Top

Crisi Governo ceco, ora Bruxelles teme per la ratifica del Trattato

marzo 27, 2009 di Redazione 

Il premier Topolanek, sfiduciato dal Parlamento, ha presentato ieri le dimissioni. Una situazione inedi- ta che coinvolge la presidenza di turno della Ue, ceca fino a giugno. La corrispondenza dalla città sede della Commissione, di Luna De Bartolo.

Il premier dimissionario della Repubblica ceca, Topolanek, ieri a Strasburgo al Parlamento europeo

-

di Luna DE BARTOLO

Bruxelles - Il Primo Ministro ceco Mirek Topolanek ha ufficialmente presentato le sue dimissioni ieri, 26 marzo, due giorni dopo la sfiducia ad opera del Parlamento. Il principale partito d’opposizione, il Partito Democratico Sociale, aveva chiesto le dimissioni dell’esecutivo di centrodestra a seguito di uno scandalo venuto alla luce: i media locali riportano che Topolanek si sarebbe mobilitato per inibire la televisione pubblica dal divulgare un’inchiesta riguardante un parlamentare sospettato di appropriazione indebita di fondi stanziati dal Paese. È d’altra parte evidente come il governo ceco sia stato anche vittima della crisi economica che, nell’Europa dell’est, ha già contribuito alla caduta di altri due governi, in Lettonia ed Ungheria: “Questo governo danneggia il Paese e non è capace di risolvere né l’impatto né le cause della crisi globale”, aveva dichiarato Jiri Paroubek, leader dell’opposizione socialdemocratica.
Il presidente della Repubblica ceca, Vaclav Klaus, ha accettato le dimissioni del Premier sfiduciato prima di domandare al governo di restare in carica fino alla nomina del prossimo esecutivo. Secondo la costituzione ceca, il Presidente dovrà ora scegliere a chi affidare la formazione di un nuovo governo; nel caso in cui si osservino tre fallimenti, il popolo sarà nuovamente chiamato alle urne. Oggi avrà luogo l’incontro al Castello, sede della presidenza ceca, tra Klaus e i leader dei principali partiti.
Le dimissioni giungono durante il turno presidenziale dell’Unione Europea da parte della Repubblica ceca: Topolanek ha dichiarato ieri a Strasburgo che la mozione di sfiducia non inficierà la continuità dell’incarico, tuttavia numerosi partners si mostrano preoccupati. Il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini ha oggi dichiarato dal castello di Hluboka, dove si trova per un consiglio informale esteri della Ue, che la presidenza ceca di turno va “aiutata fortemente: sarebbe un disastro se l’Europa si trovasse senza una guida autorevole e condivisa”.

Il Trattato di Lisbona - Un primo nodo, di grande importanza, riguarda la ratifica del Trattato di Lisbona. Sostitutivo della Costituzione europea, bocciata nel 2005 dal “no” nei referenda francese ed olandese, il Trattato “di riforma” è già stato ratificato dalla quasi totalità dei paesi membri con l’eccezione di Germania e Polonia, ai quali manca solo la firma dell’atto da parte dei rispettivi Presidenti e dell’Irlanda dove, dopo la bocciatura del giugno scorso, è previsto un nuovo referendum in tempi brevi. Nella Repubblica ceca, le perplessità dell’euroscettico Vaclav Klaus sembravano scongiurate con la vittoria alle elezioni 2008 di una maggioranza favorevole alla ratifica del Trattato e dopo la verifica da parte della Corte Costituzionale che aveva dichiarato la sua non contraddizione con l’ordinamento ceco; la caduta del governo di Topolanek pone nuovamente la ratifica del Trattato in una situazione d’incertezza dato che deve ancora essere approvato dal Senato e firmato dal capo dello Stato Klaus. Il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, durante la plenaria dell’europarlamento a Strasburgo, ha lanciato un appello ai politici cechi chiedendo loro “in questa fase delicata della situazione politica interna alla Repubblica Ceca, di non utilizzare il Trattato come un ostaggio perché questo non sarebbe onesto e corretto verso tutti gli altri Paesi dell’Ue. Pacta sunt servanda”; Barroso ha poi spiegato come “è normale che in democrazia cambino i governi, ma che gli obblighi e gli impegni presi dallo Stato restino”. In conferenza stampa, il Presidente della Commissione Ue ha quindi chiosato: “Il Paese che detiene la presidenza dell’Ue fino a giugno è la Repubblica ceca. Qualunque altra soluzione violerebbe il trattato e sarebbe inaccettabile. Tutti gli Stati membri devono continuare a sostenere la presidenza ceca dell’Ue. Così come la presidenza francese ha goduto dell’appoggio di tutti, così deve avvenire anche adesso”.

I rapporti con gli Stati Uniti - Le preoccupazioni sono vive anche per le ripercussioni che la crisi potrebbe avere sui rapporti tra l’Unione europea e la nuova presidenza Usa. Il 5 aprile si terrà a Praga il summit tra Europa e Stati Uniti, primo incontro ufficiale di alto livello; il timore è che l’imbarazzo per le questioni interne possa mettere in discussione la credibilità dell’Ue a livello internazionale.
C’è poi, a breve, il G20; convocato per cercare una soluzione alla recessione globale, il vertice vedrà Topolanek alla testa dell’Europa. Il politico ceco ha criticato duramente l’operato del Presidente Obama rispetto alla strategia adottata per far fronte alla crisi economica: “È la via per l’inferno” avrebbe dichiarato, salvo poi fare una parziale marcia indietro. D’altra parte Obama, e con lui gran parte degli economisti e commentatori statunitensi, si è detto preoccupato che i paesi europei non facciano abbastanza per rilanciare l’economia globale in crisi, lasciando il peso maggiore agli Stati Uniti. Il G20 avrà luogo a Londra il 2 aprile.

Luna De Bartolo

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom