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Europee ’09, intervista a Gabriele Albertini europarlamentare Ppe

aprile 22, 2009 di Redazione 

Bilancio del mandato europeo in via di conclusione nel corso del quale Albertini è stato, tra l’altro, vicepresidente della Commissione trasporti e turismo. Riflessione sull’Europa con l’ex primo cittadino milanese che sottolinea – come già avevano fatto Gottardi e Mauro - il divario tra il peso politico reale dell’Unione e la percezione a livello nazionale. E c’è spazio anche per parlare di Milano e dell’Expo 2015. L’intervista è di Marco Fattorini. Sentiamo.

Nella foto, Gabriele Albertini

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di Marco FATTORINI

Onorevole Gabriele Albertini, provando a fare un breve bilancio di questo mandato, quale è stata la sua esperienza al Parlamento Europeo? Ha, inoltre, intenzione di ricandidarsi per le elezioni di giugno?
“Senz’altro ho intenzione di accettare una futura candidatura, naturalmente è il partito, in questo caso il Popolo della Libertà, che decide chi viene candidato o meno. Se gli uscenti disponibili saranno ricandidati, conto di essere tra questi.
Per quanto riguarda l’attività svolta, credo di aver compiuto un discreto lavoro a cui concedo un bel 7 e mezzo, soprattutto dopo aver terminato un mandato di grande responsabilità come quello di sindaco di Milano. A Strasburgo ho frequentato assiduamente le commissioni di cui faccio parte, da un punto di vista strettamente statistico ho un cospicuo numero di interrogazioni ed interventi, circa una quindicina, ed ho una percentuale dell’85% di presenze ai voti in Commissione e in plenaria.
Dal punto di vista umano è stata sicuramente un’esperienza positiva: sono entrato in contatto con altri colleghi e realtà, è stata anche l’occasione per approfondire lo studio delle lingue come l’inglese e il francese. Dopo nove anni sul palcoscenico milanese e nazionale con un ruolo di grande esposizione, ho senz’altro apprezzato 5 anni di uno scenario un po’ meno esposto anche se assolutamente stimolante”.

Come è stato il passaggio da un ruolo politico e amministrativo locale, quale era il suo incarico al comune di Milano, a quello di parlamentare europeo, in una prospettiva sicuramente ampia e sovranazionale?
“La differenza è insita nel fatto che il governo, in un’amministrazione come il Comune, prevede una responsabilità molto gestionale, in quanto si è a capo di una colossale impresa di servizi. Basti pensare al Comune di Milano che è una vera e propria holding di 40mila dipendenti, tra aziende controllate e comune stesso. Così anche il quadro legislativo, composto di leggi, regolamenti, direttive, è fondamentale. Nello scenario dell’amministrazione comunale si tratta di decidere, si hanno a disposizione anche notevoli poteri, capitali pubblici da investire nell’interesse della collettività. Si tratta di un ruolo sicuramente molto impegnativo che richiede una notevole responsabilità ed esposizione (basti pensare al fatto che ricevevo 25.000 lettere all’anno dai cittadini per richieste varie). Ora il lavoro al Parlamento Europeo è molto più “nascosto”, costituito di relazioni con gli altri opinion leaders (i miei colleghi) e le istituzioni europee. E’ un lavoro di tessitura dei testi, interrelazioni, ricerca del consenso per gli emendamenti, ascolto delle associazioni di categoria. Il clima è sicuramente differente, non vi è la tensione del governo, ma l’elaborazione, la riflessione e lo studio di testi su cui discutere per ricercare la sintesi finale. A prevalere, sulla realizzazione, ad esempio, di un’opera pubblica è la ricerca del consenso”.

Lei è vicepresidente della commissione per i trasporti e il turismo. Può dirci dunque quali sono stati i traguardi, anche a lei cari, ottenuti in questi campi dall’azione di tale commissione?
“Cominciando dall’ultimo evento, ho presentato un regolamento per i diritti dei passeggeri che viaggiano su pullman e autobus il quale sarà approvato in plenaria martedì (oggi, ndr): rappresenta un’innovazione assoluta perché riguarderà 300 milioni di passeggeri. Inoltre ho presentato un rapporto sulla politica europea del trasporto sostenibile che è stato approvato nel gennaio di quest’anno e che Jacques Barrot, allora commissario europeo ai trasporti, ha definito come un’altra “Bibbia” da seguire per una futura politica europea del trasporto sostenibile.
Invece nel campo del trasporto aereo ho sviluppato un accordo tra Unione Europea ed India, anch’esso votato a gennaio dal Parlamento in sessione plenaria. Ho inoltre seguito con particolare attenzione, partecipandovi con emendamenti, il dossier sulla liberalizzazione dei servizi postali dell’Ue, il progetto n. 1 Berlino-Palermo che andrà a sfruttare il tunnel del Brennero ed altri ancora. Alcuni traguardi degni di nota sono, ad esempio, quello del terzo pacchetto ferroviario, passo fondamentale verso l’obiettivo di un mercato liberalizzato, oppure ancora il varo del secondo pacchetto “cielo unico europeo”, regolamento che rivoluzionerà la gestione dello spazio aereo ottimizzando costi, tempi di percorrenza e sicurezza. Un ulteriore passo fondamentale è stato quello della direttiva eurovignette per la tassazione dei veicoli adibiti al trasporto merci”.

Nell’attività a Strasburgo lei è anche membro sostituto della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, oltre a far parte della delegazione per le relazioni con Israele. Cosa ci dice in merito a questi ambiti?
“Nella commissione per l’industria, la ricerca e l’energia ho seguito il completamento del mercato europeo nel settore energetico e in quello delle telecomunicazioni, la direttiva sul perfezionamento del sistema europeo di scambio delle quote di emissione e poi quella sulla promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili.
Per quanto concerne l’attività della delegazione per i rapporti con Israele, ho avviato diversi rapporti di collaborazione e, nel novembre dello scorso anno, ho compiuto un viaggio con la delegazione in terra israeliana, in cui abbiamo incontrato diverse autorità tra cui l’allora ministro degli esteri Livni”.

Come reputa l’azione del Parlamento Europeo, in un momento di crisi e instabilità come questo? Quanto è importante la presenza di un organo sovranazionale che possa coordinare le azioni dei singoli stati?
“Nella prospettiva della costituzione di uno stato federale europeo il Parlamento, che è l’unico organismo eletto dai cittadini, ha un ruolo fondamentale e la sua utilità per tutti è quella di essere una realtà sopra le altre. Tuttavia un elemento ancor più pregnante è l’Euro, basterebbe pensare all’odierna crisi finanziaria senza la moneta unica, sarebbe stata nefasta per l’Italia. Inoltre, tra i motivi di fondamentale importanza dell’Europa, spiccano la necessità di convergere con una politica per l’energia, la sicurezza ed una politica estera europea che rafforzino la difesa e lo sviluppo degli stati membri”.

Non crede che l’Italia da sempre sottovaluti il ruolo e l’importanza dell’Europa? Quale è la strada da seguire in questa direzione?
“C’è molta disinformazione sul ruolo dell’Europa. Basti pensare al fatto che i regolamenti europei hanno un gigantesco impatto sui singoli stati, Italia compresa, però entrano in vigore dopo 2 anni e diverse fasi di implementazione. Si perde così il rapporto tra la causa e l’effetto, cosa che invece non avviene per la legislazione nazionale. Però guardando anche alla futura applicazione del Trattato di Lisbona si nota come il 90% della legislazione nazionale degli stati membri sia un derivato di quella europea. L’attenzione che si deve prestare per quello che avviene in Europa è fondamentale, purtroppo però questa distanza temporale tra la decisione e l’applicazione nazionale fa la differenza e fa perdere anche la portata delle notizie. Spesso si arriva così a preferire il chiacchiericcio quotidiano della politica locale, che spesso si trasforma in un teatrino e diventa, così, l’ombelico del mondo. E’ difficile riuscire a trovare un mezzo d’informazione che s’interessi a qualche cosa che accade in Europa. Io ho fatto presente un mio regolamento (che tra 2 anni cambierà la vita di chi viaggia) con un comunicato ufficiale e un solo giornale, peraltro con un modesto trafiletto, ha riportato la notizia. Eppure il Parlamento Europeo può influenzare la vita di 500 milioni di cittadini: c’è allora una contraddizione tra l’importanza e l’effettiva attenzione che viene data all’Europa”.

Lei ha aderito al gruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento di Strasburgo. Crede che il Pdl, neonata creatura del centrodestra, possa pienamente legittimare il suo cammino e la propria identità all’interno del Ppe?
“Sono convintissimo che questo avvenga. Forza Italia lo è da tempo, Alleanza Nazionale, col passare degli anni, ha garantito, attraverso valori e tradizioni, la sua adesione allo statuto del Ppe. Visto che alla base c’è un insieme di valori di riferimento, a partire dalle comuni origini cristiane in cui ci si identifica: tutto ciò dà il senso di una evoluzione democratica del Partito di An che peraltro già aveva avviato questo cammino trasformandosi da Msi in Alleanza Nazionale e poi confluendo nel Popolo della Libertà. Da parte mia c’è sicuramente grande fiducia in questo processo.
Io non sono mai stato iscritto a nessun partito, neanche a Forza Italia, seppur mi consideri un berlusconiano “di ferro”, e sono stato eletto come indipendente nelle liste di Fi, mentre ho segnalato la mia volontà di iscrivermi al Pdl il giorno stesso in cui è stato compiuto l’atto fondativo con il congresso di Roma. L’ho fatto perché, come moderato, ho visto in questo nuovo soggetto politico l’unione di tutte le tendenze del centrodestra. Mi Sono sempre sentito appartenente ad un mondo politico che non era caratterizzato da un solo partito: è per questo che mi piace l’idea del popolo. Ed è proprio nell’acronimo del PPE “European People Party” che si trova il Popolo della Libertà”.

Da ex sindaco, quali sono le opportunità (anche in termini di trasporti e turismo) e invece i rischi che porta con sé l’Expo 2015?
“L’Expo è una grande occasione per portare ad attuazione accelerata annose questioni come la Pedemontana o le linee 4 e 5 della metropolitana milanese. Ci sono 15 miliardi di opere pubbliche, di cui almeno 12 sono destinate ad infrastrutture dei trasporti che mancavano in una regione che è certamente tra le più avanzate d’Europa, ma, in relazione al bisogno e alla domanda di servizi nel campo dei trasporti, è soltanto quattordicesima, tra le regioni italiane, per il rapporto tra chilometri di ferrovie, strade e numero di abitanti. C’è dunque un gran bisogno di investimenti e della realizzazione di tali progetti.
I rischi, invece, sono quelli di non riuscire a completare le opere bene e in tempi ragionevoli. Per “bene” intendo il non superamento del budget di spesa previsto. Come in tutti gli scenari della realizzazione di opere, ciò che conta non è l’intenzione o l’indirizzo, ma la realizzazione con annessi tempi e costi.
Per addurre un esempio milanese, posso dirle che noi abbiamo ristrutturato il teatro della Scala in 36 mesi con solo il 10% in più di sforamento rispetto al budget, dovuto al fatto di aver trovato una falda ed altre incombenze non prevedibili. Un esempio negativo, sempre a Milano ma durante un altro governo, è quello del Piccolo teatro realizzato in trent’anni, con un costo moltiplicato per dieci volte rispetto a quello preventivato. Questi sono due diversi esempi di governo”.

Marco Fattorini

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