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Neofascisti, in un video Borghezio dice: “Siamo sempre gli stessi”

marzo 29, 2009 di Redazione 

E’ un documentario di Canal Plus che fa luce sui movimenti di destra radicale in Europa. Al centro, le nuove modalità di conquista del potere: “La forza non paga, meglio infiltrarsi nelle istituzioni e nei partiti”, dice Andrè, “talpa” nel partito popolare francese fondato da Chirac. Gli fa indirettamente eco Mario Borghezio, che parlando ad un incontro dei giovani neofasci a Nizza si lascia scappare la frase al centro delle polemiche di questi giorni: “Dobbiamo mascherarci da movimenti territoriali, intanto noi non siamo cambiati”. Una brutta storia. Ce ne parla la nostra corrispondente da Bruxelles, Luna De Bartolo.

Nella foto, Mario Borghezio

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di Luna DE BARTOLO

“Ascensore per i fascisti”. Questo il titolo del documentario andanto in onda due settimane fa sul francese Canal Plus e che sta ora spopolando sulla rete. “Ovunque la destra radicale, confinata negli scantinati della politica dalla fine della guerra, sta tornando in forza” spiega la voce narrante; le immagini scorrono: in Svezia, Ungheria, Italia, Germania, Francia e Belgio gruppi neo-fascisti marciano per le vie delle città, intrattengono comizi, gridano slogan. Attraverso interviste e documenti l’inchiesta francese fa luce sulle nuove strategie messe in atto dalle estreme destre europee per recuperare degli spazi fattisi estremamente ridotti sotto il peso della Storia. “Un metodo subdolo, l’infiltrazione politica”.
Ci viene presentato André, “talpa” all’interno dell’UMB, il partito popolare fondato dall’ex presidente della Repubblica francese Jacques Chirac: “Sono stato sulla lista dei consiglieri comunali” racconta di fronte ad una telecamera nascosta il giovane neofascista di cui non vediamo il volto, che poi continua: “…come i massoni: hanno infiltrato tutto… poi una volta che hai tutto imponi le tue idee. Non si riprenderà il potere con la forza. Lo si prenderà facendo come le prostitute, come fanno gli ebrei, quelli di sinistra e i massoni. Se non usiamo questi metodi non ci arriveremo più”.
È il turno di Philippe Vardon, giovane leader del movimento politico regionalista ed identitario di estrema destra Nissa Rebela, appendice del Bloc Identitaire, lo schieramento nato a seguito della dissoluzione di Unité radicale, partito dichiarato fuori legge poiché un loro simpatizzante tentò di assassinare a colpi d’arma da fuoco il presidente Chirac durante un’uscita pubblica nel 2002. Lo vediamo impegnato in azioni di volantinaggio, meeting, congressi, attività sociali.
Ospite di un incontro con i giovani militanti nizzardi è il nostro europarlamentare leghista Mario Borghezio. “In Italia [gli estremisti di destra, n.d.r.] partecipano già al potere” dice la voce narrante. Borghezio dal palco: “Io non ho paura di mettere in copertina sulla nostra rivista la croce celtica perché è il simbolo della nostra tradizione. Qualcuno dice che è un simbolo nazista, fascista.. io me ne fotto.. sono solo chiacchiere”.
Il documentario informa quindi i telespettatori francesi dei trascorsi penali del nostro ex sottosegretario alla Giustizia: “Condannato a 400 euro di multa per violenza su un immigrato clandestino [aveva trattenuto per un braccio un ambulante marocchino dodicenne per consegnarlo alla polizia, n.d.r.] e 2 mesi e 20 giorni di prigione per incendio colposo” aggravato da finalità di discriminazione e commutati poi in una multa di 3040 euro.
Al grido di “Padroni a casa nostra”, Borghezio saluta la platea; è qui che arriva il momento più controverso. La telecamera segue l’europarlamentare italiano che si ferma a dialogare con alcuni militanti del partito estremista francese: “Bisogna entrare nelle amministrazioni dei piccoli comuni. Dovete insistere molto sull’aspetto regionalista del vostro movimento [...]. È una buona maniera per non essere immediatamente etichettati come fascisti nostalgici ma come un nuovo movimento regionale, cattolico etc. Ma sotto siamo sempre gli stessi, no? È così!”. La telecamera non riesce a carpire altro.
È quindi il turno del sindaco veronese Flavio Tosi e di Andrea Miglioranzi, ex Fiamma Tricolore, capogruppo della lista Tosi nonché ex leader del gruppo musicale skinhead “Gesta bellica” che intonava canzoni dedicate a Erik Priebke e Rudolph Hess. Li vediamo insieme mentre sfilano nel dicembre 2007 ad una manifestazione organizzata da Forza Nuova.
Segue la chiacchierata affermazione di Berlusconi: “Mussolini non ha mai ucciso nessuno. Mandava la gente a fare vacanza al confino” che, ricordiamo, rettificò in seguito dicendo che non intendeva “fare un’analisi critica né del fascismo né del suo leader. Non ho inteso rivalutare Mussolini – aveva affermato – ma semplicemente, da italiano, non ho accettato la sua comparazione, la comparazione del mio paese, ad un’altra dittatura, quella di Saddam Hussein, che ha provocato milioni di morti. Tutto qui”.
Vediamo poi Gianni Alemanno, sindaco di Roma ed ex segretario nazionale dei giovani Msi che porta la bara al funerale di Peppe Dimitri, ex militante di Terza Posizione condannato ad otto anni di carcere per banda armata. Dopo avere pagato il suo debito con la giustizia, Dimitri entrò in Alleanza Nazionale e divenne consulente personale di Gianni Alemanno allorquando questi ricoprì la carica di Ministro dell’Agricoltura in uno dei governi Berlusconi. Alemanno porta la bara dell’amico; a pochi passi il saluto fascista di Gabriele Adinolfi: condannato per reati associativi ed ideologici nell’ambito delle organizzazioni terroristiche Terza Posizione e Nar, il militante-scrittore fuggi in Francia per tornare in Italia nel 2000, dopo diciott’anni d’esilio, poiché i reati erano caduti in prescrizione.
La parte del documentario francese dedicata all’Italia si conclude con la figura controversa di Roberto Fiore. Latitante in Inghilterra a seguito della propria condanna da parte della magistratura italiana a 5 anni e 6 mesi, Fiore tornerà in Italia nel 1999, con la caduta in prescrizione dei reati. È ora segretario di Forza Nuova e deputato al Parlamento europeo.

Luna De Bartolo

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