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Terremoto in Abruzzo. Patrimonio culturale, ecco i danni arrecati

aprile 7, 2009 di Redazione 

In questo servizio Fabrizio Aurilia ci spiega quali danneggiamenti abbiano subito i monumenti e le costruzioni di valore artistico e culturale de L’Aquila.

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di Fabrizio AURILIA

Sulla copertina dell’edizione Oscar de “L’avventura d’un povero cristiano” campeggia un paesaggio montano: una casa gialla si arrocca su un pendio alberato appoggiandosi ad una parete rocciosa color marrone, venata di riflessi gialli, probabilmente di un sole primaverile al tramonto. Il dipinto è di Raffaele De Grada, grande paesaggista, e risente di una matrice cézanniana, mentre racchiude il senso dello spazio sentimentale tipico di Corot. Le forme sono solide e geometriche: a prima vista indistruttibili. Si fondono la tempra delle antiche case dei borghi del centro Italia, senza fronzoli, e l’immanenza imperitura della montagna, protettrice e benigna. E’ un paesaggio abruzzese. Il povero cristiano è Fra Pietro Angelerio, eremita del Morrone, nonché papa Celestino V nel 1294: il papa del gran rifiuto.Eppure nella notte di domenica 5 aprile la montagna ha tradito, la terra si è scossa e ha chiesto il tributo: un pesante balzello di centinaia di vittime, migliaia di sfollati. La tranquillità di quei luoghi così silenziosi, di quegli spazi così italiani, comunali, simboli di un certo modo di concepire il paesaggio che si fonde con l’uomo e la sua cultura, sono stati distrutti dal caso, dall’imperscrutabile.

L’Aquila, capoluogo di provincia, ha pagato un prezzo altissimo in termini di danneggiamento dei beni culturali: quasi tutte le chiese sono state colpite, il Museo Nazionale d’Abruzzo, la Prefettura che ospita l’Archivio di Stato sono inagibili e si contano ancora i danni. Ma facciamo il punto.

L’AQUILA

La fondazione della città dell’Aquila è databile 1254. I suoi natali sono unici nel panorama del medioevo italiano perché legati ad un vero e proprio atto di nascita per volontà del papa Gregorio IX e di Corrado IV, figlio dell’Imperatore Federico II. Fu edificata dall’unione di novantanove villaggi secondo un preciso piano urbanistico. Centro culturale e politico del Medioevo, da sempre si è caratterizzata per indipendenza, anche se ha fatto parte del Regno di Napoli, del Regno di Sicilia e dello Stato Pontificio. La città conservò la propria libertà fino al XVI secolo, quando il viceré spagnolo Filiberto d’Orange, introdusse il feudalesimo spagnolo.
L’Aquila conserva un patrimonio, come per quasi tutte le città italiane, di inestimabile valore, che va dall’architettura medievale a quella barocca passando per il Rinascimento.

La Basilica di Santa Maria di Collemaggio è probabilmente il capolavoro del medioevo aquilano, ed è anche uno dei monumenti più colpiti. Fondata alla fine del XIII secolo da Fra Pietro Angelerio, futuro papa Celestino V, si trova fuori le mura, e conserva nella cappella in fondo alla navata destra, il sepolcro del papa-frate, che l’ha fortemente voluta. Nelle nicchie delle navate laterali trovano posto eccezionali affreschi del ‘400. La volta centrale con l’intero abside è crollata completamente sotterrando l’altare centrale e quelli laterali. Ma la reliquia del santo è salva: il piccolo mausoleo ha retto, come già avvenne durante il terremoto del 1703. Il restauro in corso della celebre facciata della prima metà del XIV secolo, ha permesso alla struttura di non collassare: intatti quindi l’insieme di masselli bianchi e rossi e le decorazioni geometriche.

Il Museo Nazionale d’Abruzzo è attualmente inagibile e intaccato profondamente dal sisma. Si trova all’interno della Fortezza Spagnola, nasce nei primi anni ‘50 dopo il restauro dell’architetto Umberto Chierici e unifica le raccolte del Museo Civico, di quello Diocesano e la collezione di dipinti dei secoli XVII e XVIII della famiglia Cappelli di Torano. E’ il museo più importante della regione e ospita reperti archeologici importanti, come arte preistorica, steli funerarie, arte egizia. Ma non mancano i capolavori pittorici e figurativi dalla fine del XII sec. fino all’arte contemporanea.
Un grande squarcio nella cupola ottocentesca, progettata dal grande architetto Giuseppe Valadier, della chiesa di Santa Maria del Suffragio o delle Anime Sante, ingombra la visuale di Piazza del Duomo. E’ una squarcio senza speranza: la cupola si è sfarinata in pochi attimi. La chiesa è stata costruita dopo il terremoto del 1703 per volontà di una Confraternita del Suffragio: è considerata il vertice del barocco aquilano, nonché una delle più belle ed importanti del centro Italia.

La straordinaria Basilica di San Bernardino fu costruita nel 1454 dai discepoli del santo proveniente da Siena. Con facciata tipicamente rinascimentale, ma interno barocco, custodisce un altare cesellato dal maestro ceramista Andrea Della Robbia e bassorilievi del ‘500. I danni sono inestimabili: il campanile è crollato accartocciandosi sulla basilica, col tetto gravemente lesionato. Ma la buona notizia è che la Banca Monte dei Paschi di Siena e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena si faranno carico della ricostruzione e del restauro della basilica.

La cupola della seicentesca Chiesa di Sant’Agostino, oggi adibita a teatro, ha ceduto crollando sul Palazzo della Prefettura, causando così un danno collaterale importante. L’ex chiesa è una delle maggiori testimonianze del barocco aquilano e uno dei più importanti edifici settecenteschi italiani a pianta centrale. Anch’essa ricostruita dopo il terremoto del 1703 custodisce importanti opere di Giovan Battista Bedeschini.

Dicevamo del Palazzo della Prefettura. Ospita l’archivio di stato. Sostanzialmente distrutto, come conferma Giuseppe Proietti, segretario generale del ministero per i Beni e le attività culturali: ‹‹Sono stati identificati i magazzini in cui mettere in sicurezza le opere danneggiate e quelle che sono in luoghi crollati o pericolanti».

Santa Maria di Paganica non è stata risparmiata. Sono crollati il tetto e la cupola, causando danni gravissimi. Collassati inoltre alcuni elementi dalla facciata. La chiesa, di impianto gotico, ospita nella terza cappella a sinistra, due dipinti del Damini. Il portale è ricco e certamente uno dei più rappresentativi, per decorazione ed impostazione architettonica, del medioevo italiano.

Lesionata anche la Fontana delle Novantanove Cannelle, unica nel suo genere tanto da essere scelta come insegna araldica della città. Si trova nella zona chiamata Rivera, ricca di polle d’acqua, non è dal fiume Aterno. La sua costruzione è databile al 1272: una lapide trecentesca lo testimonia.

Porta Napoli ha ceduto completamente. Si trattava di un Arco di trionfo eretto nel 1548, in onore dell’imperatore Carlo V. Il progetto era di Giangiacomo dell’Acajala, e rappresentava una delle principali e antiche (e bellissime) porte della città.

Fabrizio Aurilia

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