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Diario politico. Scontro sulle nomine Rai Abruzzo, Napolitano: ‘Regole disprezzate’

aprile 18, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Carmine Finelli. Giornata di polemiche per la politica italiana. Le prime esplodono in mattinata dopo che i giornali avevano aperto con le indiscrezioni sulle nomine delle nuove direzioni Rai decise ieri in un vertice di maggioranza a palazzo Grazioli. Franceschini: “La Rai non è una torta da spartire”. Ma Berlusconi: “Non sono i nomi che emergeranno”. Eccoli, comunque: Mimun di ritorno al Tg1, Orfeo o Minzolini al Tg2 dove sostituirebbero Mazza che va alla direzione di RaiUno, mentre per RaiDue ci sarebbe Susanna Petruni. Ma nel pomeriggio si è tornati a parlare della tragedia in Abruzzo, con il presidente del Consiglio nuovamente in visita a L’Aquila, che invita a “pensare alla ricostruzione, basta con le inchieste sui giornali”. Di Pietro: “Una ferita per le vittime”. E verso sera arrivano le parole del presidente della Repubblica, che parla di “comportamenti dettati da avidità e disprezzo per il bene comune” alla base dei crolli. Il racconto.

Nella foto, carabinieri di fronte ai crolli per il terremoto in Abruzzo

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di Carmine FINELLI

Giornata all’insegna delle polemiche quella odierna. Al centro del dibattito politico le ormai prossime nomine Rai. Dopo gli accordi sull’election day dei giorni scorsi è ancora a Palazzo Grazioli che la maggioranza si riunisce per decidere il da farsi. Nel vertice di ieri, al quale hanno partecipato Roberto Maroni e Roberto Calderoli per la Lega, il ministro delle Politiche europee Andrea Ronchi, il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto e il vice Italo Bocchino, il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri e il vice Gaetano Quagliariello, il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani e il sottosegretario alle riforme Aldo Brancher per il Pdl, sarebbero stati decisi i nomi per le cariche di direttore dei telegiornali Rai. I principali cambiamenti dovrebbero riguardare il Tg1, al quale tornerebbe Clemente J. Mimun, il Tg2 al quale andrebbero Mario Orfeo o Augusto Minzolini. Ancora indecisione sul Tg3 per il quale circola il nome di Bianca Berlinguer. La direzione di rete dovrebbe spettare ad Antonio Di Bella, ma è molto probabile una riconferma di Paolo Ruffini. Per quanto concerne Rai Uno e Rai Due i nomi proposti sono rispettivamente Mauro Mazza e Susanna Petruni.
Stizzita la replica del segretario del Partito Democratico Dario Franceschini. “Le scelte si fanno nel consiglio di amministrazione della Rai – ha affermato – e non a casa del proprietario delle reti concorrenti. Non è una torta da spartire, ma il sistema pubblico televisivo”. Dal segretario arriva anche una secca smentita alle voci di una telefonata tra lui e Gianni Letta nella quale il leader Pd avrebbe avallato le nomine. Franceschini ha ribadito: “Nessuna telefonata con Letta, la Rai non è una torta ma è il servizio pubblico televisivo”. Nonostante la smentita, il leader dell’Italia Dei Valori Antonio di Pietro attacca: “Il Pd è connivente e partecipa alla spartizione”. Anche Paolo Gentiloni responsabile comunicazione del Partito Democratico interviene sulla vicenda: “Indecente. Una vera e propria esibizione del conflitto di interessi. Il premier-proprietario di Mediaset convoca a casa sua i maggiori esponenti della maggioranza, più gli esperti in nomine Rai del governo e del partito, per decidere chi guiderà reti le testate del servizio pubblico televisivo”.Il premier, durante la sua settima visita a L’Aquila, ed alle zone colpite dal sisma, risponde a sua volta a tono al Pd. “Non riesco a capire chi abbia dato quelle notizie, che sono comunque infondate. I nomi che ho letto stamattina sui giornali non sono assolutamente i nomi che emergeranno, perché credo che il direttore generale, lo so perché mi è stato riferito privatamente dai consiglieri, abbia intenzione di fare innovazione vera con nuovi nomi e facce più giovani”. Berlusconi ha poi aggiunto che “il presidente del Consiglio ha solo suggerito di non fare le nomine a spizzichi e bocconi, ma di fare un lavoro organico per dare alla Rai quella funzione di servizio pubblico che oggi è molto lontana dallo svolgere.” E risponde a Franceschini sugli incontri nella sua abitazione. “Abbiamo fatto un vertice che non era un vertice ma una colazione di lavoro. Perché lo facciamo nella sede della presidenza di Forza Italia? Perché il presidente Berlusconi ha un grande senso del denaro pubblico. – dice ancora – E spesso non lavora a Palazzo Chigi perché gli capita di fare telefonate che non sono propriamente della Presidenza del Consiglio, e non si sente quindi di impiegare soldi pubblici per cose che non siano relative al servizio pubblico che svolge”.

Terremoto. E da L’Aquila il Cavaliere ha parlato anche della ricostruzione post sisma. Dopo aver fatto il punto della situazione con il sottosegretario Bertolaso Berlusconi promette che lo “Stato ricostruirà il 100% delle case che sono state distrutte o lesionate dal terremoto”. Ed in caso qualche cittadino volesse costruire una la sua casa in un luogo diverso da L’Aquila, lo Stato, assicura il premier, “ricostruirà ovunque la sua casa distrutta ma farà anche di più: darà a quel cittadino un contributo tra il 33 e il 50% e la possibilità di coprire la restante parte con un mutuo trentennale”. Secondo il capo del governo la situazione abruzzese è migliore delle previsioni e si è detto convinto che il “57% delle abitazioni è agibile, mentre il 19% lo potrà essere in un periodo da qualche giorno a un mese”. Per quanto riguarda i fondi lo stesso premier ha assicurato che non ci sarà alcuna tassa in quanto “i finanziamenti li abbiamo. C’è la sicurezza che i soldi necessari ci sono e che non si trasformeranno in nuove tasse per i cittadini. Ho voluto io decidere, visto che la filosofia del governo è diminuire e non aumentare la tassazione.”
Il primo ministro si è poi soffermato sulle inchieste volte ad accertare eventuali responsabilità nei crolli seguiti al terremoto. “Per favore non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute” ha dichiarato. Rivolgendosi poi ai responsabili dei mezzi di comunicazione gli ha rivolto un esplicito invito: “Se qualcuno è colpevole, le responsabilità emergeranno – ma, per favore, non riempiamo le pagine dei giornali di inchieste”. Per poi aggiungere: “Quando ci sono questi eventi c’è chi si rimbocca le maniche e chi invece si prodiga a ricercare responsabilità. Io sono diverso, non è nel mio dna. E poi, per indicare responsabilità ci devono essere prove consistenti”. A tali parole del premier fa seguito la replica del procuratore de L’Aquila, Alfredo Rossini, per il quale l’indagine sui crolli che hanno interessato L’Aquila e provincia “non e’ una perdita di tempo. Non vedo che nesso possa esserci tra la ricostruzione e l’accertamento delle eventuali responsabilità”. Dichiarazioni alle quali fanno da eco quelle del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che giungono a fine giornata. Secondo il capo dello Stato alla base dei crolli ci sarebbe il “disprezzo per il bene comune e per le regole”, comportamenti “dettati dall’avidità, dalla sete di ricchezza e di potere, dal disprezzo per l’interesse generale e dall’ignoranza dei valori elementari di giustizia e solidarietà”.

Brunetta. A chiudere il conto delle polemiche giornaliere è il ministro Renato Brunetta. Da Alba, dove si trovava per la presentazione del candidato sindaco del centrodestra, il titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione ha detto “Basta alle Regioni a statuto speciale”, rispondendo alle critiche del sindacato valdostano Savt-Ecole in contrasto con la legge Gelmini e con la legge Brunetta. Aggiunge il ministro: “Tutte le Regioni italiane saranno speciali, non ci saranno più privilegi. Le Regioni a Statuto speciale – ha continuato – sono istituzioni della Repubblica che per 50-60 anni hanno, chi bene, chi meno bene, goduto di un vantaggio finanziario. Molti l’hanno usato bene, altri meno bene. Con il federalismo e il federalismo fiscale che stiamo realizzando avremo tutte regioni a statuto speciale. Si giocherà non più sui trasferimenti maggiori, ma sull’efficienza, la qualità, la trasparenza, la produttività”. L’obiettivo dichiarato è quello di migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione.

Carmine Finelli

Commenti

One Response to “Diario politico. Scontro sulle nomine Rai Abruzzo, Napolitano: ‘Regole disprezzate’”

  1. DOMENICO STRAMERA on maggio 6th, 2009 02.14

    Egregio Direttore,

    Ritengo che i principi e regole sotto indicate , anche se da sviluppare ed approfondire, potranno risolvere molte problematiche che interessano il settore delle costruzioni pubbliche/private e RILANCIARE L’ECONOMIA.

    A mio avviso, ci sono tutti gli elementi, affinché un giornale di elevata valenza quale il Suo, stimoli un dibattito su dette problematiche.

    Nel rimanere a disposizione a fornire ogni ed ulteriore chiarimento o precisazione, porgo cordiali saluti.

    Domenico Stramera

    Le crisi ed i terremoti, se da un lato, fanno male, dall’altro, aiutano le collettività a ripensare alle regole con le quali operano per vivere meglio e progredire.

    Uno degli aspetti su cui ci si dovrebbe soffermare é il motivo per cui lesioni e crolli si sono verificati nelle stesse zone in cui altri edifici sono rimasti integri.

    Le ricognizioni effettuate sui luoghi, dimostrano che molti edifici sono stati costruiti non soltanto senza rispettare le norme antisismiche, ma addirittura, senza rispettare le più elementari regole di costruzione, utilizzando materiali scadenti, edificando su terreni inadatti, risparmiando sull’ armatura, sul cemento, ecc, mettendo a repentaglio non solo la collaudabilità dell’opera, ma anche la vita di molte persone.

    Ciò nonostante, talune opere sono state realizzate con la mancanza assoluta di controlli e successivamente collaudate, presumo, da tecnici compiacenti, i quali hanno falsamente dichiarato, che le opere sono state realizzate a perfetta regola d’arte, nel rispetto dei progetti approvati ed alle norme di legge (anche antisismiche).

    Per quanto sopra, ci ritroviamo, edifici e manufatti costruiti da pochi anni, (che dovrebbero in teoria resistere a terremoti di forte intensità, proprio perché costruiti con tecniche antisismiche), che si afflosciano al suolo come se fossero di cartone, causando numerose vittime.

    Illustri professori universitari, con cui concordo perfettamente, sostengono che è inutile emanare nuove norme antisismiche:

    Ad ogni nuova scossa c’é chi chiede una nuova norma.

    I livelli di conoscenza ingegneristica sul sisma sono molto elevati, di norme ce ne sono anche troppe, piuttosto occorre procedere sulla strada della verifica della qualità costruttiva.

    E’ necessario procedere ad un sistema di controlli sulla qualità, sui conglomerati utilizzati, sulla messa in opera corretta, sulle armature e quindi sui collaudi: un insieme di controlli il cui fine sia appunto la garanzia delle prestazioni indicate nel progetto.

    Nella maggior parte dei casi, a mio avviso, si sono evidenziate proprio queste carenze.

    Dobbiamo chiederci, come mai nessuno dei soggetti coinvolti nella realizzazione delle opere crollate: Progettisti, Organismi preposti all’approvazione ed ai controlli, Imprese esecutrici, si è accorto dell’errore? Eppure tutti hanno competenze tecniche tali, da valutare se vi erano deficienze.

    Sorge legittimo il sospetto dell’esistenza di

    CRITICITÀ ALL’INTERO SISTEMA ORGANIZZATIVO, e DEI CONTROLLI .

    Il primo passo sarà dare una casa a chi l’ ha persa, in una parola, ricostruire. Ma come?

    È a mio avviso, un grave errore ricostruire la città dell’ Aquila ed attuare il nuovo piano casa con le vigenti norme e regole in materia di costruzioni.

    L’esperienza ci insegna che per tutte le opere realizzate con tali procedure, sono state necessarie in corso d’opera, numerose varianti e modifiche, che hanno fatto slittare notevolmente i tempi di realizzazione, determinando una perdita di controllo dei costi.

    I progetti così concepiti e redatti, nella quasi totalità, non assicurano la certezza dei costi dell’opera e dei tempi di realizzazione.

    Gli stessi pur essendo in teoria progetti esecutivi, in realtà non lo sono quasi mai, (e potremmo anche togliere il “quasi”) proprio perché il sistema dei controlli é frazionato in una miriade di autorizzazioni e competenze che finisce per deresponsabilizzare il sistema.

    L’evoluzione tecnica e l’utilizzo nell’edilizia di materiali e componenti tecnicamente sempre più evoluti, orientati al contenimento energetico e all’utilizzo di energie alternative e bioarchitettura, comportano sempre più che i progetti debbano necessariamente essere redatti in maniera dettagliata, per ogni categoria di lavori e per ogni singolo elemento e/o componente costruttivo, anche a tutela della professionalità del progettista/i.

    È necessario, pertanto, apportare modifiche alle norme, sistema di approvazione e sistema dei controlli dell’intero processo che regolamenta le costruzioni, non per complicarlo, ma per semplificarlo, in modo da eliminare nel contempo tutta una serie di incongruenze e complicazioni tipiche del settore e per annullare e/o ridurre il ricorso all’autorità giudiziaria per controversie che irrimediabilmente si determinano.

    Oggi, il sistema dei controlli é frazionato e consiste in una miriade di autorizzazioni e competenze che finisce per deresponsabilizzare tutti i suoi attori.

    Non esiste normativa che responsabilizzi gli (Organismi di Controllo) che rilasciano i pareri di conformità del progetto, i quali, eseguono un controllo (teorico) di conformità dello stesso alle norme di loro competenza e rilasciano o negano l’autorizzazione:

    Ufficio Tecnico Comunale, Genio Civile, Ente Parco, Sovrintendenza alle Belle Arti, Corpo Forestale, AUSL Ufficio Sanitario, Vigili del Fuoco – Prevenzione incendi , Valutazione Impatto Ambientale ai sensi della Direttiva 337/85/CEE (e successive modifiche e integrazioni), Commissione Edilizia Comunale e/o Conferenza di Servizi – Sportello Unico Ecc.

    I suddetti Organismi una volta espresso il loro parere positivo, certificano la cantierabilità ed esecutività del progetto, che viene ritenuto “Definitivo, completo di tutte le autorizzazioni necessarie alla cantierabilità dello stesso”, e viene affidato all’impresa esecutrice.

    I tempi di rilascio delle suddette autorizzazioni da parte dei sopra indicati organismi, sono molto lunghi e rendono incerte le scelte progettuali e la stessa approvazione del progetto, in quanto, sono legate a volte alla discrezionalità del funzionario, più che a norme certe e di facile interpretazione, che stabiliscano con assoluta chiarezza, vincoli in conformità alle norme di salvaguardia e tutela del territorio, del patrimonio artistico e delle leggi dello Stato.

    Nessuno dei superiori organi, che ha espresso il proprio parere (e che ha facoltà di imporre modifiche) al progettista, ha responsabilità durante la realizzazione dell’opera.

    Inoltre, non esistono norme di riscontro delle ipotesi progettuali, considerato che, il progetto viene ritenuto esecutivo perché munito di tutti i pareri di conformità.

    Se in corso d’opera viene riscontrata una difformità all’ipotesi progettuale, diventa difficile provare e/o dimostrare l’errore progettuale.

    Lo stesso per il nostro ordinamento deve essere accertato dal Giudice nel corso di un giudizio, e la giustizia, non è in grado di dare risposte in tempi brevi per la lunghezza dei processi.

    Le certificazioni alle imprese ed ai progettisti se pur validi per la fase di pre qualificazione non assicurano che l’opera venga realizzata a perfetta regola d’arte, anche per errori che possono verificarsi nel corso dei lavori o in fase di progettazione.

    L’ attribuzione di tali errori (e della responsabilità) è oggi, con le attuali norme , difficilissima, anche per la lungaggine e l’intasamento della giustizia penale/ civile e la maggior parte rimangono impuniti, comportando lungaggini, disagi ed aggravio di costi, a discapito degli utenti finali, cioè dei cittadini.

    Eppure i cittadini hanno il diritto di avere una casa (frutto a volte dei sacrifici di una vita) e/o una opera pubblica sicura, che non pregiudichi la qualità della vita, il patrimonio o l’incolumità.

    Che fare allora?

    Bisogna preliminarmente riaffermare il diritto, e la libertà del cittadino che effettua un investimento, di avere un progetto esecutivo nei minimi particolari, di conoscere con certezza, preventivamente, il costo dell’opera ed il tempo necessario per realizzarla, e che la stessa venga eseguita nel rispetto dell’incolumità del personale addetto alla costruzione e delle persone che ne fruiranno.

    Per fare ciò, sono necessarie regole che concorrano a determinare, per ogni tipo di investimento privato o pubblico, certezza dei tempi e dei costi di realizzazione.

    In sostanza chi investe il denaro pubblico o privato vuole e deve conoscere, il costo certo della opera e quando l’investimento effettuato produrrà utili e/o benefici.

    Innanzitutto dobbiamo migliorare il processo di ideazione e progettazione :

    · corretta determinazione dei costi dell’opera con la redazione di un progetto accurato, redatto nei minimi particolari, che contenga tutti gli elementi necessari a determinarli con un elevato grado di affidabilità;

    · approfondite indagini sulla natura dei terreni in cui deve insistere l’opera e su tutti gli elementi che evitino, i cosiddetti “imprevisti” che comportano varianti in corso d’opera e fanno lievitare, a volte considerevolmente, il costo dell’opera ed i tempi di realizzazione;

    · conformità a tutte le norme di tutela e di salvaguardia del territorio, del patrimonio artistico e delle leggi dello Stato.

    Inoltre, a mio avviso, dovrà essere modificata, la seguente dichiarazione in uso dagli attuali Organismi di Controllo (Collaudatori – Direttori dei lavori):

    “ Per le parti non più ispezionabili, di difficile ispezione o non potute controllare, l’Impresa ha assicurato, a seguito di esplicita richiesta verbale del sottoscritto ( Organo di Controllo), la perfetta esecuzione secondo le prescrizioni contrattuali e la loro regolare contabilizzazione ed in particolare l’Impresa, per gli effetti dell’art. 1667 del codice civile, ha dichiarato non esservi difformità o vizi.”

    È necessario, accentrare la responsabilità di approvazione e controllo durante le fase esecutiva ed istituire nuovi “Organismi di Controllo” ai quali devono essere devoluti i seguenti compiti:

    1) l’ approvazione dei progetti ritenuti idonei, cioè esecutivi, perché redatti e dettagliati nei minimi particolari in conformità alle norme di tutela e di salvaguardia del territorio, del patrimonio artistico e delle leggi dello Stato;

    2) la verifica che il progetto redatto contenga una dichiarazione del progettista, con assunzione di responsabilità, garantita da polizza fideiussoria che il costo del progetto esecutivo redatto nei minimi particolari, è la somma dei costi delle singole lavorazioni necessarie al completamento dell’opera, e la somma dei tempi per l’esecuzione delle singole categorie dei lavori, é il tempo previsto per il completamento;

    3) l’obbligo e la responsabilità di seguire insieme al Progettista, all’Organo Tecnico dell’impresa esecutrice, tutto il ciclo di realizzazione dei lavori (con la presenza continua in cantiere);

    4) il controllo durante la fase esecutiva, sulla qualità di tutti i materiali , sui conglomerati utilizzati, sulla messa in opera corretta, sulle armature e quindi sui collaudi.

    Un insieme di controlli, il cui fine sia appunto, la garanzia delle prestazioni indicate nel progetto, riscontrando i disegni e gli elaborati esecutivi redatti dal progettista, secondo la sequenza necessaria per l’esecuzione, redigendo appositi documenti di conformità.

    Tale documentazione, terminati i lavori, dovrà essere archiviata e custodita in moto sicuro, e solo dopo l’Ente che ha rilasciato la concessione potrà rilasciare l’idoneità all’uso dell’opera.

    La responsabilità sulla regolare esecuzione, deve essere ripartita su tutti i soggetti che partecipano alla realizzazione dell’opera, secondo le specifiche competenze stabilite in modo chiaro e attribuite a ciascuno di essi, per l’individuazione certa e celere della responsabilità nel caso di non conformità o vizi dell’opera.

    In caso di non conformità, o impossibilità di esecuzione di una o più categorie di lavori, dovrà essere verbalizzato se è un problema di carenza degli elaborati progettuali o di difformità nell’ esecuzione, attribuendo la responsabilità a chi ha commesso l’errore, e proponendo le eventuali rettifiche che devono essere poste a carico del soggetto che lo ha commesso, tenendo conto anche nella quantizzazione del danno, dell’eventuale maggior tempo necessario per l’esecuzione dell’opera.

    Pertanto, per qualsiasi opera pubblica o privata, la certezza dei tempi e quindi del costo, viene determinata dalla redazione di un progetto accurato, di cui il progettista ed un apposito “Organismo di Controllo” devono assumersene la responsabilità, ognuno per le proprie compentenze, durante tutto il ciclo dei lavori, prestando idonee polizze fidejussorie a garanzia.

    Il cittadino deve essere tutelato anche dall’ eventuale fallimento del promotore finanziario.

    Una volta determinato l’importo del progetto, l’Ente che rilascia la concessione edilizia (il Comune) dovrà accertare la disponibilità liquida da parte del promotore finanziario dell’opera, della somma necessaria al completamento (copertura finanziaria) delle stessa, somma che verrà vincolata e potrà essere utilizzata solo per la costruzione dell’opera per la quale viene rilasciata la concessione.

    I maggiori costi o maggiori tempi, vengono posti a carico di chi li ha determinati (progettista per errori di progettazione, impresa per errori di esecuzione, l’Organismo di Controllo per approvazione in difformità alle norme o per errori derivanti dalla mancata vigilanza), e tutti tre i soggetti devono fornire le dovute garanzie a mezzo di polizze fidejussorie a prima richiesta.

    In tale modo si ha la certezza di disporre dei tre elementi indispensabili per la realizzazione dell’opera:

    PROGETTO – CONTROLLO – COPERTURA FINANZIARIA.

    Il sistema, pertanto , deve essere completamente rivisto, secondo le seguenti considerazioni logiche:

    1) Il promotore finanziario (pubblico o privato) del progetto non deve necessariamente avere competenze tecniche, e non è giusto che sia gravato di costi suppletivi per imprevisti necessari alla realizzazione di un’opera a causa di un progetto carente;

    2) lo stesso, d’altronde, si rivolge a un tecnico o un gruppo di tecnici (società di ingegneria) i quali hanno le competenze specifiche e vengono remunerati per redigere un progetto esecutivo accurato, preventivarne i tempi e i costi di realizzazione, assumendosene la responsabilità, durante tutto il ciclo dei lavori;

    3) il promotore deve solo reperire le somme necessarie alla copertura finanziaria dei costi preventivati per la realizzazione dell’opera, in modo che la stessa possa essere completata, nei modi e nei tempi previsti.

    4) Il progetto deve essere conforme a tutte le norme di tutela e di salvaguardia del territorio, del patrimonio artistico e delle leggi dello stato.

    Solo cosi il cittadino inteso anche come fruitore di un opera pubblica o acquirente di una determinata opera in costruzione, sarà garantito:

    a) dalla certezza del costo dell’ opera;

    b) dal rispetto dei tempi di realizzazione, ad esempio se acquista dei locali avendo certezza sui tempi di consegna potrà programmarne l’utilizzo per uso personale (abitativo ad esempio matrimonio) apertura di attività imprenditoriale e/o affitto;

    c) dal ritorno economico dell’investimento effettuato, che gli consenta un indebitamento/investimento programmato;

    d) dall’ approvazione veloce dei progetti, in conformità alle norme di salvaguardia e tutela del territorio, rispetto delle leggi antisismiche ecc;

    e) dal controllo incrociato tra il progetto approvato dall’ “Organismo di Controllo”, e la realizzazione dello stesso nelle sue varie fasi, fino al completamento;

    f) dalla garanzia fidejussoria a prima richiesta, prestata dal Progettista, “Organismo di Controllo” e Impresa che copra i rischi degli errori in fase progettuale , esecutiva o di controllo;

    g) dalla certezza che l’opera verrà ultimata con le somme allo scopo vincolate.

    L’Italia per posizione geografica e per le risorse naturali uniche al mondo, può sfruttare al massimo la propria capacità economica ed attrarre masse enormi di investimenti, a condizione che si diano a chi investe il proprio denaro tali certezze.

    La formulazione e l’applicazione di tali regole, non solo, è necessaria per il superamento della crisi e della recessione, ma è indispensabile in un sistema globalizzato, per non perdere il livello di tenore di vita, oggi minacciato da recessione e disoccupazione.

    Solo le comunità che riescono a dotarsi di tali regole e principi coerenti, possono mantenere le proprie attività ed avere tassi di crescita.

    E non è solo un problema di risorse finanziarie, basti pensare che molte regioni hanno restituito alla Comunità Europea, inutilizzati, una miriade di finanziamenti.

    Solo in tale modo il “promotore dell’opera” pubblico o privato, (che non deve necessariamente, avere conoscenze tecniche), potrà valutare con certezza l’investimento da realizzare, i tempi di rientro e la remunerazione del capitale investito (utile e/o benefici per la collettività).

    Chi dispone di capitali, anche di piccolo importo, a causa dell’ incertezza determinata dall’attuale sistema non investe e si accontenta della bassa remunerazione offerta dal sistema creditizio, annullando tale incertezza, i capitali confluirebbero nel sistema produttivo rilanciando l’economia.

    La mancanza di tali regole, è aggravata dall’intasamento della giustizia, la quale non è in grado di dare risposte per la lunghezza dei processi.

    Inoltre, la mancanza di regole certe ed efficaci espone il cittadino, imprenditore, promotore, investitore a rischi non preventivabili ed ipotizzabili, e la lunghezza dei tempi della giustizia vanifica il ricorso alla stessa.

    Possiamo ancora tollerare che valide e utili “opere – attività produttive”, non vengano realizzate per la mancanza di regole efficaci?

    Possiamo continuare a perdere posti di lavoro che altre nuove opere ed attività imprenditoriali potrebbero offrire?

    L’applicazione delle regole sopra indicate contribuirà ad eliminare la recessione e a fungere da volano per lo sviluppo e ammodernamento del PAESE, ridurrà e ottimizzerà i costi di costruzione, migliorerà la qualità e durabilità delle opere, faciliterà la realizzazione delle opere di messa in sicurezza degli edifici esistenti, migliorerà le tecniche di costruzione, e rilancerà l’edilizia di qualità .

    Domenico Stramera

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