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La Siria si riavvicina ai Paesi arabi moderati e lascia l’Iran. Ruolo-Usa

aprile 8, 2009 di Redazione 

Si rafforza la struttura del nostro giornale dedicata a mondo arabo e Mediterraneo: a Luana Crisarà si aggiunge, da oggi, Désirée Rosadi, che ci spiega come stia cambiando la posizione di Damasco nei confronti di Teheran. Ieri l’incontro tra il presidente Assad e Frattini (nella foto). Sentiamo.

Nella foto, l’incontro di ieri tra il Ministro degli Esteri Frattini e Bashar al-Assad

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di Désirée ROSADI

Il vertice dell’11 marzo tra il presidente egiziano Hosni Mubarak, l’emiro kuwaitiano Ahmad al-Sabah e il presidente siriano Bashar al-Assad, a ridosso del summit dei paesi arabi del 30 marzo in Qatar, ha senza dubbio segnato una svolta nelle relazioni tra Arabia Saudita, Siria ed Egitto. In particolare, il ritorno dell’influenza saudita sulle questioni arabe avvalora l’intenzione di Riyad di farsi tramite nel dialogo Usa-Siria, finalizzato all’allontanamento di Damasco da Teheran.

Nel frattempo, prosegue la disputa che da alcuni mesi vede Arabia Saudita ed Egitto scontrarsi con l’azione diplomatica del Qatar. In occasione della recente guerra di Gaza, il Qatar ha sostenuto Hamas e criticato attraverso l’emittente al-Jazeera le posizioni degli egiziani e dei sauditi. Per questo il Cairo ha preteso che lo sceicco Hamad bin Khalifa Al-Thani non fosse invitato al summit di Riyad; di fatto l’emiro qatarino ha reagito con sdegno ed è volato a Teheran.

Il presidente statunitense Obama ha dato un enorme contributo all’avvicinamento siriano verso i paesi arabi “moderati”; la politica di chiusura attuata dall’amministrazione Bush nei confronti dell’”inaffidabile” Bashar era già stata in parte superata alla fine di settembre con l’incontro a New York tra il Segretario di Stato Rice e il Ministro degli esteri siriano Walid Moallem. È evidente come la mossa diplomatica americana sia frutto della volontà di non lasciare alla Francia la conduzione esclusiva dei negoziati con Damasco, dopo l’impatto mediatico dell’accoglienza ricevuta da Bashar al-Assad a Parigi in occasione dell’inaugurazione dell’Unione per il Mediterraneo (13 luglio 2008).

In questa fase la Siria sembra orientare la propria politica in Medio Oriente in modo più fattivo, come dimostrano la partecipazione di Damasco alla Conferenza di Annapolis, l’avvio di colloqui indiretti con Israele tramite la Turchia, il contributo fornito per il raggiungimento dell’Accordo di Doha che ha posto fine alla grave crisi politica e istituzionale libanese e l’impegno preso dal Presidente Bashar nel corso della storica visita effettuata dall’omologo libanese Sleiman a Damasco il 14 agosto 2008 di procedere verso la normalizzazione dei rapporti con Beirut.

Di certo, il rapporto ambiguo tra Siria e Iran, entrambi sponsor di Hezbollah, non facilita l’apertura diplomatica; Damasco nutre timori per la crescita dell’influenza iraniana sul vicino Iraq e su Hezbollah, ma ha interesse a chiederne la collaborazione per la definizione della nuova situazione irachena e per superare la situazione di isolamento che sembra alleviarsi.

A dimostrazione dell’inversione di tendenza siriana, giunge l’incontro a Damasco dell’8 aprile tra il Capo di Stato siriano e il Ministro degli Affari Esteri italiano Frattini, il quale ha dichiarato di aver raccolto la volontà di al-Assad di contribuire alla pace in Medio Oriente e di voler collaborare con l’UE e con l’Italia. Un messaggio rassicurante anche sul versante più strettamente bilaterale: Frattini ha confermato, nel corso dei colloqui, la volontà di mantenere alto il livello di collaborazione economico-commerciale con la Siria.

Désirée Rosadi

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