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Il punto di Fattorini. Giornali nelle scuole, un milione e mezzo gli studenti coinvolti

aprile 5, 2009 di Redazione 

Si chiama “Quotidiano in classe”, è un’iniziativa partita dall’Osservatorio giovani editori. Offre agli studenti la possibilità di conoscere, e di abituarsi a leggere criticamente la realtà, imparando a confrontarsi, come ha detto il presidente della Repubblica Napolitano, con opinioni diverse. E, al tempo stesso, è un’opportunità data alla stampa di formare nuovi lettori, e di alimentare un mercato - puntando sul futuro - come sappiamo e come il nostro giornale ha raccontato in forte crisi. Ci racconta Marco Fattorini.

Nella foto, alcune delle testate coinvolte

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di Marco FATTORINI

La crisi della carta stampata rimbalza ormai da un continente all’altro: è partita dagli Stati Uniti con drastici tagli alla tiratura dei maggiori quotidiani e così è giunta anche nel Vecchio continente. Un’emergenza che non risparmia l’Italia, aggravata anche dal fatto che non siamo mai stati un popolo particolarmente dedito alla lettura e dunque allo sfrenato acquisto di quotidiani.
E’ appurato che l’informazione telematica ha preso il sopravvento e anche i più grandi quotidiani ne hanno dovuto prendere atto: tanti aspetti analizzati anche dal nostro giornale che ha interpellato grandi nomi del giornalismo nostrano e che hanno confermato segnali non certo incoraggianti.Intanto però una piccola goccia nell’oceano potrebbe essere versata ed è quella della lettura dei quotidiani nelle scuole. Non è certo la scoperta dell’acqua calda, d’altronde si tratta di un progetto già in parte avviato in alcuni istituti italiani. La formula denominata “quotidiano in classe” è stata ideata da Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio permanente giovani editori e finora è giunta in qualche migliaio di istituti del Belpaese con risultati assolutamente positivi: basti pensare che nell’anno scolastico 2008-2009 partecipano all’iniziativa più di un milione e mezzo di studenti. I giornali che aderiscono sono, tra gli altri, Il Corriere della Sera, La Stampa e Il Sole 24 ore.

La strada da seguire allora è incrementare quel binomio scuola-informazione che troppo spesso viene inspiegabilmente separato, come se la scuola fosse luogo di una cultura senza tempo né spazio. Tutt’altro: i ragazzi che scaldano sedie e banchi ogni giorno hanno bisogno di essere educati e dunque informati di quello che concretamente succede intorno a loro in Italia, come in Medio Oriente. Si tratta di trasmettere un maggiore interesse in ciò che studiano visto che teoricamente possono trovarvi continui riferimenti e connessioni con i fatti della realtà e poi perchè la scuola deve essere saldamente posta nella vita e nell’attualità: non può parlare di storia, italiano e filosofia senza dare ragione o comunque vagliare criticamente quello straordinario complesso di eventi e sorprese che è la quotidianità.

E allora in questo senso l’entrata dei quotidiani nelle scuole potrebbe essere da un lato una possibilità in più per i giornali di “procacciarsi” futuri lettori, dall’altro sarebbe senz’altro un’opportunità unica per dare alla scuola un contenuto concreto e attuale, che possa così appassionare gli studenti i quali spesso sentono le materie come lontanissime dalla loro esperienza, come fossero dei monumenti ideali ma totalmente scissi dal mondo reale. C’è dell’altro: se è vero che da cosa nasce cosa, spesso lo sviluppo e la crescita di piccoli giornali e periodici “d’istituto” è stimolata e senz’altro invogliata da un avvicinamento al mondo della stampa e dell’informazione, così da spingere gli studenti a mettersi in gioco con carta, penna e volontà.

Una lettura critica e consapevole che parte dall’esperienza scolastica può senz’altro contribuire nella formazione dello studente, che da cittadino qual è deve avere la possibilità di maturare una propria visione critica e consapevole di ciò che avviene al di fuori delle mura scolastiche, che si tratti di cronaca, politica o relazioni internazionali. Proprio a tale proposito il presidente Giorgio Napolitano ha detto che “leggere nelle aule scolastiche aiuta a formare la conoscenza, a comprendere meglio l’attualità, a confrontarsi con idee e opinioni differenti e ad ampliare gli orizzonti culturali di quelle che saranno le nuove classi dirigenti”.

Tutto questo perchè la scuola non è un progetto di arricchimento culturale volto a se stesso, ma un complesso teso alla crescita umana e sociale dei protagonisti di domani. Un luogo insostituibile che deve poter rispondere all’emergenza educativa di questi anni con tutte le risorse umanamente impiegabili. Anche i quotidiani sono ben accetti.

Marco Fattorini

Commenti

One Response to “Il punto di Fattorini. Giornali nelle scuole, un milione e mezzo gli studenti coinvolti”

  1. francesco on febbraio 2nd, 2010 16.25

    sono d’acordo con l’abituare il giovani a leggere i quotidiani, sarebbe anche utile che li comprassero.
    Se posso fare un’osservazione, i quotidiani che vengono spediti alle scuole fatta eccezione per alcuni che hanno avuto il buon gusto di mandare quelli del giorno prima, servono ai docenti chec.osi risparmiano sull’acquisto del quotidiano, pertanto opterei per mandare nelle scuole il giornale del giorno prima, anche per non danneggiare le edicole che si trovano in zona, grazie per l’attenzione.
    La presente considerazione non è priva di fondamento, tutt’altro.

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