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Fini sul giornale di Sansonetti: “25 aprile festa della libertà di tutti”

aprile 23, 2009 di Redazione 

Ha messo così, con un intervento su “l’Altro”, che uscirà in edizione speciale ad hoc dopodomani, il suo personale e autorevole sigillo, il presidente della Camera, sul dibattito in corso in queste ore sulla Festa della Liberazione. Parole chiare, nette, pesanti, di apertura e condivisione, che favoriscono l’unità del Paese. Ma l’uscita dell’ormai leader storico della destra italiana non resta isolata, nel percorso recente della terza carica dello Stato. Dal testamento biologico all’equilibrio dei poteri, fino all’intervento sulla legge sull’immigrazione del 2002 che porta anche il suo nome, e in generale con tutte le scelte compiute da presidente di Montecitorio, Fini si sta caratterizzando sempre più per la sua autorevole indipendenza nella destra di questo Paese. E per lui si spalancano le porte di un futuro da leader condiviso o quanto meno apprezzato da tutta la nazione. Da “capo” di un rinnovato Popolo della Libertà? Da futuro presidente della Repubblica? Attilio Ievolella ci racconta, intanto, gli ultimi mesi del presidente Fini.

Nella foto, il presidente della Camera, onorevole Gianfranco Fini

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di Attilio IEVOLELLA

«Festa della libertà di tutti gli italiani, senza ambiguità, senza reticenze, senza ‘se’ e senza ‘ma’». Dette, anzi scritte, da Gianfranco Fini, queste parole assumono, volenti o nolenti, un significato istituzionale e politico. Anche, è il caso di aggiungere, per il contesto in cui sono collocate: il ‘numero zero’ de l’Altro, nuovo giornale diretto da Piero Sansonetti (ex direttore di Liberazione, quotidiano del Partito della Rifondazione Comunista), che proporrà dopodomani, 25 aprile, un’edizione ad hoc per la celebrazione della Festa della Liberazione. Perché proprio questa, la Liberazione, è la festa civile che Fini invoca per tutti gli italiani.

Difficile immaginare una considerazione critica alle parole dell’attuale presidente della Camera dei Deputati, parole quanto mai bipartisan, politically correct e improntate, in sostanza, a una pacificazione sostanziale e non più solo formale. Della serie: basta alla pessima tradizione del “Noi scendiamo in piazza per la Liberazione, loro no…”.
Ma la presa di posizione di Fini costituisce anche, se ci si riflette un attimo, il tassello di un cammino preciso. Qualcheduno potrebbe pensare finalizzato alla legittimità come futuro capo dell’attuale maggioranza, altri, invece, potrebbero immaginare destinato alla posizione di Presidente della Repubblica… noi ci fermiamo ai fatti, più semplicemente.

Ebbene, gli ultimi mesi, forse anche l’ultimo anno e mezzo, vanno interpretati come un’evoluzione che era difficile immaginare, anche nelle sue forme e nei suoi passi. Soprattutto considerando l’antefatto, chiamiamolo così: dicembre 2008, Silvio Berlusconi annuncia, in pubblica piazza, la nascita del Popolo della Libertà, e chiama a raccolta gli alleati, e la replica di Fini è sintetica, parla di «comiche finali». Oggi, però, la ‘vecchia’ Alleanza Nazionale è confluita nel Popolo della Libertà, e qualcheduno può storcere il naso…
Quest’ultimo passaggio, ovvero la fusione di Alleanza Nazionale e di Forza Italia, però, va considerato solo come un pezzo del puzzle, che, ricomposto, fornisce l’immagine di Fini quale rappresentante istituzionale (più che politico) in fieri, capace di raccogliere consensi a destra come a sinistra, capace di sostenere il confronto con Berlusconi, anche in maniera dura, capace di legittimarsi come esponente più autorevole, in rapporto all’opposizione, certo, ma anche in rapporto al Capo dello Stato, dell’intero panorama di centrodestra.

E gli esempi, in questo senso, sono stati numerosi, in questi ultimi mesi.
Così si può leggere, innanzitutto, la critica (anche a se stesso) sulla gestione dell’immigrazione in Italia – critica datata metà aprile -, parlando di «correttivi necessari» per la legge Bossi-Fini, e spiegando che «in particolar modo, è assurdo, in molte circostanze, chiedere all’immigrato che, per rinnovare il permesso di soggiorno, debba prima tornare nel Paese di origine e poi rientrare in Italia».
Ancora più netta, poi, la presa di posizione – sempre a metà aprile – sull’election day, bocciato a una voce da Pdl e Lega. «Sarebbe un peccato se per la paura di pochi il governo rinunciasse a tenere il referendum (di modifica della legge elettorale, ndr) il 7 giugno spendendo centinaia di milioni che potrebbero essere risparmiati». Ancora parole e musiche di Gianfranco Fini. Ancora una stoccata nettissima alla (sua) maggioranza di governo, in particolare a Berlusconi e alla Lega.
E in entrambi i casi, sia sull’immigrazione che sul referendum, applausi dall’opposizione.

Ma la dialettica col governo Berlusconi è stata sempre più forte col trascorrere delle settimane. Che si sia parlato di provvedimenti specifici, o, ancora più importante, del funzionamento delle Camere.
L’idea, avanzata dal premier, di far votare solo i capigruppo è stata, mettiamola così, rispedita al mittente…

Però la presa di posizione più netta, da parte di Fini, è arrivata alla luce del ‘caso Englaro’, e della legge sul testamento biologico. E, in quel caso, a finire nel mirino non è stata una parte politica, ma una visione d’insieme dello Stato.
Mai si sarebbe potuto immaginare Fini parlare di provvedimento da «Stato etico», in chiarissima contestazione alla legge sul testamento biologico, sostenuta dal centrodestra e condivisa dai vertici della Chiesa. Quello è, probabilmente, anche a livello simbolico, il passaggio più significativo dell’evoluzione di Gianfranco Fini. Non solo per i contenuti, ovvero la rivendicazione dello Stato italiano come Stato laico, ma anche per il contesto: il congresso che ha sancito la nascita del Popolo della Libertà. Lì, dal palco, di fronte a una platea composita, Fini ha chiosato: «Siamo sicuri che la legge approvata in Senato è da Stato laico? A me pare da Stato etico». Come a dire, caro Berlusconi e cari ‘pidiellini’, niente visione unica nel partito, né all’interno né all’esterno del Parlamento.

E questo è, probabilmente, l’impegno che Fini ha chiesto (a se stesso e al Popolo della Libertà) e ha promesso (a se stesso e al mondo politico e istituzionale italiano).

Attilio Ievolella

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