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Il terremoto in Abruzzo. Lunedì 6 L’aggiornamento del pomeriggio

aprile 6, 2009 di Redazione 

Sale il numero delle vittime accerta- te e anche i feriti gravi sono centi- naia. A Onna 50 morti su 400 abitanti. La presidente della Provincia de L’Aquila accusa: “Era stato previsto, l’allarme dei giorni scorsi è stato sottovalutato”. Bertolaso: “Non c’era fondatezza scientifica”. Il servizio, di Ginevra Baffigo.

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di Ginevra BAFFIGO

All’Aquila si continua a scavare nel disperato tentativo di recuperare in tempo quanti ancora agonizzano sotto le macerie.
Il centro del capoluogo abruzzese è stato definitivamente sgombrato. Vi opera solo la Protezione Civile a mani nude, perché al momento non è possibile farvi entrare dei mezzi meccanici. Il sindaco, Massimo Cialente, ha invitato i cittadini «a lasciare immediatamente il centro storico, perché anche le case non crollate possono essere gravemente lesionate». Al popolo di sfollati è stato chiesto per questo motivo di raggiungere la zona dello stadio, dove è in fase di allestimento un campo di accoglienza, ed alle 14 è stato dato loro un pasto caldo.
La situazione è drammatica; la stima delle vittime è salita in queste ore a 92 morti, centinaia sono i feriti gravi e gli sfollati potrebbero essere 45-50 mila dell’Aquila, ai quali si sommano altri 20-25 mila dei paesi limitrofi. Il Presidente della provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane ha attaccato duramente il capo della Protezione civile Guido Bertolaso: “Era una tragedia annunciata. L’allarme dei giorni scorsi è stato sottovalutato”.
Nel centro storico del capoluogo abruzzese si registrano i danni maggiori; sono crollate parti della facciata e dell’abside della chiesa di Santa Maria del Suffragio, la casa dello Studente è un cumulo di macerie, al pari degli edifici di Via XX settembre e dell’Hotel Duca degli Abruzzi. I soccorsi sono resi ancor più difficili dalle ripetute scosse d’assestamento, che in queste ore non sono mancate. Ed inoltre, la prefettura, dalla quale si sarebbe dovuta coordinare l’emergenza, è stata rasa al suolo dalla scossa di stanotte. Alla situazione fin qui descritta si aggiunge anche la condizione in cui verte l’ospedale dell’Aquila, dichiarato dal Asl “inagibile al 90%”, manca addirittura l’acqua potabile. Nonostante ciò, è stato chiuso solo un reparto ed in queste ore i devoti al giuramento d’Ippocrate curano i pazienti nel cortile tra i due edifici dell’ospedale e nel piazzale antistante. “Ci sono lettini e barelle, mentre abbiamo problemi col servizio di mensa e ora stiamo attendendo che i pasti arrivino da fuori” dichiarava poche ore fa il portavoce della Protezione civile Luca Spoletini.
Fortunatamente in queste ore è stato possibile ripristinare le linee telefoniche, fisse e mobili, e almeno l’80% delle 15 mila utenze Enel.
Se si teme per le scuole e, come ha dichiarato il ministro Gelmini, “ci vorranno molti controlli” prima che gli alunni possano tornare nelle classi, le carceri possono vantare un’insolita solidità architettonica.
Nella provincia dell’Aquila la situazioni più drammatica si è registrata ad Onna, dove il 50% delle case è crollato e l’altro 50% è gravemente danneggiato. Un paesino di 400 abitanti sta piangendo già 50 morti ed il dato non è definitivo. Per Stefania Pezzopane, quello che si vede di Onna è « scenario di guerra». A Fossa ci sono 4 morti, una bambina russa di 3 anni e tre anziani. A Paganica la badessa del convento di Santa Chiara è deceduta. Sono almeno 26 i Comuni colpiti dal terremoto, tra questi Santo Stefano di Sessanio, Castelvecchio Calvisio, San Pio, Villa Sant’Angelo, Ocre, San Demetrio Vestini e i centri dell’altopiano delle Rocche.
In queste ore i messaggi di solidarietà e la disponibilità di molti paesi ad inviare aiuti non sono mancati, da papa Benedetto XVI a Giorgio Napolitano, dal presidente Obama e all’Ue. La situazione è grave, ma al momento sembrano essere sufficienti le forze italiane.

Ginevra Baffigo

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