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Le gaffes di Berlusconi e lo sfogo contro i media. Il caso ai summit

aprile 5, 2009 di Redazione 

E’ la vicenda delle ultime ore. Il presidente del Consiglio si lamenta del presunto “eccesso di zelo”, definito “calunnioso”, che i quotidiani del nostro Paese (ma non sono stati i soli) hanno avuto nel riportare le sue performances ai margini degli ultimi vertici internazionali. Per poi scadere in una brutta espressione nei confronti della libertà di informa- zione. Il nostro giornale torna sugli episodi di Londra e Strasburgo con uno sguardo a come gli altri organi hanno trattato il caso. Il servizio è di Luca Lena.

Nella foto, Silvio Berlusconi

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di Luca LENA

La tappa di Praga per il G20 è divenuta il palcoscenico per lo sfogo di Berlusconi contro i media. Una serie di gaffes consecutive, riportate dai maggiori quotidiani italiani, ha infatti acceso la stizza del premier, che ha accusato l’informazione italiana di calunniare il suo operato internazionale. Perfino testate straniere autorevoli come il “Telegraph” hanno finito per interessarsi ai curiosi siparietti del presidente. Il giornale inglese, proprio in queste ore, non solo riassume le storiche performance di Berlusconi, ma inoltre non fatica a definirlo il “giullare” del G20, nel senso più dispregiativo del termine.
Da Praga è partita una vera e propria bufera; Berlusconi annuncia di non meritare un attacco così duro e costante dai media, e di provare la tentazione di reagire a questo assalto calunnioso nei suoi confronti.
La reazione forse sproporzionata di fronte ad articoli giornalistici coloriti, sposta l’attenzione sui reali significati di simili impicci diplomatici. Risulta difficile infatti stabilire quale portanza effettiva abbiano le burlonate – volontarie o meno – del premier in termini prettamente politici.Ma andiamo con ordine. La serie “incriminata” di Berlusconi inizia venerdì a Londra: le più importanti eminenze politiche sono riunite di fronte ai fotografi intenti ad immortalare il vertice. Pur trattandosi di un rito celebrativo l’importanza del momento è comunque rispettabile, ma non appena i politici iniziano ad allontanarsi dai flash si sente il premier italiano chiamare a gran voce Obama. La regina Elisabetta, visibilmente indispettita, non gradisce la spudoratezza di Berlusconi, chiedendo in giro – in maniera non troppo british – chi stesse facendo tutto quel baccano.
Più tardi sarà ancora il leader del PDL ad attirare su di sé l’attenzione, scomparendo al momento della seconda serie di foto collettive. Il presidente Obama, resosi conto che manchi qualcuno tra i leader del gruppo, si guarderà attorno chiedendo dove sia Berlusconi, ottenendo per tutta risposta sogghigni e risatine dagli astanti.

La scenetta fa il giro del mondo e sembra esaurire i fuori programma dei sempre inappuntabili vertici internazionali. Invece, basta lasciar passare qualche ora e trasferirsi a Strasburgo per assistere ad una nuova colorita performance del premier. L’incontro dei leader mondiali prevedeva il rituale attraversamento del ponte che collega Francia e Germania. Angela Merkel, la prima ad arrivare sul posto, attende composta il sopraggiungere degli altri politici. Poco dopo, l’auto con a bordo Berlusconi si ferma a due passi dalla Cancelliera tedesca che, sorridendo amabilmente, si appresta ad accogliere il premier. Ma questi, cellulare all’orecchio, inizia ad agitare le mani facendo segno di avere un’importante telefonata in corso. Quindi gira i tacchi e si incammina pacatamente lunga la riva del Reno, lasciando la Merkel in sorrisini di circostanza e imbarazzo malcelato.
Più tardi Berlusconi avrà modo di discolparsi dicendo di essere stato al telefono con il premier turco Erdogan, attribuendosi il merito di essere riuscito a convincerlo sulla presidenza Nato al danese Rasmussen.

Quello che emerge in superficie dai giornali italiani e stranieri, dai vaghi tentativi di censura, e infine dall’orgogliosa rivalsa del diretto interessato è la difficoltà di gestire situazioni marginali in eventi dall’importante valenza storica. E’ facile scadere nel ridicolo e nel semplicismo eppure sarebbe sbagliato evitare di riportare particolari convenzionalismi che, in ogni caso, definiscono i contorni di personaggi che rappresentano la voce e la rispettabilità di un intero paese. Alcuni quotidiani hanno trascritto le gaffes con acume e cadenze politicamente rilevanti. Altri sospendono le critiche appigliandosi a risvolti perfino stucchevoli, come le immediate rettifiche di Buckingham Palace secondo cui le parole della regina sarebbero state assolutamente scherzose. Eppure le semplici schermaglie dialettiche tra politica e comunicazione appaiono troppo complesse e profonde per essere relegate in sporadici episodi spesso dimenticati in fretta. Ben più pesante e singolare è l’accusa di Berlusconi all’intero comparto mediatico, scatenando la reazione del presidente Fnsi Franco Siddi, il quale definisce di “assoluta gravità” le parole del premier. E’ in questa matrioska di affermazioni e repliche che si fatica a contenere il problema, per capire se le esagerazioni stiano dalla parte di chi critica, di chi agisce, o se addirittura il linguaggio giornalistico ancora non sia riuscito a raggiungere la completa indipendenza formale nelle proprie libertà stilistiche.

Luca Lena

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