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Mumbay, il papà tenta di “vendere” la piccola Rubina, Latika in ‘The Millionaire’

aprile 19, 2009 di Redazione 

E’ la “maledizione” del film plurivincitore degli Oscar, o meglio la maledizione della povertà e della situazione delle baraccopoli della capitale. Prima Azharuddin Ismaile era stato picchiato dal padre perchè rifiutava di mostrarsi ai vicini. Ora questa storia, documentata dal britannico ”News of the World” che presso la famiglia della bambina ha fatto passare un proprio cronista per un ricco sceicco e registrato con una telecamera nascosta la “trattativa” con i due uomini. Anche se il padre nega, sostenen- do di cercare solo una migliore sistemazione per la figlia. Ci racconta tutto Luna De Bartolo.

Nella foto, i due piccoli protagonisti di “Slumdog Millionaire”

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di Luna DE BARTOLO

Nuova triste vicenda legata a Slumdog Millionaire, film campione d’incassi e pluripremiato agli Academy Awards di quest’anno. La pellicola dell’inglese Danny Boyle, che narrava la storia dal prevedibile happy-and di un ragazzo cresciuto in una delle tante baraccopoli ai margini di Mumbay, si era avvalsa della collaborazione di baby attori novenni per interpretare la straziante infanzia dei protagonisti; bimbi selezionati proprio tra quanti in quelle bidonville ci vivono davvero. O almeno ci provano.

Qualche tempo fa erano state rese note le accuse lanciate dai genitori dei piccoli attori rivolte alla produzione del film – che ha incassato più di 300 milioni di dollari -, rea di aver sfruttato i bambini durante un anno di riprese pagandoli poi una miseria. La produzione anglo-statunitense, d’altra parte, ha sempre dichiarato di aver istituito un fondo fiduciario allo scopo di assicurare loro sostentamento ed istruzione.

La famiglia di Azharuddin Ismaile – che a seguito dell’abbattimento della loro baracca abusiva ad opera delle autorità di Mumbay vive, ragazzino compreso, sotto dei teli di plastica – denunciava, dalle pagine del Daily Telegraph, che le 1700 sterline ricevute come compenso dal bambino erano già finite: “Dei soldi non è più rimasto nulla. Li abbiamo spesi in medicine per la mia tubercolosi – dice il padre di Azharuddin – Crediamo che i bambini siano stati traditi dal film. Ci hanno detto del fondo, ma non abbiamo alcuna informazione a riguardo e non abbiamo alcuna garanzia”. L’uomo era già balzato agli onori delle cronache per aver picchiato selvaggiamente il figlio di ritorno dagli Oscar perché, stanco, si era rifiutato di farsi esporre come un trofeo ai vicini di casa. Aveva poi dichiarato di essere pentito, di amare suo figlio e di essere stressato a causa della malattia. Sullo stesso tono il padre della piccola Rubina Ali, falegname disoccupato: “Sono felice che il film stia andando bene. Stanno facendo soldi a palate, ma a noi hanno dato pochissimo”.

Oggi, il tabloid britannico “News of the World” – certo non The Times – torna a parlare di questa vicenda a seguito dello scoop che sarebbe avvenuto di fronte alla loro telecamera nascosta: il padre e lo zio della bambina avrebbero tentato di “darla in adozione” (vedi venderla) per la cifra di 20 milioni di rupie, pari a 310.000 euro. Il settimanale inglese spiega di aver appreso tramite un contatto a Bombay vicino alla famiglia che il papà di Rubina cercava di “garantire un futuro a sua figlia” e che era già stato contattato da una famiglia mediorientale, la quale aveva intenzione di adottarla dopo essere venuta a conoscenza delle loro difficoltà economiche dalla tv Al Jazeera. A questo punto, un reporter del “News of the World” si è fatto passare per un ricco sceicco di Dubai, desideroso di adottare la bambina. Il settimanale ha pubblicato un estratto video dell’incontro (l’audio non è però disponibile, coperto da una voce narrante), avvenuto in un albergo di lusso a Mumbay, dove il giornalista e il padre della bimba, con l’aiuto dello zio che ha funto da interprete, avrebbero negoziato la compravendita. La cifra proposta inizialmente sarebbe stata quadruplicata nel corso dell’incontro poiché, riferisce il settimanale britannico, lo zio avrebbe dichiarato: “E’ cara, ma non è una bambina qualsiasi, è una bambina da Oscar”.

Nel corso del colloquio, documentato anche da varie foto della piccola con suo padre, suo zio ed il finto sceicco, il genitore avrebbe quindi aggiunto che nel caso in cui la cifra fosse stata congrua, egli avrebbe accettato subito; tutto senza chiedere alcuna informazione sulla famiglia che avrebbe accolto Rubina a Dubai. Il “News of the World” sottolinea inoltre come la bambina, trattandosi di una discussione in inglese, non capiva assolutamente che si stesse parlando della propria vendita.

Poco fa però Rafiq Quereshi, padre di Rubina, ha smentito tutto in un’intervista alla televisione indiana Ndtv. L’uomo ha dichiarato di non aver mai avuto intenzione di offrire la figlia in adozione, ma di aver solo chiesto degli aiuti economici per farla crescere lontano dalla capanna della bidonville dove tutt’ora vive insieme al resto della sua famiglia, che conta sei tra fratellini e sorelline. Ribadendo le sue accuse verso la produzione del film, ha spiegato di essere ora in attesa dell’esito delle elezioni, dato che alcuni politici hanno promesso alla sua famiglia una casa vera, come ricompensa per la visibilità che l’India ha ottenuto in tutto il mondo tramite il film. Sperando che non si tratti solo di propaganda elettorale.

La vicenda, che presenta numerose zone d’ombra, non è di facile decifrazione. Appare comunque certo che il lieto fine della favola milionaria di Boyle non è toccato anche ai suoi piccoli protagonisti. Le sue slum edulcorate perdono di colpo tutta la loro fittizia autenticità.

Luna De Bartolo

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