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Pinar con 154 persone a bordo sempre ferma tra Italia e Malta. La storia si ripete

aprile 19, 2009 di Redazione 

La nave mercantile, che ha salvato i migranti arrivati su due barconi che stavano affondando, non ottiene il via libera per attraccare né dal governo di Roma né dai maltesi, che si rimbalzano la patata bollente. Ma a bordo le condizioni sono critiche. E c’è un precedente: la Cap Anamur nel 2004. Ecco come andò. Il servizio, di Andrea Onori.

Nella foto, la mercantile Pinar

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di Andrea ONORI

154 persone migranti più un cadavere sono state accolte a bordo della nave mercantile turca Pinar. Prima di essere salvati erano a bordo di due barconi nel mare tra Malta e Lampedusa. Ora, nessuno dice loro dove attraccare per approdare sulla terraferma. E’ così da tre giorni, da quando il mercantile è stato dirottato dalle autorità maltesi e italiane verso il tratto di mare dove i due barconi stavano affondando.
Malta e Italia si accusano a vicenda di non soccorrere il mercantile con a bordo disperati. Il ministro dell’Interno Maroni tuona contro le autorità maltesi: “Malta si assuma le sue responsabilità. In molti casi scarica sull’Italia l’intervento di soccorso alle carrette del mare anche se queste si trovano in acque di sua competenza”. Mifsud Bonnici, ministro maltese, risponde così: “Non possiamo accettare immigrati soccorsi in prossimità delle coste italiane”.
Mentre Malta e l’Italia si scambiano accuse reciproche, tutte le organizzazioni umanitarie invocano lo sbarco immediato dei profughi, tra i quali vi sono anche 35 donne, due delle quali incinte.

Tre giorni fa, dunque, la Pinar, con tredici uomini di equipaggio a bordo, ha salvato quei due barconi che stavano affondando negli abissi del mar Mediterraneo. Gli uomini che sono saliti sulla nave turca sono quasi tutti somali, eritrei, liberiani, nigeriani e ghanesi. Attualmente la nave mercantile è ancora in alto mare in attesa delle disposizioni da parte degli stati. Molti extracomunitari sono in gravissime condizioni.
“Stanno morendo sotto i nostri occhi. Non abbiamo viveri, non abbiamo acqua a sufficienza. Dormono sul ponte, al freddo e si rischia una strage. Per due giorni hanno bevuto acqua di mare”: a parlare è Asik Tuygun, comandante del mercantile turco, 36 anni.
“L’Italia e Malta mi avevano detto due giorni fa di andare in quel posto per salvare i migranti che stavano affondando. Quando sono arrivato c’era gente priva di sensi ed un cadavere galleggiava ancora in mare, terribile”. Il capitano ribadisce: “Ci hanno dirottato sui due barconi per salvarli, lo abbiamo fatto ed ora ci bloccano tenendoci fermi in mare”.

Una triste storia che si ripete ancora una volta. Il 20 giugno del 2004 la nave tedesca Cap Anamur soccorreva in acque internazionali 37 cittadini africani che stavano per affondare in mare.
L’Italia inizialmente rifiutò di soccorrerli rimbalzando le accuse anche quella volta al governo maltese. Il Viminale allora: “La norma internazionale impone la presentazione della domanda di asilo nel luogo di primo approdo (Malta) dei presunti profughi”.
Dopo 21 giorni di trattative lunghe e riservate fu concesso l’attracco nelle acque nazionali e lo sbarco nel territorio italiano. A porto Empedocle uno schieramento di poliziotti e carabinieri attendeva sul molo l’arrivo della nave. Dopo lo sbarco, il comandante della nave fu arrestato con l’incriminazione di aver agevolato l’ingresso irregolare dei migranti. I 37 furono condotti al CPT di Agrigento e poi a Caltanissetta.
La commissione centrale esaminò in modo piuttosto veloce le domande già presentate sulla nave e il successivo 20 luglio il sottosegretario all’Interno, onorevole Alfredo Mantovano, annunciava: “Per tutti e 37 gli africani la Commissione per i rifugiati del Viminale ha respinto le richieste di asilo, ma mentre per i 22 che sono rimasti in Sicilia c’è la possibilità di un permesso di soggiorno temporaneo in attesa che si chiarisca la loro posizione, per i 14 che sono stati trasferiti a Roma, allo stato attuale, c’è solo l’espulsione. A meno di pronunce contrarie da parte dei giudici».
Successivamente svanì anche l’ipotesi della protezione sussidiaria per i 22 che erano in Sicilia.
Solo uno dei naufraghi della Cap Anamur è rimasto in Italia: dopo aver collaborato con le forze di polizia è stato “salvato” da un intervento della Corte Europea dei Diritti Umani, sollecitato con un ricorso da due avvocati di Roma ma giunto troppo tardi per tutti gli altri naufraghi richiedenti asilo.

La Cap Anamur nel 2004 salvò dal naufragio molti disperati (che furono però rimpatriati) costretti ad aspettare 21 giorni prima di attraccare in Italia. Quanto dovranno aspettare i migranti della Pinar?

Andrea Onori

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