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Med&mondo arabo. In Algeria è la terza volta di Bouteflika, eletto col 90% dei voti

aprile 15, 2009 di Redazione 

Il presidente dello Stato nordafricano è stato riconfermato per il terzo mandato consecutivo. Ma così come la volta precedente, nel 2004, sul risultato aleggia l’ombra dei brogli. La Ue guarda con favore al processo di democratizzazione in corso ma la realtà algerina è complessa. Ce ne parla la nostra Désirée Rosadi.

Nella foto, il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika

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di Désirée ROSADI

Lo scorso 13 aprile il Presidente algerino Abdelaziz Bouteflika è stato rieletto con il 90,23% dei voti per il terzo mandato consecutivo dal 1999. Il tasso di partecipazione popolare è stato del 76,56%. Il candidato dell’opposizione che ha ottenuto più preferenze è stato il presidente del Partito dei lavoratori, Moussa Touati, con il 4,5% dei voti. Come da copione, l’ombra dei brogli alle urne aleggia sulla vittoria, alla maniera delle passate elezioni del 2004.

Nato in Marocco nel marzo 1937, Abdelaziz Bouteflika si arruolò nel braccio militare del Fronte di Liberazione Nazionale algerino allo scoppio della lotta armata per l’indipendenza (novembre 1954). Secondo le recenti biografie, il giovane Abdelaziz non prese parte attivamente alla resistenza armata, ma ricoprì ruoli di controllo e di segreteria amministrativa del prestigioso combattente Houari Boumedienne. Dopo l’indipendenza dell’Algeria nel 1962, divenne deputato nell’Assemblea Costituente e Ministro per la Gioventù e lo Sport nel governo di Ahmed Ben Bella. L’anno successivo fu nominato Ministro degli Esteri, ruolo che mantenne fino alla morte del Presidente Houari Boumedienne nel 1979.

La scalata al potere di Bouteflika è stata molto controversa: disertore per due volte nel corso della guerra per l’indipendenza, nel corso degli anni 80 fu “ospite” di Emirati Arabi, Francia e Svizzera a seguito di uno scandalo finanziario nella gestione ministeriale. Nell’89 torna in patria per entrare nel Comitato Centrale del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), formazione che domina da più di mezzo secolo la vita politica algerina, inaugurando una fase di restaurazione dell’autorità di governo in stile “democratico”.

Nel corso degli anni 80, il cattivo andamento dell’economia e l’erosione della società tradizionale algerina scossa dal vento della modernità avevano scavato un profondo solco tra la società civile e la classe dirigente, accentuato dalla dura repressione attuata dal FLN nei confronti delle lotte sociali dell’ottobre 1988. Come è avvenuto per altri paesi arabi, l’inasprimento del controllo governativo aprì la strada alla diffusione delle forze islamiste che nel corso degli anni 90 ha conosciuto una radicalizzazione estremista, sfociata nella violenta guerriglia islamica. Non si può escludere che il governo algerino abbia soffiato sul fuoco del terrore al fine di isolare i guerriglieri e conservare lo stato di emergenza del paese.

Sotto Bouteflika il paese sembra aver riacquistato una relativa stabilità: ha lanciato un piano quinquennale di rilancio economico, mirato all’aumento della produzione agricola, e vari piani di costruzione infrastrutturale e di edilizia popolare. Il terrorismo si è allentato ed è stata restaurata l’egemonia del FLN. Campione del terzomondismo, Bouteflika è particolarmente attivo sulla scena internazionale: ha presieduto l’Unione Africana nel 2000, ha firmato un trattato di amicizia con la Spagna nel 2002 ed ha ospitato il Presidente francese Chirac in visita di Stato ad Algeri l’anno seguente. Restano comunque tese le relazioni con la popolazione berbera della Cabilia e con il Marocco a causa degli scontri diplomatici sulla delicata questione del Sahara occidentale.

Il processo di democratizzazione dell’Algeria viene letto con entusiasmo dall’Ue in relazione alla cooperazione euro-mediterranea, ma “non è tutto oro ciò che luccica”. Lo stato di emergenza, ancora in vigore, la mancanza di libertà di associazione e di espressione nella società civile e gli episodi di tortura e di scomparse coatte, dimostrano che quello di Bouteflika è un vero e proprio regime.

Désirée Rosadi

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