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Diario politico. La maggioranza discute di election day. Schifani in visita a L’Aquila

aprile 11, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Gabriele Canarini. E’ stata pubblicata oggi, sulla Gazzetta Ufficiale, l’ordinanza della presidenza del Consiglio che dispone, al momento, il contributo di 100 euro per ogni sfollato. Ecco il testo nel dettaglio. Intanto, nelle zone colpite è stato il giorno del presidente del Senato che si è preso il rimprovero di una volontaria: “Basta con le strette di mano”. E mentre il centrodestra si divide sul referendum, Giuliano Amato, intervistato dal “Corriere della Sera”, suggerisce un “aumento limitato e temporaneo della pressione fiscale per le vittime del terremoto”. I temi di oggi, nel racconto.
Gli aggiornamenti riprenderanno martedì 14 aprile. Dalla redazione de il Politico.it una felice Pasqua a tutti i nostri lettori.

Nella foto, il presidente del Senato Renato Schifani durante i funerali delle vittime del terremoto

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di Gabriele CANARINI

Oggi sono state varate le prime misure intraprese dal governo a favore dei terremotati dell’Abruzzo. E’ stata, infatti, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’ordinanza della Presidenza del Consiglio che dispone, per gli sfollati, «un contributo per l’autonoma sistemazione fino ad un massimo di 400 euro mensili e, comunque, nel limite di 100 euro per ogni componente del nucleo familiare abitualmente e stabilmente residente nell’abitazione. Ove si tratti di un nucleo familiare composto da una sola unità, il contributo medesimo è stabilito in 200 euro. Qualora nel nucleo familiare siano presenti persone di età superiore ai 65 anni, portatori di handicap, ovvero disabili con una percentuale di invalidità non superiore al 67%, è concesso un contributo aggiuntivo di 100 euro mensili per ognuno dei soggetti sopra indicati». Questi aiuti economici iniziali verranno assicurati del governo per tutto il 2009, «salvo che non si siano realizzate le condizioni per il rientro nell’abitazione ovvero si sia provveduto ad altra sistemazione avente carattere di stabilità». A questi benefici per il momento non si aggiunge l’indennità di 800 euro mensili promessa ai titolari di attività commerciali, produttive, agricole e artigianali, che verrà inserita dal governo nel decreto legge che verrà approvato dal Consiglio dei ministri dopo Pasqua.

Come si evince, sulle misure da approntare per fronteggiare l’emergenza terremoto potrà realizzarsi quella compattezza della politica italiana da più parti auspicata e sollecitata, e ribadita anche oggi dal presidente del Senato Schifani durante la sua visita nei luoghi del sisma. Schifani ha così chiarito: «Il Senato, e sicuramente l’intero Parlamento, approveranno in tempi immediati tutti i provvedimenti che gli saranno sottoposti. Sono certo che lo farà con un’ampia convergenza fra maggioranza e opposizione». Su questo tema ha inoltre sottolineato che, riguardo al terremoto, «la politica non si sta dividendo. C’è una stretta di mano fra maggioranza e opposizione, che speriamo continui anche sulle grandi riforme».

Riguardo alle possibili iniziative governative attraverso cui reperire i fondi per finanziare la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma, si è espresso anche, in un’intervista apparsa oggi sul Corriere della Sera, Giuliano Amato. Il due volte presidente del Consiglio ha spiegato che «il terremoto aiuta a far emergere un sentimento di cui in tempo di crisi c’è bisogno e che spesso proprio a causa della crisi tende a scomparire: il sentimento della solidarietà». Per questo, secondo l’ex ministro del governo Prodi, «è possibile che il cittadino accetti quell’aumento magari limitato e temporaneo della stessa pressione fiscale per aiutare le vittime del terremoto, senza che lo Stato debba aumentare il suo debito». Dunque si tratterebbe di una tassa una tantum, il cui utilizzo dovrà però essere dettagliatamente illustrato e spiegato, come confida Amato: «Se oggi venisse aumentata l’una o l’altra imposta per destinare gli introiti alla ricostruzione, sono sicuro che ci sarebbe una trasparenza nell’utilizzo che mai c’è stata in passato».
Interrogato in merito alla possibilità che il governo segua questa via illustrata da Amato, Schifani ha spiegato: «Le scelte di merito spettano al governo, non al Parlamento. Il Parlamento farà la propria parte e sarà velocissimo nell’approvare i provvedimenti».

In questa giornata in Abruzzo, il presidente del Senato si è anche soffermato a parlare delle notizie riguardanti l’inchiesta giudiziaria apertasi a seguito del cataclisma: «E’ giusto che la magistratura faccia la sua parte ed indaghi sugli episodi di malaffare, su come sono stati costruiti i palazzi, ma c’è anche un problema di controlli. Il problema delle norme antisismiche non è soltanto quello di rispettarle nei progetti: si tratta anche di fare in modo che vengano applicate anche durante la fase della costruzione. Per questo in futuro bisognerà avere controlli più stringenti e rigorosi». Nella sua visita Schifani è stato accompagnato dal responsabile della Protezione Civile Agostino Miozzo, che lo ha guidato all’interno della tendopoli di Piazza d’Armi. Qui il presidente di Palazzo Madama è stato avvicinato da una volontaria della Protezione Civile, la dottoressa Fabiocchi, che, garbatamente ma anche polemicamente, gli ha ricordato: «Sono cinque giorni che siamo qui, e abbiamo visto tanta gente venire a stringerci le mani. Mi scusi se glielo dico, ma di queste strette di mano non sappiamo che farcene. Qui si lavora in condizioni disperate, senza riscaldamento, i bagni che non funzionano e con i pazienti che vanno dai bambini di 18 giorni, agli anziani di 90 anni. Servono fatti concreti, aiuti materiali». Schifani ha replicato: «Capisco il suo stato d’animo, ma mi sembra che qui si stia facendo il massimo. Un’emergenza come questa non capita tutti i momenti». All’ulteriore replica della Fabiocchi, «tutte queste visite di voi politici non ci stanno portando a niente», Schifani ha chiarito: «Qui però non c’entra la politica. Io rappresento il Parlamento, che è fatto da tutti. E tutti siamo mobilitati e voi state facendo il massimo. Non esistono qui Guelfi e Ghibellini. Esiste l’Italia, esiste lo Stato. E qui lo Stato c’è».

Su questo clima di concordia istituzionale si è espresso oggi anche il capogruppo del Pdl al Senato Gasparri: «La coesione della maggioranza è un bene per il Paese, soprattutto quando si devono affrontare crisi economiche mondiali e calamità naturali locali. Il Pdl è forte e in ascesa, ma farebbe male a frasi prendere dall’euforia referendaria. Così come la Lega farà bene a concordare con il Pdl tutte le scelte in materia di sicurezza, considerando che severità coi clandestini e controllo del territorio sono priorità anche per noi». Riguardo poi all’apprezzamento rivolto alla proposta dell’accorpamento referendario per motivi di economia pubblica, espresso non solo dall’opposizione, ma anche del Ministro della Difesa La Russa, Gasparri ha così replicato: «Le cifre che si risparmierebbero per il referendum sono meno della metà di quelle annunciate nel festival dei bugiardi. E la saldezza del governo vale molto, molto di più. Basta fughe in avanti e tutti uniti come ci vogliono e ci apprezzano gli italiani. Assumeremo per questo iniziative in Parlamento, coerenti con una coesione che è per noi la regola».

Ma, nonostante il “serrate le fila” di Gasparri, la situazione all’interno della maggioranza è, al momento, tutt’altro che delineata e chiara, come fa capire il portavoce del Pdl Daniele Capezzone: «Oggi davvero è tutto possibile. Lo stato di cose è al “si apra la discussione”, come ha detto il premier». Lo stesso Capezzone, fra l’altro, insieme a Gianni Alemanno, Gaetano Quagliarello, e ai ministri Prestigiacomo, Alfano e Brunetta, figura addirittura nel comitato promotore del referendum. Alle ipotesi sulla possibile sistemazione della richiesta referendaria, si è aggiunta anche quella promossa da Giorgio Stracquadanio, che nel ’95 già si fece portavoce del “no” ai referendum che salvarono le tre reti dell’allora Fininvest, e propone di «rinviare di un anno il referendum, con l’accordo del comitato promotore».

Ma è la proposta di accorpare il referendum al ballottaggio del 21 giugno l’unica che sancirebbe il compromesso tra Bossi e il Cavaliere. Come, infatti, fa notare l’esponente del Pdl Osvaldo Napoli, «Berlusconi non ha interesse a rompere con un alleato, e se si va al 21 giugno, si risparmiano parecchi soldi e si dimostra alla gente che governiamo usando il buon senso». Di tutt’altro avviso uno dei principali promotori del comitato referendario Giovanni Guzzetta, che ieri ha chiarito: «Quello al 21 giugno sarebbe un accorpamento-truffa che farebbe sprecare 313 milioni». Ma perché Guzzetta parla di accorpamento-truffa? Perché per poter attuare tale accorpamento, il governo dovrebbe modificare la legge di attuazione dei referendum stessi. L’articolo 34 della legge 352/1970 stabilisce infatti: “Ricevuta comunicazione delle sentenza della Corte Costituzionale, il Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, indice con decreto il referendum, fissando la data di convocazione degli elettori in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno. Nel caso di anticipato scioglimento delle Camere o di una di esse, il referendum gia’ indetto si intende automaticamente sospeso all’atto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali per l’elezione delle nuove Camere o di una di esse”. Come s’intuisce, la situazione è alquanto intricata e variegata, soprattutto perché molte delle tensioni scaturite in questi giorni si stanno sviluppando all’interno della stessa maggioranza. Anche per questo il leader democristiano del Pdl Gianfranco Rotondi invita a lasciare che siano le posizioni individuali a delineare la linea di condotta, senza che vi debba essere una linea unica imposta dal partito: «Il governo e il Pdl sono fuori dalla campagna referendaria. Ognuno farà quello che crede. Io andrò a votare sì, avendo raccolto le firme. Non è automatico che il referendum porti ad uno scioglimento delle Camere».

Sicuramente saranno decisivi i primi giorni della settimana prossima, nei quali tutti i nodi apparsi in questi giorni dovranno per forza di cosa essere sciolti dal governo e dalle decisioni che intraprenderà.

Gabriele Canarini

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