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Diario politico. Napolitano al Governo: no ai decreti omnibus. Sassoli capolista Pd

aprile 17, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. Una lettera datata 9 aprile è stata recapitata dal presidente della Repubblica al premier Berlusconi, al ministro Tremonti e ai presidenti di Camera e Senato. Nella missiva Napolitano invita a non stravolgere in Parlamento i decreti già sottoposti al suo vaglio per poi ripresentarli al Quirinale in prossimità di scadenza. “E’ mia prerogativa valutare i requisiti di urgenza dei singoli provvedimenti”, ha ricordato il capo dello Stato. Referendum: la maggioranza incarica Maroni di sondare il parere dell’opposizione sulle due ipotesi, 21 giugno o rinvio al prossimo anno. E ancora, si parla di candidature del Partito Democratico per le Europee e della scelta del ministro Frattini di non partecipare alla conferenza internazionale sul razzismo. Il racconto.

Nella foto, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

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di Carmine FINELLI

Al centro della giornata politica odierna ancora la spinosa questione del referendum. Non sono bastati infatti i richiami di Gianfranco Fini per una soluzione che evitasse uno spreco pari a 400 milioni di euro. Pdl e Lega hanno raggiunto l’accordo ieri, ed oggi, in un nuovo vertice a palazzo Grazioli, è stato incaricato Roberto Maroni di sondare il parere dell’opposizione. La proposta del vertice prevede che la consultazione sia spostata al 21 giugno oppure rinviata al 2010. Dunque non c’è ancora una decisione sulla data. Ricorda infatti il senatore Gaetano Quagliariello: “Sul referendum decideremo sulla base della proposta che il ministro dell’Interno farà all’opposizione, che per noi è il 21 giugno o il rinvio”. La proposta del ministro Maroni “arriverà con ogni probabilità – prosegue il senatore – al prossimo Cdm”.
A chi sostiene che il PdL si sia piegato alla Lega, ha risposto secco, ieri, il presidente del Consiglio: “Sul referendum arrivano polemiche fuori luogo; la Lega avrebbe fatto cadere il governo se fosse passato l’election day”. Berlusconi ha poi precisato che queste parole non erano rivolte al Presidente della Camera, ma all’opposizione. Il primo ministro si è poi soffermato anche sulle ragioni che hanno portato a tale scelta: “Abbiamo scelto di non inseguire una situazione per noi favorevole e molto positiva come il raggiungimento del sistema bipolare, per non rischiare di fare cadere il governo. Mi spiace che altri interpretino come una debolezza del premier – continua – e del Pdl aver ceduto ad una precisa richiesta di un partito della maggioranza che, ove non accolta, avrebbe fatto cadere il governo in un momento come questo, producendo una situazione irresponsabile”.
Berlusconi ha poi aggiunto che con la scelta del 21 giugno si ridurrebbero “al minimo indispensabile gli sprechi, andando al voto nel giorno dei ballottaggi per le amministrative. Ma la cifra è lontanissima da quella circolata di 400 milioni”.Come prevedibile la prima reazione è stata quella di Mario Segni coordinatore del Comitato Promotore del referendum per il quale “L’unica cosa logica e’ fare il referendum il 6 e 7 di giugno. Farebbe risparmiare una marea di soldi e sarebbe una soluzione civile”. A rincarare la dose ci pensa il presidente dello stesso comitato Giovanni Guzzetta: “Continuano a non esserci ragioni per non accorpare il referendum ad amministrative ed europee. E in questa ridda di voci che si inseguono e che mettono in evidenza soprattutto un grandissimo imbarazzo e producono una cortina fumogena, noi ribadiamo che non esistono ragioni per negare l’election day”.
Per il Partito Democratico non c’è altra scelta che accorpare il referendum alle elezioni europee. Ha spiegato proprio questa mattina il segretario Franceschini, in visita in Abruzzo: “Con quei 400 milioni si da’ alloggio a 8/10mila persone. E’ veramente una cosa imposta dalla Lega, a cui Berlusconi si e’ piegato”. Interviene anche il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: “Prima di parlare di un aumento delle tasse per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto vorrei vedere uno sforzo vero per la riduzione della spesa pubblica improduttiva: non accettiamo che si decida di non accorpare la data delle elezioni e del referendum spendendo 400 milioni dei cittadini”.

Il Quirinale riprende il Governo. Con una lettera indirizzata ai presidenti di Camera e Senato, Renato Schifani e Gianfranco Fini, al premier Silvio Berlusconi ed al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano stigmatizza i cosiddetti “decreti omnibus”.
La lettera fa riferimento al “decreto incentivi” che in un primo momento constava di soli sette articoli, mentre in Parlamento, in seguito ad un maxi emendamento, ha visto lievitare il numero dei suoi articoli di altri dieci, per un onere ulteriore di un miliardo e trecento milioni di euro. Ed è stato poi presentato al capo dello Stato in prossimità della scadenza, senza che ci fossero i tempi affinchè Napolitano avesse modo di valutarlo e di svolgere la funzione di garanzia prevista dalla Costituzione.
Trovatosi ad esaminare un testo nuovo rispetto a quello esaminato sessanta giorni prima, Napolitano è stato tentato di bloccare il provvedimento. Poi ha soprasseduto, inviando però la lettera, nella quale si ricordano “il ruolo di garanzia che la Costituzione mi assegna e la necessità che la emendabilità dei decreti-legge, nel corso dell’iter di conversione, si mantenga rigorosamente nei limiti imposti dalla natura straordinaria della fonte, prevista dall’articolo 77 della Costituzione e dello stesso procedimento parlamentare di conversione in legge”.

A quanti chiedevano di dare una interpretazione della missiva del capo dello Stato, Gianfranco Fini si mostra seccato: “Non si è mai visto che chi riceve una lettera, la interpreti. La lettera è datata 9 aprile e oggi è il 17 aprile: se non ne ho parlato finora, perché dovrei parlarne adesso?”. Anna Finocchiaro, presidente dei Senatori Pd, parla di “richiamo quanto mai opportuno” da parte del capo dello Stato. Completa approvazione arriva dall’Italia dei Valori. ”Berlusconi e i suoi alleati – evidenzia il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi – hanno già tentato troppe volte di fare scempio delle istituzioni e delle regole democratiche, imponendo la fiducia senza ragione e calpestando ripetutamente il Parlamento. Un atteggiamento simile non può più essere tollerato e ci auguriamo che le parole del presidente non cadano nel vuoto, altrimenti sarebbe un atto gravissimo”.

Candidature. Una giornata molto calda dunque per la politica italiana. Anche perchè prosegue la marcia di avvicinamento alle Europee del 6 e 7 giugno. Il Pd ha ottenuto oggi l’ok alla candidatura come capolista nella circoscrizione centro di uno dei volti più noti della Rai, David Sassoli vice direttore e conduttore del Tg1. Il giornalista ha confermato la sua disponibilità in una lettera spedita a Franceschini. “Di primo acchito mi ha frenato la paura. Pensiero dopo pensiero, però, ho maturato una idea diversa: proprio perchè fortunato forse è venuto il momento di restituire alla mia comunità un pò di quello che ho ricevuto”. Per un candidato che viene uno che va. E’ infatti la rinuncia di Goffredo Bettini, ex coordinatore e fedelissimo di Veltroni, a gettare scompiglio al Nazareno. Bettini ha ufficializzato il proprio rifiuto in una lettera aperta inviata al Messaggero nella quale sostiene che le candidature siano frutto di pressioni correntizie.

Razzismo nel mondo. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha annunciato che l’Italia non parteciperà alla conferenza di Durban sul razzismo. “Non ci sono ancora le condizioni, per l’Italia, per reimpegnarsi nel negoziato”, ha sostenuto Frattini. “L’Italia – ha proseguito – mantiene l’atteggiamento di disimpegno dal negoziato tenuto fino ad ora, una scelta del resto condivisa anche dagli Stati Uniti”.

Carmine Finelli

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