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Abruzzo, ecco la situazione. Altre scosse Si cerca di ripartire. Il rischio-criminalità

aprile 14, 2009 di Redazione 

Facciamo il punto dopo Pasqua. Nonostante le rassicurazioni, continuano i sismi nella zona colpita, l’ultimo poco prima delle 16. Gli operatori lavorano al censimento di agibilità degli edifici. Nonostante le difficoltà a L’Aquila riaprono le prime attività, si cerca un lento ritorno alla normalità quotidiana. La politica intanto si prepara ad affrontare la questione ora più delicata: la ricostruzione. Sulla quale calano le ombre del rischio di infiltrazione della criminalità organizzata. Il pezzo, di Attilio Ievolella.

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di Attilio IEVOLELLA

Per gli abruzzesi i primi passi di un lento ritorno alla normalità, alla quotidianità, paiono ancora lontanissimi. Per ragioni molteplici: le scosse che continuano a incutere timore (con ulteriori picchi registrati rispettivamente nella tarda serata di ieri, poco dopo le 23, quest’oggi, pochi minuti dopo le 11, e questo pomeriggio, poco prima delle 16); le cifre di una tragedia che conta duecentonovantaquattro morti, mille e cinquecento feriti e oltre cinquantacinquemila sfollati; le abitazioni distrutte, gli edifici inagibili (praticamente uno su due) e quella ricostruzione che rimane, ora, solo una parola; le tendopoli, il freddo, i disagi e una vita precaria. E il desiderio – più che legittimo – di vedere delineate le possibili responsabilità nel fragoroso crollo di strutture che ha percorso l’Abruzzo, strutture anche di recente costruzione.

LO SCIAME SISMICO - L’ipotesi – fatta balenare anche dal presidente del Consiglio, Berlusconi – di una graduale riduzione dei movimenti tellurici, sia come intensità sia come frequenza, è stata smentita dai fatti. L’ultima scossa, in ordine di tempo, è stata registrata questo pomeriggio, pochi minuti prima delle 16: magnitudo 3,9 della scala Richter. E nelle ultime ventiquattro ore il territorio abruzzese è stato colpito ripetutamente da scosse di minore e di maggiore intensità.
Tutto ciò rende ancora più complesso il lavoro dei ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e di vulcanologia, che, coordinati dal presidente Enzo Boschi, stanno operando per ricostruire, in maniera dettagliata, le dinamiche del sisma che nelle primissime ore del 6 aprile ha sconvolto L’Aquila e l’Abruzzo. E per dare una risposta anche sulla eventualità che il fenomeno si sia pian piano allargato.
E discorso simile va fatto anche per gli operatori che stanno portando avanti il monitoraggio degli edifici presenti nella zona colpita dal sisma: le continue scosse rappresentano un elemento che può costringere a riaggiornare continuamente la situazione. L’ultima ‘fotografia’ scattata dalla Protezione Civile, e risalente a questo pomeriggio, racconta di quasi 1.500 sopralluoghi effettuati, e si sintetizza in un bilancio netto: più del 50 per cento degli edifici controllati sono agibili.

LE VISITE - Quella odierna è stata, per la comunità abruzzese, una giornata caratterizzata dalle visite del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, e di Giuseppe Zadra, direttore generale dell’Associazione bancaria italiana. Diversi, ovviamente, i temi affrontati.
Il cardinale Bagnasco, innanzitutto, dopo essersi fermato nell’ospedale da campo allestito a L’Aquila, dinanzi la struttura del ‘San Salvatore’, ha annunciato lo stanziamento, da parte della Cei, di «altri 2 milioni di euro da destinare alle zone colpite dal terremoto», e ha anche anticipato l’organizzazione di una colletta nazionale, domenica prossima, in ogni singola parrocchia, sempre per sostenere le comunità sconvolte dal sisma. E, a margine, il massimo esponente della Conferenza episcopale italiana ha anche confermato l’intenzione di Papa Ratzinger di recarsi in Abruzzo per incontrare gli sfollati.
Di diverso tenore, invece, la presenza di Zadra, che ha ufficializzato alcune decisioni prese dall’Associazione bancaria italiana, ovvero «sospensione del pagamento delle rate del mutuo, fino alla fine dell’anno; azzeramento delle commissioni bancarie nelle operazioni di bonifico e di prelievo dagli sportelli automatici; creazione di fondi per la ricostruzione nell’area dell’Abruzzo colpita dal terremoto».

LE INDAGINI - L’inchiesta sui tanti edifici crollati in Abruzzo a causa del sisma è destinata a durare a lungo. L’ultimo aggiornamento, assai interessante, è arrivato dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di L’Aquila, Alfredo Rossini: con molta probabilità, nelle prossime ore gli inquirenti ascolteranno i primi testimoni. Tutto ciò, comunque, mentre prosegue alacremente il lavoro di indagine della polizia scientifica e dei consulenti tecnici indicati dalla Procura, con sopralluoghi e prelievi di materiale, destinato ad essere analizzati minuziosamente. Obiettivo è capire come siano state realizzate le costruzioni, e gli eventuali interventi di ammodernamento. In particolare, l’attenzione è stata puntata sulla ‘Casa dello studente’ e sull’ospedale di ‘San Salvatore’. Come ha confermato il Procuratore Rossini, spiegando che l’ospedale “è uno dei punti centrali”, non solo per la mancanza del certificato di agibilità, ma anche perché «la priorità è data agli edifici di recente costruzione, che sono crollati comunque».

LA POPOLAZIONE - L’attuale fase di precarietà, accompagnata, purtroppo, dai timori inevitabili provocati dalle continue scosse, sta continuando ad accompagnare le comunità abruzzesi, assieme ai disagi che si registrano all’interno del ‘piano’ complessivo di assistenza fornito agli sfollati. A preoccupare è il possibile, secondo le previsioni meteo, abbassamento della temperatura, che rischia di rendere ancora più disagevole la permanenza nelle ‘tendopoli’ allestite subito dopo il sisma.
Da segnalare, su un altro fronte, la lenta ripresa di attività che servono anche per avviare un ritorno alla quotidianità, come la riapertura dei primi negozi e di un’edicola e l’operatività di alcuni uffici postali, come l’apertura di una scuola elementare nel campo d’accoglienza di Poggio Picenza.
Difficile, però, dire quanto questa quotidianità sia vicina. Su questo punto, il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, ha fissato una scadenza temporale per le operazioni che dovranno portare gli sfollati fuori dalla precarietà delle ‘tendopoli’ e degli alberghi: “Entro l’inizio di quest’inverno”, ha spiegato.

POLITICA E ISTITUZIONI - Anche diverse polemiche, nei giorni scorsi, hanno accompagnato le visite di politici e di rappresentanti istituzionali nella terra abruzzese. Ora, però, messe da parte le visite, l’attenzione è rivolta su Roma, sui Palazzi del potere politico-amministrativo, nell’attesa che le promesse si tramutino in fatti.
È balenata la proposta, avanzata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di poter destinare il 5 per mille, nella dichiarazione dei redditi, agli sfollati, ma le associazioni di volontariato (alle quali il 5 per mille può essere indirizzato attualmente) paiono quantomeno perplesse. Mentre resta ancora da definire, in concreto, il decreto legge del governo Berlusconi per stanziare risorse ad hoc all’Abruzzo.
Resta, poi, un altro capitolo delicato: quello relativo alla gestione della ricostruzione. Il timore, manifestato da più parti, è che gli interventi da realizzare e il relativo flusso di risorse economiche possano rappresentare un’occasione per la criminalità organizzata, come, ad esempio, la camorra. Su questo punto dalle istituzioni e dalla politica ci si aspettano azioni adeguate. E già ora il sindaco di L’Aquila, Massimo Cialente, ha annunciato di aver chiesto al Prefetto «una commissione di controllo».

Attilio Ievolella

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