, nella compilazione delle liste Pd per le elezioni Europee. Liste che hanno suscitato, come sempre polemiche e su cui si sono espressi editorialisti di spessore come Massimo Franco, che ha dedicato alle candidature democratiche un editoriale in prima pagina sul Corriere.

Questa attenzione sulle nostre liste è quasi morbosa – fa notare Pistelli – Io, con tanti anni di militanza politica, non ha mai visto liste partorite in pace. Mi chiedo però se sia stata applicata la medesima lente d’ingrandimento sulla lista del Pdl, di cui al massimo si scrive sia composta da aspiranti veline”.

Il nomi di Sergio Cofferati, capolista per il Nord-Ovest, Leonardo Domenici, ex sindaco di Firenze, uscito di scena con gran clamore l’autunno scorso e Luigi Berlinguer, capolista nel Nord-Est e tanto criticato da Massimo Cacciari, perché “calato dall’alto” e senza ragione territoriale, sono nodi scomodi per il Pd?
“Non direi. E’ chiaro che nelle liste ci sono tante spine. Su Berlinguer vorrei dire che il Partito Democratico è molto contento che una persona di grande richiamo e soprattutto professionalità si impegni ancora dopo anni “in panchina”. Non sono d’accordo con quello che dice il sindaco di Venezia: la lista è stata fatta con i segretari regionali e si sono ascoltate molto le indicazioni del territorio. Penso a Debora Serracchiani a Franco Frigo, segretario del consiglio regionale del Veneto. E a nomi come Rosaria Capacchioni, cronista del “Mattino” e Rosario Crocetta, sindaco di Gela e simbolo dell’antimafia”.

Proprio Debora Serracchiani può essere un nome nuovo, una scelta di rottura. Ma se non avesse pronunciato quel bell’intervento alla riunione dei Circoli Democratici a Roma, sarebbe stata presa in considerazione?
“No non credo. Ma le dico che proprio in questo caso abbiamo ascoltato la “pressione territoriale” di cui parla Massimo Cacciari. Il Partito Democratico ha fatto un’enorme scelta di rottura: non ha imposto candidature civetta. Noi saremo l’unico partito a non candidare ineleggibili perché già impegnati in altri ruoli istituzionali”.

Le elezioni Europee, almeno in Italia, rischiano sempre di essere un grande referendum sul governo in carica; spesso i partiti fanno campagna elettorale pensando soprattutto agli affari italiani.
“Purtroppo sarà così. Un voto in cui si penserà tanto all’Italia e poco all’Europa. Vorrei denunciare che le candidature del Pdl e dell’Italia dei Valori ne sono la prova emblematica. Leader di richiamo che si dimetteranno e personale di media bassa qualità”.

Invece oggi più che mai, che la globalizzazione perde colpi sotto la scure della crisi globale, si dovrebbe guardare all’Europa come risorsa.
“Bisogna votare per l’Europa. Per problemi globali ci vogliono soluzioni globali e condivise. L’Europa non può essere un problema, come sostiene la destra. Noi diciamo che l’Europa è l’artefice del rilancio. I cinquecento milioni che sono arrivati da Strasburgo per la ricostruzione dell’Abruzzo? Ci dovremmo chiedere come verranno spesi.
Spesso, vede, siamo vittime di una falsa retorica: quando si parla di attribuire funzioni all’Europa, l’Europa dell’ambiente, l’Europa sociale, l’unione in politica estera, nella difesa, siamo tutti buoni; quando poi si vanno a fare scelte di bilancio e di competenza per cui si dice, “bene, da oggi l’Europa si occupa di questo o di quello” allora manca la generosità e la fiducia. L’Europa non è una parte del problema, ma una parte della soluzione”.

Sarebbe interessante sciogliere il nodo della collocazione del Pd: quale rapporto si instaurerà con i Socialisti Europei?
“La soluzione è stata già definita con i colleghi continentali. Si è deciso di non farne un tema di campagna elettorale proprio per non deviare le attenzioni dei cittadini su alchimie partitiche. Il processo è già a buon punto. Il gruppo sarà unico e non avrà collocazione diversa da quella in cui sta la maggior parte dei riformisti europei. Pd e Pse lavoreranno insieme per costruire sempre un’ Europa inclusiva”.

Martin Schulz, capogruppo del Pse, ha aperto le porte ai deputati democratici. Quali sono al momento le vostre intenzioni?
“Schulz è uno dei protagonisti del dialogo. L’Italia non è il gigante dei propri sogni, né il nano delle proprie paure. Dobbiamo vincere una doppia condizione di provincialismo: non dobbiamo per forza ubbidire e uniformarci agli altri che sembrano più forti di noi, ma possiamo proporre un cambiamento. L’altro pregiudizio è che se l’Italia vuole fare una cosa chissà perché non sarà presa in considerazione. Dobbiamo vincere anche questo. Franceschini ha incontrato la maggior parte dei leader progressisti e si lavorerà per la costruzione di un nuovo soggetto che possa comprendere socialisti, democratici e riformisti”.

Fabrizio Aurilia

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