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Diario politico. De Bortoli al “Corriere”, Riotta lascia il Tg1 per il “Sole 24 Ore”

marzo 30, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Lorenzo Castellani. La giornata si ”compie” sul finire con il doppio avvicendamento alla guida di “Corriere” e “Sole”. Ferruccio De Bortoli torna sulla poltrona che aveva occupato dal ’97 al 2003 sostituendo ancora una volta Paolo Mieli, che termina il proprio mandato. Il successore di De Bortoli sulla poltrona di direttore del quotidiano di Confindustria è invece l’ex direttore del Tg1, che lascia quindi la guida del primo telegiornale italiano alla vigilia, presumibilmente, delle nuove nomine in Rai. Vi dovevamo la doppia notizia, che è di pochi minuti fa. Ma nel racconto della giornata partiamo dalle accuse di Franceschini al Governo di non riservare abbastanza fondi alle forze dell’ordine per poi sentire cos’ha detto Fini (che ha citato, tra l’altro, la frase di John F. Kennedy sull’impegno civile) e tornare al segretario del Pd, che lancia una sfida a Berlusconi verso le Europee. Sentiamo.

Nella foto, Ferruccio De Bortoli, neodirettore del Corriere della Sera

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di Lorenzo CASTELLANI

«Mi è stato raccontato che ai poliziotti che dovranno operare al G8 è stato chiesto di anticipare di tasca propria le spese». Lo ha detto il segretario del Pd, Dario Franceschini, intervenuto alla manifestazione di protesta indetta dai sindacati di polizia davanti al Viminale per protestare contro la riduzione dei fondi per le forze dell’ordine. «Mi è stato anche detto – ha proseguito Franceschini – che in molte città sono in trasferta permanente agenti di polizia per occuparsi della tutela dei soldati impiegati nei presidi fissi e per evitare che dalle ronde nascano problemi per la sicurezza». Invece di ricorrere alla «demagogia delle ronde», per garantire la sicurezza dei cittadini il governo – ha aggiunto Franceschini – non dovrebbe tagliare i fondi alle forze di polizia. «È un’operazione di immagine demagogica raccontare che il problema sicurezza viene risolto con le ronde dei privati cittadini – ha detto – quando poi vengono fatti tre miliardi e mezzo di tagli al comparto sicurezza».
Le dichiarazioni hanno suscitato la reazione polemiche della Lega.«Di tutto – ha replicato il Roberto Maroni – si può accusare il governo salvo di cose non vere e cioè di aver tagliato per il 2009 i fondi per la sicurezza». Il ministro dell’Interno ha replicato così alla protesta dei sindacati di polizia che lunedì hanno manifestato davanti al Viminale. Il ministro, intervenuto all’Università Cattolica ad un convegno sull’immigrazione, ha difeso la scelta delle ronde. «Non dico che mi aspettavo un plauso – ha detto – ma almeno il riconoscimento che si vuole intervenire per regolamentare un fenomeno spontaneo che esiste e che è fuori controllo». «Sulle cosiddette ronde – ha aggiunto – c’è una decisione del Governo e del Parlamento con la quale si può essere o no d’accordo. La sicurezza del territorio si fa attraverso tre componenti: quella pubblica cioè la polizia, quella istituzionale locale ovvero il sindaco e anche attraverso i cittadini che vogliono partecipare secondo regole precise». «Sono meravigliato – ha precisato – per queste reazioni perché sino ad ora le ronde ci sono state, sono state incontrollate e nessuno ha detto niente. Una volta che il governo interviene per dire che si potranno fare solo con certe regole, per evitare episodi che ci sono stati in passato, mi sarei aspettato non dico un plauso ma un riconoscimento».

Fini e la criminalità organizzata. «La mafia è una dittatura, può togliere la vita, la libertà, e può cancellare la dignità delle persone e dei popoli. Come si fa contro le dittature, bisogna ribellarsi contro la mafia». Così il presidente della Camera, Gianfranco Fini si è rivolto ai ragazzi che hanno partecipato a Bagheria alla cerimonia conclusiva dell’anno accademico del Parlamento della Legalità. «Contro le dittature – ha sottolineato il numero uno di Montecitorio – si usano le armi, contro la mafia le “armi” sono la legalità e il rispetto delle leggi». «Non ci sono mafiosi alla Camera, non ci sono coloro che la difendono, non ci sono coloro che hanno compiacenze» ha aggiunto il presidente della Camera. E poi: «Non votate mai – ha aggiunto Fini – chi dice “datemi il voto che poi ti trovo il posto di lavoro”: questo è un comportamento che ha la mentalità mafiosa». Senza nominarlo esplicitamente, il presidente della Camera ha poi citato una celebre frase di John Fitzgerald Kennedy, nel suo discorso davanti agli studenti del «Parlamento della legalità» a Bagheria: «Come diceva un grande presidente americano – ha detto Fini – non chiedetevi che cosa lo Stato può fare per voi, ma cosa potete fare voi per lo Stato, perchè lo Stato è la Repubblica, cioè la comunità». Fini ha invitato gli studenti a rifiutare non solo i comportamenti, ma «quella mentalità mafiosa che consiste nella presunzione di fare qualcosa non perchè è un diritto ma perchè è un privilegio».

Il segreDario non si candida. Dario Franceschini non intende raccogliere il guanto di sfida di Silvio Berlusconi che lo aveva invitato a candidarsi alle elezioni europee. D’altra parte però il leader del Pd, rilancia. E invita a sua volta il premier a un altro genere di competizione. «Lancio una sfida a Berlusconi a fare con me tre dibattiti – ha detto il segretario dei democratici -: uno davanti a mille disoccupati, un altro davanti ad insegnanti e studenti e un altro davanti agli imprenditori». Quanto all’appello al dialogo sulle riforme avanzato da Gianfranco Fini e da Silvio Berlusconi, il numero uno dei democratici prende tempo: «Prima risolviamo la crisi, poi verrà il momento delle riforme».
Il premier, ha ricordato Franceschini circa la sfida di Berlusconi a candidarsi alle Europee, «dovrà dimettersi un minuto dopo il voto alle Europee perché incompatibile per legge». Dunque, ha aggiunto, «a una sfida a chi imbroglia meglio gli italiani dico no». «Farò come fa Gianfranco Fini – ha aggiunto il segretario dei Democratici – che è un uomo di destra, ma è una persona seria e non si candida».
Pesanti le critiche del numero uno del Pd al presidente del Consiglio. Dopo averlo apostrofato come un uomo «che non guarda al futuro» («Berlusconi è come se avesse lo sguardo sempre rivolto al passato»), Franceschini, commentando l’esito del congresso del Pdl, ha aggiunto che il Cavaliere «è vecchio dentro».

Poi il mea culpa del leader del Pd sul conflitto d’interessi: fu «un errore» non aver approvato la legge nella legislatura 1996-2001, ha detto Franceschini parlando alla Stampa estera, non aver fatto una legge rigida, severa. Noi lavoriamo alla sconfitta di Berlusconi, e già due volte è stato battuto elettoralmente, ma oggi va battuto politicamente». Franceschini ha ricordato che il centrosinistra aveva presentato una legge sul conflitto di interessi anche nella scorsa legislatura: «Sarebbe dovuta arrivare in Aula nel gennaio del 2008, ed è una delle ragioni per cui Berlusconi si è impegnato ad acquisire senatori che poi ha candidato con il Pdl».

Cambio di direzioni. De Bortoli nuovo direttore del “Corriere della Sera”, Riotta lascia il Tg1 per il “Sole 24 Ore”. Finisce il mandato di Paolo Mieli alla Direzione del “Corriere della Sera”. Ferruccio De Bortoli è stato designato nuovo direttore del Corriere. La decisione è stata presa all’unanimità dal Patto di sindacato, dal consiglio di amministrazione di Rcs Media Group e dal consiglio di amministrazione della Rcs Quotidiani. De Bortoli lascia la direzione del Sole 24 Ore e torna alla guida del Corriere che aveva già diretto dal 1997 al 2003. Gianni Riotta è invece il successore sulla poltrona di De Bortoli. Si apre così ufficialmente la contesa per la guida del Tg1.

Lorenzo Castellani

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